PARLA BARBARA MAGNOLFI,ICONA-QUEEN DEL CINEMA ANNI ’70

Da il 20 marzo, 2013

BARBARA.jpgRicordate Pam Grier, l’attrice di Jackie Brown di Quentin Tarantino? Pam Grier era un’icona del cinema poliziesco degli anni ’70, esattamente come il mitico David Carradine per i film di arti marziali e che sempre il genio Quentin riportò in auge con Kill Bill, dopo una lunghissima assenza dal cinema. Perché questi due esempi così distanti, ma così vicini tra loro? Perché Barbara Magnolfi potrebbe essere la perfetta protagonista di un film di Quentin Tarantino. Un’attrice che ha dato tanto al cinema mondiale e non solo. Un’attrice – modella avvenente, talentuosa e piena di umiltà. Da “Morte Sospetta di una minorenne” a “Disposta a tutto“, piuttosto che “La sorella di Ursula“, Barbara rimane un’icona del cinema italiano di quegli anni, il cinema che sbancava all’estero e che insegnava agli americani come farlo.
Io mi innamorai perdutamente di lei. E non a parole. Vedevo “Suspiria” di Dario Argento, ed ecco apparire Olga, la più bella delle ballerine, la più sensuale, la più sicura, la più maliziosa. Barbara ha la capacità di restare se stessa quando recita.  Ed è per questo che quando ci parlai la prima volta, rimasi affascinato come nella sequenza di quel film. Perché le viene spontaneo, naturale; Olga e Barbara sono fondamentalmente identiche. Anche la voce è identica ad allora. Stupenda sorpresa capire in quel momento che non era stata doppiata.

Tremo nel vederla tramite Skype, mi fa vedere il suo appartamento e il suo inseparabile gatto che coccola continuamente. Ride, a volte scatta dalla sedia. Ci scambiamo domande e riesce immediatamente a mettermi a mio agio.
La rintracciai tramite Myspace, il social network che prima di facebook, come ricordava in un suo recente scritto il buon Di Fazio, dava l’opportunità unica e irripetibile di crearti  un profilo personale specifico.

Se eri cantante, attore, filosofo, pittore, myspace ti dava l’opportunità di farti riconoscere anche solo dalle immagini e dagli sfondi desktop che decidevi di usare. I cosiddetti “sfondi personalizzati”. Ed è lì che ho ritrovato Barbara (www.barbaramagnolfi.com). Un profilo come tanti, con questo viso angelico che il tempo non ha segnato minimamente. Un’altra foto dove cogli la luce dei suoi occhi grandi e che emozionano, un’altra di profilo, dove capisci che il suo viso è perfetto. Poi scendo in basso e trovo un piccolo tesoro inaspettato, come nella sequenza di Amelie, quando la suddetta trova lo scrigno di segreti che un bimbo molti anni prima aveva gelosamente nascosto. Nel mio caso il tesoro è rappresentato da foto che ritraggono lei nei personaggi dei film che ha interpretato. La mia gioia non si può descrivere. Ho davanti una delle mie attrici preferite. Provo a scriverle con la speranza che lei risponda. Barbara non mi delude neanche stavolta. La risposta è quasi immediata e man mano andando avanti coi giorni, diventiamo amici! Ma non solo. Scopro di più! Barbara non ha lasciato il cinema. Barbara semplicemente non lavora più in Italia, perché si è trasferita negli Stati Uniti tanti anni or sono. Ed è lì che la sua carriera è continuata e continua ancora.

