CONFESSIONI DI UN MUSICISTA PART V

Da il 29 luglio, 2013

eyeswideshut228 Dicembre 2006
La sorellina Chiara dunque era tornata dal viaggio di Nozze e quella sera si cenò a famiglia riunita (compreso papà Fliberto) nella casa dove il
musicista Francesco viveva assieme alla madre.
Dopo la cena Francesco uscì, una delle pochissime serate in cui era libero da impegni. Avendo riscosso molto successo con il vestito delle nozze
della sorella, quella sera decise di re-indossarlo, senza fiore all’occhiello ovviamente…
Un gruppo di amici ed amiche lo aspettavano in una birreria della città per passare un paio d’ore in tranquillità. Lui arrivò con lo sguardo sicuro, ma il
viso segnato da un sonno che se n’era andato. Passarono insieme moltissime ore alla fine, senza che se ne accorgessero. Erano le 3 quando si
ritirarono in casa. Si parlò di musica, di donne, di politica e del vestito da matrimonio per il quale Francesco fu bonariamente preso in giro tutta la
sera.
Arrivato nei pressi di casa alle 3 passate, Francesco aprì il cancello e nel parcheggio di casa notò distintamente le auto presenti. Quella della sorella,
che abitava nell’appartamento sopra, il suo, assieme al marito (una novità che realizzò solo in quel momento), l’auto della madre e l’auto del padre
che, evidentemente, data l’ora, aveva deciso di restare a dormire lì, in una stanza che era stata allestita proprio in previsione di queste occasioni.
Parcheggiò la sua auto nel poco spazio che restava nel piazzale, prese le chiavi dalla sua tasca per aprire casa e diede un’ultima occhiata al
telefonino prima di entrare. Francesco odiava stare da solo e cercò di farsi venire in mente il numero di qualche amico che magari poteva ancora
stare in giro. Gli unici che a quell’ora avrebbe potuto chiamare erano Andrea e Mauro, trasferitisi ormai da anni nella Capitale. Erano gli amici della
notte di Francesco, nonché i compagni delle sue prime avventure musicali. Quando vivevano in provincia passavano notti interminabili assieme, notti
in cui ogni serata prendeva una piega improvvisa e non programmata. C’era la sera dei racconti, c’era la sera dell’alcool, c’era la sera dei film o la
sera dei concerti in DVD (Francesco aveva una collezione di films enorme, tutti originali). Ma quei tempi erano andati. C’era sempre però l’amico del
cuore Piero, che però da quando si era fidanzato non era più reperibile purtroppo. Ecco la soluzione! C’era Daniele, un suo amico fraterno, la
persona che più somigliava a Francesco. Musicista anche lui, nottambulo, un ragazzo con un talento sprecato che passava le notti nella sua stanza
con pianoforte e birre a chiacchierare e scrivere canzoni. Ma quella notte non rispondeva. Niente da fare. Era in quei momenti che Francesco si
fermava con la mente e prendeva coscienza del fatto che man mano che la vita andava avanti, lui era sempre più solo. Non aveva paura di questo
però. Si consolava pensando che erano gli altri ad adattarsi al sistema per paura di rimanere soli. Questo pensiero gli portò di nuovo serenità. Girò la
chiave per aprire il portone ed entrò nella cucina – taverna di casa. C’era ancora l’odore della carne arrostita al fuoco, la tavola semi imbandita con
resti di cibo. Tutto era stato lasciato così. Dalla brace arrivavano ancora segnali di calore.
Francesco tolse la giacca, sbucciò una castagna cotta, ma fredda, rimasta intatta lì sul tavolo e mentre sgranocchiava il frutto per placare la fame
procuratagli da quella lunghissima serata, prese un ceppo di legno rimasto lì di fianco al camino e lo adagiò con parsimonia sul braciere per
alimentare il fuoco semi spento.
