CONFESSIONI DI UN MUSICISTA… (SECONDA PARTE)

Da il 13 luglio, 2013

logo-copyLe amicizie di Filiberto.
Filiberto (è questo il nome del papà di Francesco) era un grandissimo lavoratore. Nella vita non ha mai svolto meno di due lavori. Negli
anni 80 era entrato in politica tra le file del Partito Socialista, che poi andò sgretolandosi per i fatti noti che tutti sappiamo. Passò da lì al
centrosinistra e continuò la sua attività politica come sempre aveva fatto. Filiberto, se era molto in gamba in politica e capacissimo nei
lavori che svolgeva, aveva un grosso limite. Quello del non saper distinguere le amicizie vere da quelle fasulle. Un pesante fardello che
in parte aveva ereditato anche Francesco. Infatti lui, come il padre, era una persona sempre molto disponibile con tutti. Questo lo portò
spesso a creare attorno a se delle antipatie nei suoi confronti da parte di amici suoi o presunti tali. Anche con persone apparentemente
vicine a lui. Negli anni precedenti al 2006, ad esempio, Francesco suonava con una band diversa da quella che ha oggi (dove oltre alla
professionalità ed il rispetto regna un’ amicizia fraterna). Bè c’erano dei componenti della suddetta Band che davano a Francesco del
falso e questo solo perché non concepivano il fatto che lui fosse sempre così disponibile con loro in tutto e per tutto, accollandosi
spese in più per gli investimenti della strumentazione, non pretendendo mai un soldo in più rispetto a quello che prendevano gli altri, e
questo nonostante facesse chilometri in auto per cercare serate, e nonostante i manifesti (ad esempio) che produceva e pagava lui da
solo. Ecco, questo per loro era inconcepibile. Come è possibile che faccia tutto ciò senza alcun interesse personale? L’unico interesse
che aveva Francesco era fare le cose con professionalità e passione, ma questo concetto non era accessibile a tutti. Divorziò da quel
gruppo di musicisti, i quali, non contenti di abbandonarlo nel bel mezzo di un disco che stava per uscire, fondarono a sua insaputa e
subito un’altra band con ispirazioni analoghe a quelle che aveva lui. Non solo. Per un periodo andavano a suonare con parte degli
strumenti che erano di Francesco stesso. Erano lontani i tempi di quando fondò la sua prima formazione assieme a due ragazzi di un
paese vicino alla sua città, pieni di sogni negli occhi e pieni di ormoni come lui. Questo lo segnò tantissimo ed attraversò un periodo
difficilissimo della sua vita dal quale si riprese piano piano, anche grazie all’aiuto dei musicisti che andarono a sostituire quel vuoto
che, all’epoca dei fatti, sembrava incolmabile. L’incontro con i nuovi ragazzi nel 2006 fu un enorme passo avanti, sia per la sua carriera
artistica, sia per la sua persona che acquisì una consapevolezza diversa. Capì di lì a poco che la sua band sarebbe stata quella per
sempre. I nuovi compagni di viaggio si mostrarono da subito dei grandissimi amici, ma di questo parleremo nei prossimi episodi.
Il papà Filiberto, a differenza di Francesco, ha continuato negli anni a fidarsi sempre e solo delle persone sbagliate. Un difetto
caratteriale che gli ha portato spesso molti problemi. Tendeva sempre ad accantonare chi veramente teneva alla sua persona, per dare
spazio e gente senza scrupoli che lo sfruttava e basta. Un problema caratteriale che probabilmente si annidava all’interno di qualche
problema adolescenziale o trauma infantile, mai risolto.
Negli anni 2000/01 Filiberto non aveva più tempo e forse voglia da dedicare ad una domenica in montagna, ad una cena con gli amici
dei decenni precedenti e con i quali si passavano fine settimane indimenticabili. Iniziò a spendere tutte le sue energie solo per la
politica. Questa scelta generò anche una rottura all’interno della famiglia che portò prima alla separazione e poi al divorzio dalla
moglie. I primi anni furono difficili, specie per la mamma di Francesco, ma poi il tempo fa abituare a tutto.
