1: IL CAFFÈ FA MALE?

Da il 2 febbraio, 2012

Rubrica di nutrizione e alimentazione

a cura del dott. Nicola Simone PhD, biologoesperto in chimica degli alimenti

 Si tratta di una bevanda ottenuta principalmente dall’infusione sotto pressione delle bacche essiccate e tostate della Coffea arabica (cv. Arabica) e/o della Coffea canephora (cv. Robusta), ma esistono molte altre varietà di caffè minori. I diversi tipi di caffè si differenziano per gusto e profumo in base alla cultivar di provenienza delle bacche e alle tecniche di lavorazione impiegate.

Questa bevanda viene classificata a livello nutrizionale tra i “nervini” in quanto è caratterizzata da una spicata attività sul sistema nervoso centrale. Tale attività è da attribuirsi a delle sostanze presenti e appartenenti al gruppo delle xantine (alcaloidi) come la caffeina. La caffeina viene completamente assorbita dallo stomaco e dal primo tratto dell’intestino nei 45 minuti successivi all’ingestione, e gli effetti iniziano a manifestarsi già dopo 10-15 minuti dall’assunzione. Il fegato metabolizza la caffeina  in un primo tempo nei tre derivati paraxantina, teobromina e teofillina, che potenziano gli effetti nervini. Tali effetti consistono essenzialmente in un aumento di adrenalina e noradrenalina, aumento della frequenza cardiaca, broncodilatazione, aumento della lipolisi ed anche un blando effetto diuretico. Inoltre la caffeina aumenta la secrezione di succhi gastrici e per questo motivo è controindicato l’uso del caffè in persone che soffrono di esofagite da reflusso, gastrite e ulcera. Bisogna in particolare fare molta attenzione al consumo di caffè in contemporanea con amfetamine e metamfetamine in quanto ne potenzia enormemente l’effetto. Il caffè non dà alcuna dipendenza sebbene siano documentati numerosi casi di tolleranza. In caso di abuso si possono manifestare ansia, nausea, irritabilità, difficoltà a concentrarsi, demotivazione e anche una blanda forma depressiva. Questi ultimi sintomi si avvertono in molti casi anche i primi giorni in cui si smette di assumere caffè. Detto questo, il caffè proprio per il suo contenuto in caffeina è considerato un ottimo tonico e, se assunto in dosi moderate (max 3-4 al giorno) da persone sane, aiuta la digestione, la circolazione, alza la soglia dell’attenzione e aiuta a mantenere il tono muscolare in caso di esercizio fisico intenso. Per la sua capacità di aumentare la secrezione di succhi gastrici, l’assunzione di caffè a digiuno alla mattina è da considerarsi un pessimo esempio di alimentazione. Basterebbe prendere una tazza di latte con muesli o cereali oppure mangiare una fetta di pane e marmellata prima o durante l’assunzione di caffè per evitare i fastidiosi effetti sullo stomaco. Inoltre, in caso di abuso accidentale di sostanze alcoliche, un caffè ben zuccherato (e non amaro, come suggerisce la tradizione) rallenta l’assorbimento dell’alcool da parte dell’organismo e aiuta il soggetto a non perdere conoscenza. Infine la sua attività sul sistema nervoso centrale lo rende idoneo in caso di stanchezza alla guida, a condizione che si giunga a destinazione entro un’ora dall’assunzione, dopodiché gli effetti vanno perduti (l’ideale sarebbe invece fermarsi e fare un sonnellino)

Concludendo, il caffè è parte integrante della nostra alimentazione e i suoi effetti benefici sono numerosi, a condizione di non abusarne, poiché lo sviluppo di tolleranza alla caffeina porterebbe ad assumerne sempre di più godendo di meno dei suoi effetti benefici ed aumentando invece quelli negativi.

Ricordate il motto, sempre valido, del grande Paracelso: “è la dose che fa il veleno”.

Alla prossima.

Bibliografia:

Paolo Cabras; Aldo MartelliChimica degli alimenti: nutrienti, alimenti di origine vegetale, alimenti di origine animale, integratori alimentari, bevande, sostanze indesiderabili, Piccin [2004].

 

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