Andò verso la sua enorme Videoteca, e, con fare maniacale e con un pizzico di orgoglio, osservò uno ad uno tutti i film della sua preziosa collezione
pensando a cosa poter vedere. Non aveva proprio voglia di andare a dormire il musicista folle…
Alla fine optò per “Eyes Wide Shut“, il film che più amava di uno dei suoi registi preferiti, forse perché il meno compreso ed il più criticato tra i
capolavori del maestro Kubrick e Francesco amava sempre stare dalla parte del debole durante dibattiti o critiche.
ora sì che tutto era perfetto. Il fuoco cominciava a ridare calore, altre 3 castagne cotte, ma fredde da sgranocchiare, un pacchetto di marlboro rosse
da 10 appena comprato, il divano ed il film.
Iniziò la musica di Sostakovich che apriva il film in questione. Jazz Suite no.2: 6. Waltz II, che faceva da preludio alla scena mozzafiato nella quale
Nicole Kidman lascia scivolare un vestito a terra mostrando le sue nudità perfette. La mano del maestro Kubrick fece tutto il resto, regalando al
cinema una scena fotografica che resterà nella storia. Ma il fuoco dava torpore e Francesco dapprima si allungò sul divano e poi pian pianino
abbassò gli occhi iniziando a mescolare sogni e realtà. Sentiva distintamente i dialoghi del film e li associava a scene dettate da un sogno confuso
dove i protagonisti erano i membri della sua famiglia e non solo. Fino a quando un campanello che risuonò nel film andò a fondersi in maniera
perfetta con il campanello di casa di Francesco. Nel film era Cruise che suonava nel negozio di vestiti per comprare maschera e mantello nero da
indossare in un festino a sfondo orgiastico, ma a casa chi suona a quell’ora? Erano le 5.30.
Francesco fece un rapido calcolo con la mente, mentre cercava di riprendere conoscenza. I genitori erano a casa con lui entrambi, la sorella dormiva
di sopra con il marito nella nuova casa, oddio forse nonna si è sentita male. No, nonna se n’è andata per sempre 3 mesi fa anche se la penso
ancora tantissimo.. e allora chi cazzo è?
Cercò di ricomporsi e senza pensare andò verso la porta ed aprì in fretta e furia. C’erano due uomini.
– Filiberto De Martinis?
Francesco diede una velocissima occhiata al piazzale di casa. Era buio pesto a quell’ora di inverno, ma notava come dei lumini (in tutto 8) che si
accendevano e si spegnevano andando su per la strada che portava al cancello. Erano scoordinati tra loro, e Francesco capì che si trattava di
sigarette fumate da altrettante persone che piantonavano intorno alla casa.
– No, sono il figlio Francesco
– Dobbiamo fare una perquisizione. Suo padre è in casa?
Francesco decise di non chiedere se avevano il mandato. Successivamente si scoprì che non ce l’avevano.
– Mio padre è in casa, ma dorme
– Dobbiamo svegliarlo allora.
– Lo faccia svegliare da me, soffre di pressione alta, non vorrei gli venisse un malore.
– D’accordo faccia presto.
Entrarono tutti in casa nella ricerca di qualcosa.
C’era uno dei poliziotti che destò maggiore curiosità degli altri a Francesco, forse per il look improbabile, forse per l’esaltazione nel suo sguardo
ambiguo, forse perché Francesco lo vedeva come un maniaco di protagonismo nel momento in cui questo (alle 5.30 di mattina) prese il cellulare e
fece una chiamata. Francesco riuscì a percepire che la voce che rispose era quella di una donna. Lui che le chiedeva cosa stesse facendo e poi
“chiuditi in casa e non aprire a nessuno mi raccomando” Francesco ebbe come la sensazione che la donna dall’altro capo del telefono fosse un
amante del poliziotto e che lui le avesse messo a credere che era in chissà quale missione speciale e che quindi era a rischio anche lei in merito a
questa delicata operazione che doveva fare. Ma era solo una sensazione di Francesco, sensazione però talmente forte che quando questo Poliziotto
mise le mani sugli spartiti e gli strumenti musicali, Francesco sobbalzò dicendo “questa è roba mia che non c’entra nulla con quello che voi
probabilmente state cercando, quindi qui non toccate nulla”. Lo sguardo era minaccioso. Francesco non ragionò sul fatto che poteva rischiare di
grosso nel rivolgersi così ad un tutore dell’ordine. Ed invece l’uomo ritirò le mani verso i fianchi e seguì Francesco che stava recandosi verso la
stanza dove dormiva il padre.
