TUTTE LE VOLTE, A SETTEMBRE

Da il 27 settembre, 2013

shutterstock_62713336Tutte le volte, a settembre, tornano le promesse.

Ogni volta, quando riprendiamo la vita vera, gli stessi propositi di sempre. Ma anche quelli nuovi, portati dalla pausa e da un tempo meno tiranno. Abbiamo riflettuto, abbiamo conosciuto e visto qualcosa di nuovo, e forse questi luoghi e persone ci spingono più che mai a un relativismo che nella routine invernale non possiamo permetterci. Proviamo così a portare dentro di noi qualche frammento dei posti visti e delle persone conosciute.

Il mio ultimo sogno d’estate è un concerto trovato per caso a Matera. E i concerti sono ancora più belli se non pianificati. Non ci sono aspettative che forzano il piacere. E ora porto con me le sublimi voci di En Sabir, canti nell’antica lingua dei porti del Mediterraneo. Per il momento hanno solo un profilo facebook, ma forse presto ci sarà anche un disco.

Porto con me anche le persone incontrate nei libri – che per un grave problema percettivo considero ‘reali’ – come il tenero Eli di ‘Alta Definizione’ (Adam Wilson) che cerca disperatamente un senso: “Io volevo che ogni cosa significasse qualcosa. O che almeno qualcosa significasse qualcosa.”

Porto con me la sensibilità e la purezza di quel ragazzo magro con i sopracciglioni neri di ‘Ogni maledetto lunedì’, opera del più grande sociologo italiano: Zerocalcare. “E’ l’eterna lotta del ragazzo contro l’uomo. L’adolescenza finisce quando impari a infilare il piumino nel copripiumino”.

E tutte le volte, a settembre, tornano i buoni propositi per le stagioni che verranno.

1. Cercare di non perdere sistematicamente i concerti più belli, ogni film di Venezia e ogni appuntamento del Roma Europa festival. Uscire spesso da quel circuito chiuso (me/my self/and I) che vive nella distanza tra il mio cervello e le mie doppie punte.

2. Iniziare subito una dieta disintossicante a base di verdure, cereali e legumi, e non scivolare in brutali paste col finto-tonno, perché il passo successivo sono le scatolette per gatti. Riprovare a ristabilire empatia con il mio caro e vecchio Gruppo d’acquisto solidale, magari con un approccio meno fanatico ed idelogico e più pragmatico. Una carota non è solo una carota – ovvio! – ma tutte le energie sono esauribili, perciò sarà meglio conservarne un po’ per le prossime elezioni.

3. Cambiare telefono e scaricare una App che insegni a piangere per bene. E buttarsi su facebook, magari con un profilo scialbo, ma esserci.  Perché tanto si capisce benissimo che stai lì a pensare “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto così, vicino a una finestra, di profilo in controluce”…

4. Non credere a quel che dicono i Profili Romanzati per Eccesso. Mostri mitologici metà foto e metà bugie. Scegliere invece chi preferisce una versione meno desk dell’anima.

5. Pagare sempre le bollette appena arrivano, o almeno aprirle. E forse arrendermi definitivamente alla domiciliazione bancaria rimuovendo tutte quelle paranoiche diffidenze contadine. Zerocalcare può essere simpatico raffigurato accanto al suo io-struzzo con la testa sotto il divano, ma a quarant’anni sei patetico se non apri le bollette.

6. Iniziare quel corso di meditazione, piuttosto che continuare a meditare sulla possibilità di farlo!

7. Andare al cinema da sola, e non per fare l’asociale ma perché mi emoziono di più, e le emozioni fanno bene al cuore. E poi quando esci non devi dire subito se ti è piaciuto o no, e sentire commenti che uccidono.

8. Smetterla di comprare cose inutili e cercare di essere più felice. L’ha detto anche Bauman al festival della filosofia di Modena: le persone felici non comprano. E poi qualcuno dice che nella pop-sofia in piazza c’è solo marketing…

9. Leggere al più presto “La moglie” di Jhumpa Lahiri, perché mi piace quello che pensa. E poi “Fisica della malinconia” (dello scrittore bulgaro Georgi Gospodinov), perché scrive ‘Io siamo’, e questo ha un fascino enorme.

10. Cercare di lasciare l’anima leggera, anche quando ci si procura ‘nostalgia preventiva’, pare che quest’ultima faccia tanto bene. La nostalgia ci salverà (Constantine Sedikides).

Come deve essere l’anima a settembre?

Forse un girotondo danzante, allegro e potente insieme, come nell’ultimo concerto di David Byrne e St. Vincent. Forse dovremmo avere tutti quel signore di sessant’anni con i capelli bianchi che insieme alla sua band di fiati ci balla sul cuore ‘Road to nowhere”.

Forse l’anima di settembre dev’essere semplicemente così.

 

About Francesca Ventura Piselli

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