Hai lavorato negli anni ’70 in Italia ed in Francia, sia come attrice che come modella. Chi scoprì prima la tua avvenenza fisica e poi il tuo talento?
«Sì, iniziai a lavorare come print model all’etá di 15 anni ed avevo giá girato un film due anni prima ” Come Quando perché” , l’ultimo film di Antonio Pietrangeli. Ci furono piú persone che scoprirono il mio talento ma sono convinta che il fattore
determinante fu la mia scelta di fare questo lavoro di cui ero giá consapevole all’etá di 4 anni. Giá allora Lionello Fabbri un fotografo che era amico di mia madre all’epoca mi fotografava ai saggi di danza. Mentre ero in collegio piu avanti al liceo Linguistico, la mia professoressa di filosofia notó il mio forte interesse per la letteratura, la filosofia e il dramma. Cosí un giorno mi prese da parte e mi spinse a seguire il mio sogno perché avevo un “dono” un talento che dovevo secondo lei, utilizzare e così mi consigliò di andare all’Accademia d’arte drammatica. In seguito fu Roberto Ferrantini, che mi fece delle foto stupende, ad indirizzarmi sulla strada
della modella e presto cominciai a fare parecchi servizi fotografici per campagne pubblicitarie .
Ti sei trasferita a Los Angeles da un sacco di tempo, dove oltre al tuo ruolo originario di attrice, sei diventata anche produttore. Quanto è difficile oggi produrre un film o una fiction?
«Sono a Los Angeles da parecchi anni anche se non mi trasferii qui per il mio lavoro originariamente, furono altre cose a trasportarmici… poi alla fine sono rimasta e sono sicura che alla base ‘é un motivo per qtutto ciò. Durante il mio periodo a Hollywood oltre al mio ruolo di “single mom” ho fatto diversi lavori , set designer, assistente fotografo e corsi d’ improvvisazione di teatro,ecc. Ho anche scoperto il mondo delle Horror Conventions! La mia decisione di lanciarmi nel ruolo di “produttore” viene dall’esigenza di creare propri progetti, quelli in cui credo e che amo invece che stare ad aspettare che qualcuno mi chiami per un ruolo a cui spesso non sono nenche interessata. É sempre stato il mio scopo ultimo, in effetti, quello di (eventualmente) produrre e fare regia. Non é certo semplice ci vogliono anni a volte ma con il team giusto é fantastico! Tra poco sarò in grado di farlo concretamente!».
Il cinema secondo te gode di buona salute?
«Direi di no purtoppo, ma la gente anche in tempi duri va al cinema e le vendite dei biglietti é salita malgrado la crisi economica, il che sta a dimostrare che la gente ha bisogno di distrarsi e ha bisogno dell’arte della musica e del cinema o di un buon libro.
Credo che qui a Hollywood il cinema vada ancora: ci sono sicuramente i soldi per produrre film ma il problema é che lo fanno solo se hai un “package” e cioé una star attached, un grosso regista; insomma per farla breve lavorano sempre gli stessi attori e gli stessi registi che hanno fatto soldi prima. Per questo io sempre amato di più il cinema indipendente, ti offre più possibilità».
Hai lavorato a fianco di registi famosi in tutto il mondo e anche a fianco di attori e attrici di fama internazionale. L’esperienza che ricordi con più entusiasmo e l’esperienza più stressante che hai dovuto affrontare come attrice.
«Una delle esperienze piu esilaranti per me fu quella sul set di Suspiria con Dario Argento. Il primo giorno di lavoro, la scena nella Hall dell’accademia di danza, l’unica scena che girai con Joan Bennet! Fui presentata a Joan Bennet, un mito hollywoodiano, incredibile ma vero… non so, ma in quel momento su quel set ebbi la sensazione che stessimp facendo qualcosa di grande davvero! L’esperienza più
dura che ho dovuto affrontare invece fu per un’audition a Parigi per il fotografo Guy Bourdin, per la produzione di una famosissima campagna pubblicitaria per le scarpe di Charles Jourdan. Questo meeting era stato fissato tempo prima e purtroppo capitò proprio il giorno del funerale di mio marito Marc Porel. Cosi poche ore dopo il funerale, malgrado il mio stato d’animo, mi presentai direttamente nell’ufficio di Guy vestita con un vestito di pizzo nero. Al meeting il fotografo mi fece delle domante e poi scherzando mi chiese: “Ma che ti é morto il gatto?”. ” No non il gatto, il marito!” gli risposi fredda; lo feci ridere cosí tanto e beccai il lavoro proprio per questo! Uscita da li però avevo le lacrime agli occhi ed un grande senso di solitudine e tristezza dentro…».
