LA LEGGENDA DEL PEPE ROSA

Da il 26 febbraio, 2012

Il Pepe Rosa .

(Lo Schinus molle è un albero sempreverde, di norma alto dai 5 ai 7 metri e parimenti ampio, conosciuto comunemente come pepe rosa o falso pepe. È originario degli altopiani di BoliviaPerùCile; alle nostre latitudini cresce fino a raggiungere medie dimensioni).

Il pepe rosa è universalmente conosciuto come il re delle spezie. Nell’antichità era una merce molto preziosa tanto da essere una moneta di scambio.

Nei paesi asiatici è stato uno dei primi prodotti ad essere commercializzato, in particolare in India, assieme allo zenzero più di 4000 anni fa. Le popolazioni asiatiche utilizzavano questa spezia in tutti gli alimenti ed era anche usata per curare diverse patologie.

I suoi granuli sono stati trovati presso le tombe dei faraoni egiziani.

In Europa arrivò con Alessandro Magno ed era molto noto agli antichi greci e anche ai romani,che lo importavano da Malabar; rappresentò la spinta al commercio con i paesi dell’estremo oriente.

Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) nella sua “Historia naturalis” ne parla diffusamente. Apicio nel “De re coquinaria” lo inserisce in quasi tutte le sue ricette e Bartolomeo Platina (1421-1481), nel “De honesta voluptate ed valetudine” (“Il piacere onesto e la buona salute“, primo libro di cucina nella storia italiana divulgato a stampa e considerato la “summa” del sapere gastronomico del secondo 1400), scrive, a proposito di questa spezia:

“Le spezie che usiamo nelle vivande sono di varie qualità e tutte sono state importate da paesi stranieri. Per lo più si raccolgono da piante: così è il pepe, prodotto da una pianta molto simile al nostro ginepro in zone soleggiate di fronte al Caucaso. I semi differiscono da quelli del ginepro perchè sono contenuti in piccoli bacelli che assomigliano a quelli del fagiolo. Non appena colti questi bacelli si lasciano seccare al sole e ci danno quello che si chiama pepe lungo. Quando sono maturi, adagio adagio si aprono da soli e danno il pepe bianco, il quale poi, tostato al sole, muta sensibilmente. Esiste inoltre una qualità che a causa delle variazioni del clima prende a volte il carbonchio: di tutti questo è il più piccante, molto leggero e di colore chiaro. Meno piccante è invece quello nero, ma il più leggero di tutti e due è quello bianco. L’albero di questa pianta cresce in Arabia e in alcune regioni a nord dell’Etiopia. Attualmente si trova anche in Italia, non molto diverso dal mirto per il suo sapore amaro, ma dà un frutto che matura poco. E’ una spezia calda e secca: perciò riscalda lo stomaco e il fegato, nuoce a chi soffre la bile, ma dissipa e scaccia le ventosità dell’intestino ed è diuretico. Il suo uso è consigliabile più d’inverno che d’estate”.

Per secoli il commercio della spezia era stato predominio degli arabi (l’Arabia era il più grande emporio di spezie del mondo) fino a quando, con la caduta dell’Impero bizantino furono le repubbliche marinare, in particolare Venezia, ad assicurarsi il monopolio del commercio.

Questo spinse il Portogallo, alla fine del 1400 a cercare una via alternativa per le Indie: in principio fu Vasco De Gama che per primo raggiunse le Indie esclusivamente via mare passando per Capo di Buona Speranza.

A partire da questo primo viaggio e grazie alla loro supremazia navale i portoghesi si assicurarono il predominio sul commercio del pepe rosa nell’Oceano indiano. Intanto la vecchia via che passava attraverso i Paesi arabi continuava. Verso la fine del 1600 i portoghesi lasciarono i territori indiani del pepe agli olandesi e agli inglesi e le importazioni divennero sempre più grandi, tanto che il prezzo iniziò a calare sensibilmente, e il pepe rosa divenne una spezia come un’altra, diffusa e di non ardua reperibilità.

Ma il mito seducente del pepe rosa continua.

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