PARLA MICHELE GIUTTARI, IL MIGLIORE SCRITTORE CRIME

Da il 6 marzo, 2013

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Per il primo numero di questa nuova rubrica, mi sono immaginato un viaggio in Germania, per andare a trovare un uomo, uno scrittore, un servitore dello stato, un amico. E così mentre faccio domande al dottor Giuttari a mezzo web, immagino di vedermelo davanti, con il suo immancabile sigaro, il suo sguardo serio e rassicurante, quella sua pacatezza e tranquillità dietro le quali si nasconde una personalità piena di valori umani. E così lo saluto, lui mi sorride e mi mette subito a mio agio.  Potrebbe anche permettersi di non farlo. In fin dei conti sto parlando di una persona che The Times, ripeto, The Times considera il migliore scrittore crime in circolazione!

Sei in tour in Germania a promuovere l’uscita in lingua Tedesca de “Le Rose Nere di Firenze”. Nello stesso tempo arriva la notizia che il secondo libro della tua Trilogia (I sogni cattivi di Firenze) balza al primo posto nella classifica Amazon.it in Italia. Un successo inarrestabile in tutto il mondo. Merito del Commissario Ferrara o di Michele Giuttari? E quanto Giuttari c’è in Michele Ferrara?

«Forse merito di entrambi. Evidentemente Ferrara, per le sue doti umane e professionali, è un investigatore credibile che a poco a poco, partendo da Scarabeo, si è fatto conoscere e apprezzare sempre di più, soprattutto nel mondo anglosassone, che notoriamente è stato da sempre molto esigente quanto a letteratura poliziesca. In lui sicuramente c’è molto del suo autore. Anzi, in ogni nuova avventura, si è aggiunto sempre qualcosa di più del suo carattere, dei suoi rapporti familiari, con gli amici e con la Polizia di Stato. Tanto che, ne I Sogni Cattivi di Firenze, le due figure quasi si sovrappongono perfettamente».

 E’ di questi giorni la notizia che la Cassazione ha rigettato l’accusa di condanna che era stata fatta a lei e Mignini in merito ai fatti di Firenze. Una condanna che lasciò sbigottita gran parte dell’opinione pubblica che seguiva il caso. Una vittoria amara però, che ha fatto perdere molto tempo a coloro che assieme a voi collaboravano per la risoluzione del caso “Mostro di Firenze”. Cosa si può ancora fare per sancire una degna fine a questo caso che ha scosso il mondo intero?

«Sono dovuti passare sette anni per avere la conferma della pretestuosità delle accuse di abuso d’ufficio mosse a me e al dr. Mignini. Una vicenda di mala giustizia, che ha danneggiato non solo due servitori dello Stato ma l’inchiesta che con tanti problemi stavano sviluppando per raggiungere una verità che, nonostante il lungo lasso di tempo trascorso, potesse essere la più piena possibile, dando finalmente giustizia alle povere vittime e ai loro familiari. A un certo punto alla Procura di Firenze qualcuno ha voluto bloccare le indagini in corso ( e questo risulta evidente dagli atti processuali ormai non più coperti da segreto istruttorio). Qualcuno non era “libero”. E, rispondendo all’interrogativo, devo dire che purtroppo non vedo ulteriori possibilità di sviluppo, avendo l’indagine perso ormai il suo ritmo e i suoi tempi “fisiologici” che invece devono necessariamente essere rispettati. Nel momento del “blocco” erano in corso deleghe del P.M. di Perugia (rimaste inevase) che avrebbero potuto aggiungere qualche tassello. Ricordo a esempio la delega per chiarire l’episodio della taglia del Ministro dell’Interno dell’epoca per catturare il “Mostro”, revocata dopo qualche mese, e proprio a distanza di circa un mese dalla morte di Narducci Francesco; la delega sull’identificazione del personale della Mobile di Perugia e di Firenze che, a suo tempo, si erano interessati al caso “Narducci”; la delega per far luce su una setta umbra sulla base di dichiarazioni testimoniali assunte da una giovane che era uscita dal giro e che aveva fatto cenno alla vicenda “Narducci”. E altre».

Sempre di questi giorni è la notizia che sarebbe stata ritrovata una berretta calibro 22 simile a quella utilizzata dal Mostro per i delitti, in un armadietto di una caserma di Potenza. Alcuni addirittura asseriscono che l’arma sia proprio quella. Le opinioni in merito sono tantissime e spesso discordanti. Io chiedo a lei, in veste di poliziotto e investigatore, che idea si è fatto riguardo questo ritrovamento.

«Avevo subito intuito che la pistola di Potenza, incamerando cartucce short, non potesse essere quella dei “Mostri”, che invece utilizzava cartucce Long Rifle. E la perizia del RIS l’ha confermato. Si è trattato dunque di una notizia falsa, pubblicata incautamente senza aver fatto prima le necessarie verifiche presso gli organi istituzionali. In pratica, un maldestro tentativo di riportare in luce la “pista sarda” che invece ha rappresentato un vero e proprio depistaggio. Basta considerare le modalità dell’asserito rinvenimento dei proiettili del delitto del 1968, trovati spillati nel fascicolo, dopo il suo trasferimento dalla Cassazione a Perugia. La Cassazione, ammesso che gli altri uffici li avessero custoditi in quel modo in maniera del tutto irrituale, non lo avrebbe di certo approvato. I corpi di reato vanno depositati nell’ufficio corpo di reati e non spillati nel fascicolo! Può darsi che nella vicenda in qualche modo ci sia stata la presenza di qualche sardo, così come è emerso nei processi ai compagni di merenda. Infatti, si era accertata sia la conoscenza di Francesco Vinci con Pacciani e Vanni, sia che il Vinci negli ultimi tempi aveva paura temendo qualcosa da parte di coloro a cui aveva ceduto l’arma del ’68. Sul punto molto precise sono le dichiarazioni di Giovanni Calamosca, amico e favoreggiatore del Vinci, presso il quale quest’ultimo, latitante, aveva trovato rifugio. E dove fu catturato. La presenza del Vinci nella vicenda non significa però “pista sarda”, ma rappresenta solo un tassello da aggiungere per allargare il panorama dei personaggi che in qualche modo, e magari con ruoli diversi, avevano avuto a che vedere con la “storia del mostro”».

Molti attendono il Terzo Libro sulla Trilogia di Firenze. E’ prevista una imminente uscita o i suoi fans dovranno ancora aspettare?

«Ho già consegnato al mio editore la terza e ultima parte della Trilogia, che dovrebbe essere nelle librerie nella prima quindicina di settembre. E’ un thriller forte e sono molto soddisfatto. In esso forse le due figure (commissario di carta e commissario vero) si sovrappongono definitivamente.  Ma lascio che a giudicare siano i lettori che, anche in questa occasione, sento di ringraziare per come hanno seguito i miei libri. Termino con un saluto a Pescara, città stupenda, dove conto di ritornare per presentare il mio nuovo thriller».

E noi, dottor Giuttari, la aspettiamo.

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