QUEL GRAN GENIO, NOVECENTESCO E TRAGICO, DI UN SIRONI

Da il 6 ottobre, 2014

the-cyclist-1916-1 Roma celebra il grande artista Mario Sironi e ospita al Complesso del Vittoriano fino all’8 febbraio novanta opere provenienti dai più importanti musei italiani e collezioni private. Le opere ripercorrono le stagioni artistiche dell’autore e insieme quelle di una vita votata all’arte come ricerca del vero in una dolorosa contraddizione tra speranze utopiche e disperazioni esistenziali.

Attraverso i dipinti, i bozzetti, le riviste e un importante carteggio con il mondo della cultura del Novecento italiano, la mostra, partendo dalle creazioni giovanili fino ad arrivare a quelle che dipinse pochi mesi prima di morire, nel 1961, intende far conoscere meglio un artista di statura europea, del quale lo stesso Picasso diceva ‘avete un grande artista e non ve ne rendete conto’.

Dal Simbolismo al Futurismo, dal periodo metafisico alle grande pittura murale, il percorso espositivo muove da un Sironi giovane de “La madre che cuce” e di “Autoritratto”, “Camion” e “Solitudine”, passa per gli angosciosi paesaggi urbani e la fatica dei contadini e degli operai, mostrando un ‘Sironi che crede nella materia e nella solidità che danno un’idea di eternità laica’ come spiega la curatrice della mostra Elena Pontiggia; racconta un Sironi pubblicitario, una stanza della mostra è infatti dedicata alla collaborazione tra l’artista e la Fiat; e giunge infine all’“Apocalissi” del ’61.

Le sue opere più conosciute sono quelle degli anni Trenta, quando iniziò a tralasciare i quadri per dedicarsi alla grande pittura murale, con opere monumentali come “L’Impero”, “Lo studente”, “Il lavoratore”. “Attraverso il ‘far grande’ – diceva –  non si possono esprimere sentimenti piccoli, minuti, intimisti, legati solo all’Io dell’artista. La pittura murale non è destinata alla vendita, alle esposizioni in mostra, non è destinata al mercato, al ricco collezionista, ma si incontra per le strade: è un’arte per il popolo”.

“Sironi è stato fascista subito, e vicino a Mussolini dagli anni ’20 – dice ancora Pontiggia – ma mai è stato il cantore del regime, e non avrebbe potuto proprio per quegli aspetti del suo carattere drammatici e mai celebrativi. La sua è un’arte drammatica, e non propagandistica. Centra bene il punto Gianni Rodari, suo amico d’infanzia, che il 25 aprile salvò la vita dell’artista fermato da un gruppo di partigiani, di cui Rodari faceva parte: ‘Per me la sua pittura è una lezione di tragedia’.”

 

Orari della mostra: dal lunedì al giovedì 9.30 – 19.30

venerdì e sabato        9.30 – 22.00

domenica                     9.30 – 20.30

 

Costo del biglietto: euro 12,00 intero,  euro 9,00 ridotto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

sue opere più conosciute sono quelle degli anni Trenta, quando iniziò a tralasciare i quadri per dedicarsi alla grande pittura murale, con opere monumentali come “L’Impero”, “Lo studente”, “Il lavoratore”.”Per Sironi l’affresco era il punto più alto dell’arte, ha una dimensione di monumentalità che a Sironi stava molto a cuore, perché attraverso il ‘far grande’, diceva, non si possono esprimere sentimenti piccoli, minuti, intimisti, legati solo all’Io dell’artista. La pittura murale non è destinata alla vendita, alle esposizioni in mostra, non è destinata al mercato, al ricco collezionista, ma si incontra per le strade: è un’arte per il popolo”.

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