La vita politica intrapresa da Filiberto, lo portò a conoscere nuova gente, diversa da quella che conosceva fino ad allora e,
conseguentemente, nuove amicizie, anch’esse diverse da quelle avute fino ad allora.
Le nuove amicizie ruotavano tutte intorno alla sua attività di politico.
Francesco li conosceva tutti, già da diversi anni. Le telefonate a casa si moltiplicarono a vista d’occhio. C’erano persone veramente
bisognose di aiuto, ma c’erano anche moltissimi ruffiani ed il papà Filiberto non faceva distinzioni. Aiutava tutti alla stessa maniera. Poi l’ attenzione del musicista ad un tratto si catalizzò soprattutto su una di queste persone. Si chiamava Luigi.
Luigi aveva ereditato un vivaio dai genitori. Un vivaio senza troppe pretese, ma che cmq funzionava in maniera dignitosa. Ma Luigi
aveva manie di grandezza. Francesco lo conosceva per vie traverse. Aveva sentito parlare di lui in anni non sospetti, per amicizie in
comune non proprio convenienti. Erano gli anni dell’adolescenza, gli anni delicati nei quali, in un attimo, puoi decidere di intraprendere
una brutta strada o reagire e riuscire a distinguere cosa è sbagliato e cosa è giusto. Per un musicista la questione è ancora più
complicata. Quando sogni di diventare una rock star, solitamente parti da principii sbagliati. La rockstar è vista dai ragazzi in maniera
distorta. Esiste il mito della droga e dell’alcool. Sono questi gli elementi che nella testa dei ragazzini degli anni ’90 facevano vera una
rock star. E Francesco non faceva eccezione. Ma la sua coscienza ed il suo buon senso lo portarono ad allontanarsi presto da questo
falso mito. Si può essere rockettari senza abusare di alcool e droghe. Ma nel breve periodo che conobbe e percorse questa strada
sbagliata, si incrociò indirettamente con quella di Luigi, più grande di lui, ma con le stesse amicizie. Luigi era una persona piena di vizi,
vizi che lo portarono ad avere problemi con la giustizia già da giovane, vizi che non ha mai perso secondo Francesco. Quando lo vide
in casa, fin dalle prime volte raccomandava al padre di stare alla larga da quel soggetto. Una persona apparentemente affabile,
garbata e sempre col sorriso stampato sulle labbra. Filiberto non dava retta minimamente alle parole del figlio. Spesso gli dava
dell’inetto che non capiva niente. Così Luigi divenne l’amico numero uno di Filiberto.
Fin da subito si fece conoscere per quello che era. Luigi era un tipo che se aveva un appuntamento con Filiberto non arrivava mai
puntuale. Spesso non arrivava proprio e quando il papà di Francesco lo cercava al telefono, lui diceva sempre di essere a cinque
minuti dall’appuntamento. In realtà capitava che fosse a 500 km da dove dovevano vedersi (anche fuori dall’Italia un paio di volte). Per lui era prassi normale dare buca alla gente. Come quella volta che la famiglia di Luigi e la famiglia di Filiberto erano in montagna a
festeggiare un Natale. Mancava proprio Luigi. La moglie lo chiamò ad un tratto.
“Luigi noi siamo a tavola e ti stiamo aspettando. Ma dove sei?”
“Amore tra dieci minuti arrivo, state tranquilli!”
Luigi era a Milano, cioè a 600 km dalla baita di montagna dove lo stavano aspettando. Surreale, ma vero.
In presenza di una bella ragazza puntualmente inventava balle mostruose (come direbbe Fantozzi). Parlava di elicotteri privati, di
amicizie su Mediaset. Era un esibizionista schizofrenico, spesso in giro con donne di facili costumi, ma sempre con il sorriso stampato
sulle labbra. Usava spendere più soldi di quelli che aveva. Conobbe Filiberto ad una cena tra amici di famiglia (dove anche Francesco
era presente) e cominciò una litania che andò avanti per mesi e mesi.
