E ADESSO MATTEO RENZI

Da il 2 ottobre, 2012

PRIMARIE PD. MATTEO RENZI: ADESSO! Avete presente il motivetto che chiude la pubblicità del celebre panino “stelle e strisce”? Do! Do! Do… Do! Doo! Bene. Ci è mancato solo che, alla fine di ogni discorso, venisse lanciato dalla regia (come sottofondo) per chiedere gli applausi alla platea di un Cinema Teatro Massimo strapieno e incantato. Eh, sì! Perché c’era davvero tanta gente, soprattutto giovani, ad assistere alla performance del politico fiorentino Matteo Renzi, 37 anni, laureato in giurisprudenza, due volte sindaco di Firenze, sorriso accattivante, i-phone in tasca e battuta maremmana. E’ lui il candidato “monello” per le primarie per il Partito Democratico e, forse, anche prossimo premier della Repubblica Italiana. Risate, indignazione, calcio, saluti di rito – «Ciao Manuel Estiarte» –, prospettive, ottimismo e frecciatine al Gotha del Pd (convitato baffuto di pietra, Massimo D’Alema): tutto questo è stato lo show “Primarie 2012, Matteo Renzi Adesso!”

ASSENTI I VERTICI DEL PARTITO. Nota dolente, oltre il diluvio universale che Zeus (o sempre lui, D’Alema) ha scatenato sulla città di Pescara, l’assenza (oltranzista) dei vertici della politica abruzzese: prova che se uno è giovane e di talento, anziché promuoverlo, spingerlo e magari mandarlo avanti, lo si snobba quasi fosse un corpo estraneo, una specie di virus sfuggito al controllo del sistema immunitario centralizzato, come una spora impazzita degli anni Novanta. Insomma, i soliti corsi e ricorsi della politica italiana. Si fanno spallucce, poi, non appena il nuovo sovrano “alieno” viene incoronato, tutti giocoforza a novanta gradi.

IL FUTURO GOVERNO.  Perché se Matteo Renzi dovesse vincere la sfida con Pierluigi Bersani – ed è molto probabile – e se Rigor Monti (come lo chiama Beppe Grillo) non dovesse ricandidarsi, allora sarà proprio lui il prossimo Primo Ministro del Governo italiano. Già, ma insieme a chi? Ovviamente ai soliti noti. Immaginiamo il “nemico” D’Alema agli esteri, Di Pietro alla Giustizia, Casini all’Interno, Bersani all’Economia, Vendola alla Cultura o all’Istruzione. Cioè: come dire, sempre la stessa ribollita? O come dicono in Toscana: Oh, mio Dio bonino!

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