IL FORMIDABILE RITORNO DEI TORTOISE

Da il 21 gennaio, 2016

 

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‘The Catastrophist’, dal 22 Gennaio per Thrill Jockey Records e presto in tour in Italia.

Venerdì 22 Gennaio esce ‘The Catastrophist’, il nuovo album dei leggendari Tortoise.
Sono tra le più note band della scena indipendente americana, da sempre accasati per Thrill Jockey records.

Alfieri del post-rock più sofisticato e jazz-oriented.

E il combo strumentale di Chicago sarà dalle dalle nostre parti per 5 concerti tra febbraio e maggio:
19 Febbraio al Locomotiv Club di Bologna, 20 Feb. al Monk Club di Roma, 21 Feb. al Circolo Magnolia di Milano,
27 Maggio al Cap 10100 di Torino e 28 Maggio al Latteria Molloy di Brescia.

Per farla breve i Tortoise hanno speso un quarto di secolo nel definire una formula che tale non è. Hanno stabilito nuovi standard nell’universo della musica strumentale, prendendo le sembianze di un gruppo kraut, jazz o dub all’occorrenza, annoverando proprio tra le loro influenze suoni all’epoca sconosciuti nell’universo del rock alternativo. Quando a metà degli anni ’90 esordirono con il loro album omonimo per Thrill Jockey, il post-rock era solo una nota di colore a piè pagina per i critici d’oltremanica, che con quella terminologia stavano mettendo a fuoco numerose compagini che si muovevano tra le ceneri del rock e l’elettronica.

Per la compagine di Chicago il tutto nasceva da una lunga militanza nei circuiti post-punk, con stazioni intermedie nel dopo-paisley underground (Eleventh Dream Day) o nel noise (Bastro). Una cosa è certa con ‘The Catastrophist’, il primo album del gruppo in sette anni, la storia si riscrive. Un’occhiata alle più ardite contaminazioni retro-futuriste nei synth vintage della title-track ed un’adesione incondizionata alle nuove musiche ritmiche in ‘Shake Hands With Danger’, fino a giungere ad un’ eccezione nel loro repertorio: un brano cantato. Non il primo ed ultimo, perché alla bizzarra ripresa di ‘Rock On’ di David Essex (che suona come un proletario ibrido tra gli Yes ed i Pink Floyd di ‘Not Now John) interpretata dal chitarrista degli U.S. Maple Todd Rittman, si aggiunge il brano autografo ‘Yonder Blue’, cantato da un’icona come Georgia Hubley degli Yo La Tengo. La capacità di osare è del resto una costante nel tappeto genetico dei cinque musicisti che fanno da perno al progetto.

Dan Bitney, John Herndon, Doug McCombs, John McEntire e Jeff Parker, aldilà del gruppo madre continuano a navigare nell’area eletta del nuovo jazz di Chicago, che poi è anche quello delle origini se pensiamo al coinvolgimento di un marchio come Delmark (Herndon ha suonato la batteria nel quintetto di Rob Mazurek che proprio per questo marchio storico ha inciso). Si affacciano verosimilmente nell’universo indie più intellettuale e mai disdegnano l’elettronica.
Un’inattività virtuale la loro, nel sonno apparente dei Tortoise hanno trovato la via della rinascita e della ricostruzione, rendendo questa nuova fatica non solo imprescindibile per ogni sostenitore di lunga data, ma anche avvincente per chi alle forme ‘ibride’ chiede un nuovo generoso contributo artistico.

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