Sei stata attrice anche di fiction. La fiction in italia sta surclassando di gran lunga il cinema. Anche negli Stati Uniti è così? E cosa pensi di questo fenomeno?
«Sì, in effetti qui anche parecchie stars fanno tv. I tempi sono molto più veloci e ci vogliono meno soldi per produrre una fiction piuttosto che un film! Io che sono una che non guarda mai la tv, che ti posso dire: preferisco il cinema, ma con la tecnologia la gente secondo me sta diventanto pigra e preferisce ordinare fast food e stare a casa davanti al piccolo schermo . Peró niente rimpiazza l’esperienza del cinema quando sei seduto in sala con tanti altri e le luci si abbassano il silenzio in attesa che dal grande schermo nero appaia la storia, quella storia che forse ti commuoverà, ti divertirà, ti farà paura, ti faàr pensare, ti farà incazzare, l’amerai, l’odierai ma comunque sia ti creerà emozioni dentro, ti farà parlare con gli altri di essa, insomma io amo molto di più il cinema!».
Un capitolo a parte lo voglio dedicare al film che probabilmente ti ha consacrato e anche il film attraverso il quale ti ho conosciuto. Suspiria. Sei spesso invitata anche a delle proiezioni straordinarie del suddetto film e sei anche diventata in un certo senso un’icona del cinema Horror, soprattutto negli Stati Uniti. Tutti Ricordano il ruolo di Olga nel film del Maestro del Brivido Dario Argento. Ricordi come fosti scelta da Dario? E sei rimasta in contatto con lui nonostante la tua permanenza negli Stati Uniti?
«In effetti l’esperienza di Suspiria é stata magica e continua ad esserlo dopo 35 anni ancora! Mi ricordo perfettamente quando fui chiamata per il ruolo di Olga. Ero in vacanza per un weekend a Marbella in spagna, in una piscina a parlare con Omar Sharif, quando un cameriere mi venne a dire che avevo un messaggio importante dal mio agente , cosí due ore dopo ero su un aereo di ritorno a Roma per incontrare Dario Argento. Arrivai nell’ufficio di produzione la mattina successiva e Dario mi spiegò il ruolo da interpretare. Poi mi chiese come lo avrei interpretato, mi mise in mezzo alla stanza per osservare come mi muovevo ecc. D’improvviso, eccitatissimo, cominciò a girarmi intorno entusiasta. Un meeting a dir poco strano e cosí fui scelta! Pochi giorni dopo andai a scuola di danza per 1 mese prima di girare, Olga doveva essere una studentessa all’ultimo anno dell’accademia e quindi dovevo saper ballare perfettamente. Dario fu il primo e  forse l’unico regista che capì veramente quello che potevo fare e che mi diede l’opportunitá e libertá sul set di farlo. Ci siamo trovati subito bene e diventammo molto amici. Anni ed anni dopo ad una convention qui a Los Angeles a cena nel 2010, Dario mi disse: “Abbiamo fatto proprio un bel lavoro su Suspiria!” .Mi confessò inoltre che tra tutte le attrici con cui aveva lavorato italiane o straniere io ero davvero speciale».

Cosa pensi del Cinema italiano contemporaneo? 

«Non ne sono abbastanza al corrente ma so che ci sono registi italiani con cui mi piacerebbe lavorare di nuovo. So che sembra esserci un revival del cinema cult di cui io ho fatto parte negli anni ’70-80… sarebbe fantastico un rinascimento del cinema Italiano e mi piacerebbe poterlo in qualche modo facilitare».

Noi tutti ti vogliamo di nuovo in Italia. Tornerai?

«Mi piacerebbe davvero tornare, poi stare sei mesi in Italia e sei mesi qui. Vorrei trovare il modo di farlo perché mi manca l’Italia davvero tanto! Tutto sta a creare l’opportunitá per tornare».
Allora tutti noi ci auguriamo che questa opportunità arrivi il prima possibile. Grazie Barbara, e a presto!

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