“Filiberto ti prego fammi entrare in comune a lavorare con la mia ditta, te lo chiedo per favore, dammi questa opportunità, la mia ditta
se la vede male, potrei risolvere tutti i problemi che ho…”
Filiberto decise di aiutarlo in segno della loro amicizia (che lui pensava sincera e leale), ma aiutandolo Luigi non risolse affatto i
problemi di cui parlava. Era sempre economicamente a terra, anzi peggiorò visibilmente la sua situazione, nonostante la consistenza di
lavoro e le opportunità che gli si presentarono da quel momento in poi. Spendeva sempre più del consentito, non pagava mai gli operai
ed era già strozzato dai debiti (anche a causa dei suoi vizi continui) prima di prendere il fiume di soldi che il Comune gli doveva per i
vari lavori che svolgeva per la città. Erano soldi già spesi al principio, prima di essere presi. Questo era Luigi. Un uomo inaffidabile,
pericoloso e manipolatore. Francesco non sopportava nemmeno la sua presenza in casa, lo considerava un uomo repellente. Lo
incrociava molto spesso davanti l’abitazione di una nota prostituta della sua città, e Luigi non faceva una piega. Lo salutava sempre
con il suo immancabile sorriso sulle labbra e lo congedava sempre con la solita frase: “Domani chiamo il mio amico Enrico Mentana
per fartici parlare e farti inserire nel circuito di Canale 5”.
Francesco non era uno scemo, nè uno sprovveduto e non avrebbe mai permesso di farsi trattare in quel modo da un uomo come Luigi.
Ma per non creare problemi al padre rispondeva puntualmente in maniera educata dicendo “ti ringrazio Luigi, ma se avessi voluto un
aiuto del genere avrei tranquillamente chiesto a qualche politico non credi?” E così lo congedava.
A causa della sua vita dissipata e lussuriosa, Luigi ebbe anche dei problemi contraendo una malattia venerea. Si rivolse anche in
quella occasione a Filiberto, che aveva amicizie in ambito ospedaliero fin dai tempi dell’Università, il quale, ovviamente, lo aiutò
facendolo parlare con Falcinelli, uno dei medici più importanti della città.
Luigi era l’unico uomo che riusciva ad aumentare i suoi problemi finanziari in concomitanza con l’aumento di appalti che prendeva con
il Comune. Gli operai si lamentavano tutti. Non venivano pagati, lavoravano dalla mattina alla sera. Ma lui era sempre in bella vista.
Con il suo BMW serie7 con il Frigo-Bar (che teneva a ricordare ogni volta che incontrava qualcuno sulla sua strada, specie se di sesso
femminile), la sua dentatura perfetta, i suoi lifting e l’immancabile sorriso. A volte la mamma di Francesco (ormai separata dal marito),
glielo chiedeva a Filiberto. “Filiberto, ma chi te lo fa fare ad aiutare un uomo del genere?” Filiberto lo aiutava perché per lui era un vero
amico e rispondeva sempre con questa frase. Lo vedeva come un uomo un pò sfortunato e bisognoso di continuo aiuto. Non riusciva a
concepire che la rovina, Luigi, se la creava da solo con la sua vita oscena e lussuriosa. E portava alla rovina anche chi gli stava a
fianco.
La mole di lavoro per lui in quegli anni aumentava in maniera esponenziale, in corrispondenza dell’espandersi della città. Era talmente
tanto il lavoro che aveva a disposizione, che fu costretto a ingaggiare una ditta esterna alla sua che in sub appalto facesse i lavori che
la sua ditta non riusciva a colmare. Ma la sua situazione economica era sempre la stessa, anzi peggiorava a vista d’occhio. Impiccato,
senza soldi, e pieno di arretrati con i propri dipendenti. Dall’altra parte un parco macchine che avrebbe fatto invidia anche ai politici di
Montecitorio, una villa tra le più grandi d’Abruzzo e gli immancabili vizi condivisi con politici e personaggi vicini alla sua indole (e non
erano pochi).
L’unica volta che Luigi ricambiò un favore (se così può essere chiamato) fu in campagna elettorale. Filiberto chiese un aiuto a trovare
voti per le elezioni venture. Luigi rispose così “Fil non posso aiutarti perché ho promesso una mano alle prossime votazioni a Pierluigi
(assessore alle finanze all’epoca), ma ti darò un contributo personale per la tua campagna elettorale. E così fu.
FINE SECONDA PARTE

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