Poi arrivò una domanda da un altro degli uomini della Mobile, mentre salivano le scale per raggiungere la camera da letto
“Voi avete un parente che ha un vivaio?”
Francesco non fece una piega e rispose semplicemente con un NO secco.
“Pà.. Pà.. ci sono i Poliziotti della procura”
Filiberto sobbalzò dal letto in evidente stato di agitazione, talmente palpabile che non riusciva nemmeno ad infilarsi i pantaloni della tuta, un gesto
altrimenti estremamente facile per chiunque.
Mentre Filiberto si ricomponeva, gli uomini misero sotto sopra le stanze. Tirarono fuori fotografie di Filiberto con i suoi amici (Luigi compreso) e con
fare meravigliato chiedevano
– E questa?
– “E’ una foto”. Rispose Francesco
Misero sul letto sparpagliate alcune carte e qualche orologio dei quali il più prezioso valeva una sessantina di euro.
– Ma sono Rolex?
– Ma quali Rolex, sono orologi da polso normalissimi comprati come souvenir.
– Si vesta Signor De Martinis, che deve seguirci in procura.
– Vabbè ma che problema c’è se vengo così.
– No no si vesta e si prepari anche qualche ricambio
– Ricambio.. e che devo farci con i ricambi scusi? se dovete interrogarmi, vengo e poi torno a casa no?
Il poliziotto esaltato lanciò uno sguardo alla sorella di Francesco che nel frattempo era scesa visto il trambusto e gli fece capire di preparar qualcosa
al padre. L’unico che sembrava non voler capire era proprio Filiberto, gli altri della famiglia avevano capito tutto.
Prepararono così un piccolo astuccio, la madre con le lacrime agli occhi chiese con voce flebile ad un poliziotto “ma ci potete spiegare cosa
succede?”
– Niente signora, suo marito è agli arresti per corruzione, associazione a delinquere e concussione.
I familiari restarono senza fiato ed allibiti. Quelle parole risuonarono come una presa in giro, come uno scherzo di Fatma Ruffini a “scherzi a parte”
Filiberto non sentì le parole del Poliziotto (che usò un tono quasi compiaciuto nell’elencare i capi d’accusa, ferendo a morte la sensibilità della
famiglia senza rendersene nemmeno conto), salì in macchina con lo sguardo proteso verso il basso. Non salutò neanche i suoi familiari, rimasti
attoniti, con le mani in mano. Fu lì che Francesco, prese coscienza e, rivolgendosi al poliziotto esaltato disse “La prossima volta venite con un
mandato però”
Il poliziotto lo guardò e non rispose. Fece salire Filiberto in macchina, altri salirono in altre macchine, tutte parcheggiate nei pressi del cancello. E se
lo portarono via, facendo calare un silenzio improvviso dentro casa di Francesco, peggio del silenzio che si crea dopo la scossa di un terremoto.
Il Musicista d’un tratto sentì il peso delle donne di casa che piangevano, sconvolte e scioccate per un evento del genere, visto fino in quel momento
solo nei films.
Guardò le due donne, sorrise poi disse
“mancava che arrivassero anche con l’elicottero dall’alto”
Chiara con i lacrimoni in viso scoppiò in una fragorosa risata che portò via per un attimo la disperazione per dare spazio alla ragione e al da farsi da
quel momento in poi … E aggiunse
– Hanno aspettato che tornassi dal viaggio di Nozze…
E si asciugò le lacrime….

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