QUANDO ERO PICCOLO MI INNAMORAVO DI TUTTO

Da il 2 maggio, 2013

mccann“Quando ero piccolo mi innamoravo di tutto…”,  canto mentre guido leggera, e riprometto a me stessa e a uno dei miei cantautori preferiti di non credere mai al dio della Scala o a un dio a lieto fine.

Me la ricordo questa sensazione, non credo che dipenda da quanto un’infanzia sia stata fortunata o meno. In certi racconti di vite più difficili si percepisce lo stesso innamoramento, la stessa dimensione avventurosa. Memorabili battute di caccia di girini, eroiche catture di coccinelle o di cavallette. Fughe da terribili nemici immaginari, navi che salpavano per chissà dove, paure e misteri inventati, e storie di Vero Amore con Tutto…

In quale scuola disimpariamo quella bella arte di amare ogni cosa?

Eccoci nei nostri castelli-prigione da adulti, ripuliti dall’irrequietezza bambina beviamo un bicchiere di Prosecco con i grandi e brindiamo a una salda e statica serenità. Siamo adulti, maturi, sorridiamo sereni o tutt’al più facciamo finta di sorridere. Le avventure non servono più, siamo seri, e poi ci aiutano un po’ di religione e filosofia spiccia: accontentiamoci di quel che abbiamo, del castello-prigione, e se sembra tutto opaco ci si può sempre far prescrivere qualcosa da un bravo medico.

Con chi abbiamo contrattato il nostro piano tariffario? Quanto costa la sicurezza blindata? A chi abbiamo venduto il nostro tormento, e per cosa?

Chiunque sia il Gestore dei nostri sogni, la Compagnia dei nostri desideri poi ci fatturerà tutto, con il trucco dei finti minuti e delle chiamate fuori piano.

Capita così che non si è più capaci di volare, e ci si infila in una scatola, in una realtà unica e totalizzante. Capita così che ci si arrende al fuoco amico del programma di austerity dell’anima.

Capita anche che ci droghiamo di una falsa felicità delle piccole cose, buddismo senza religione, ascetismo senza preghiera.

Un minimalismo del desiderio che è come la pacatezza frigida di chi ha tutto e non ha bisogno più di niente. L’inquieto è pericoloso, non lo guardiamo neanche più, potrebbe portare alla libertà.

Esiste però un desiderio che non è mimetico, non è invidioso e non è voluto da altri. E’ puro e autentico amore per tutto, e – carico di eros -, ci porta lontano. Molto più lontano della piccola armonia quotidiana.

Molto oltre il torpore che compriamo in un pacchetto di serenità duratura, e molto più in alto dell’insipida prevenzione permanente.

Vogliamo di più, innamoriamoci di tutto, e restiamo ‘hungry’.

About Francesca Ventura Piselli

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*