LA DIMORA DI OSCAR

Da il 13 dicembre, 2012

Pochissimo tempo fa, nel quadro della cosiddetta “Settimana del baratto”, siamo stati a Sulmona, la città di Ovidio e dei confetti, set naturale e infatti utilizzatissimo da troupe cinematografiche, televisive, pubblicitarie. E per tre notti abbiamo soggiornato nel bed and brekfastLa Dimora“, incastonato dentro un augusto palazzo nobiliare, proprio all’inizio di Corso Ovidio.

La prima impressione è stata splendida. La seconda, la terza e l’ultima, al momento di rifare le valigie e di ripartire alla volta di Pescara, o meglio, Montesilvano, ancor di più. La sensazione grossomodo è stata questa: il termine b&b è una maglia decisamente troppo stretta per una struttura di siffatta  natura; non ne restituisce a pieno le potenti risonanze ricettive. Non lo scrivo per piaggeria postuma: a La Dimora ti ritrovi come immerso dentro una magia fuori dal tempo, accolto all’interno di un Palazzo bello come pochi, gravido di storia, eppure perfettamente calato nel contemporaneo e proiettato nel futuro. Un’esperienza balsamica, per di più a prezzi abbordabilissimi.

Ne abbiamo parlato col titolare, Oscar D’Andrea, un giovane imprenditore effervescente e intraprendente, davvero cosmopolita, il mondo è la sua casa, Sulmona la sua base. Da mesi Oscar è in Australia, ma a Natale tornerà a Sulmona, pieno di idee nuove da trapiantare nella sua “Dimora“.

«Credo che la settimana del baratto sia qualcosa di molto particolare e incredibilmente unico, che ci fa avvicinare molto dal punto di vista umano: c’è uno scambio “di cortesie” ed è un modo per conoscere posti e persone in maniera diversa».

La filosofia dell’essere bed and breakfast, oggi? «Credo che l’aspetto più importante di un b&b sia di gettare un ponte, di creare una connessione tra il gestore, le persone che ne fanno parte attivamente e il cliente. Io cerco, auspico sempre persone-clienti che  non si limitino a usare- e-basta la struttura, ma che inseguono un’esperienza che vada al di la della sola vacanza».

E lo Stato, centrale e periferico, come si comporta con i bed and breakfast?

Risponde sempre Oscar D’Andrea: «Forse quest’anno si sta finalmente muovendo qualcosa nella regolamentazione del turismo, infatti le normative che disciplinano i b&b sono nazionali. Ma la tassazione di settore è un autentico ginepraio. Nemmeno i commercialisti ci capiscono granché. In Italia, le cose riescono bene soltanto se cerchi la strada più furba, la burocrazia è un moloch che tende a schiacciare e scoraggiare chi è armato soltanto delle sue buone intenzioni».

Ma torniamo a “La dimora“. «’Be’, la Dimora è un vero e proprio figlio tanto desiderato, e nasce dai miei tanti viaggi all’estero, in particolare ha preso le mosse nel mio ultimo viaggio in Argentina (raggiungere la cima della Terra del fuoco ad Ushaia, vedere le fantastiche cascate dell Iguazu, esperienze inenarrabili) dove ho anche conosciuto la mia partner, anch’ella parte integrante di questo progetto. L’abbiamo aperta perché questo posto ha una sua magia particolare, una sua storia e una sua cultura. Intendiamo rafforzare quanto fatto finora, crescendo, al fine di valorizzare sempre di più una città e una regione, a detta di tutti, bellissime. E per capire quale direzione nuova prendere in futuro, e se prenderla, giro senza sosta per il mondo».

L’Abruzzo regione forte e gentile, mare e montagne e laghi e colline, ma che spesso non crede come dovrebbe in se stessa.

«L’Abruzzo ha un potenziale enorme per fare turismo a 365 giorni al anno, e può e deve essere un posto fantastico, ci sono i monumenti, i palazzi storici, le chiese, eremi mozzafiato, la natura incontaminata , e le persone, le generazioni che ci hanno preceduto posseggono un cuore enorme… – continua Oscar-, ma molte cose continuano a latitare, a cominciare dai servizi, da un piano turistico coerente, ecologico e non invasivo che non è mai nato… Delittuoso non valorizzare al massimo, per esempio, le nostre spettacolari montagne… Come segno di riscossa, potrebbe vedere la luce un’associazione tutta abruzzese fatti dagli stessi operatori, visto che Regione e Comuni sotto questo aspetto sono desolanti, si limitano, quando va bene, all’ordinaria amministrazione».

Lì in Australia, invece, da dove Oscar ci parla via skype, «esistono servizi eccezionali, ma a volte si sconfina in obbrobri inaccettabili: parchi naturali trasformati in luna-park. Io questo non lo concepisco».

Oscar D’Andrea e Sulmona. «Di questa città, della mia città amo il campanile di quella meravigliosa creatura che è la SS. Annunziata, e la sua facciata, con le gradinate piene di gente; amo il mercato, il gelato, il cappuccino del mio amico Enzo Caffè Ovidio ma anche il mio non è male. Amo tantissimo la mia Dimora».

 

 

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