TUTTO IL PROGRAMMA DELLE GIORNATE FAI DEL WEEKEND

Da il 17 marzo, 2016

giornate FAI di primavera 2016-2Nei giorni di sabato 19 e domenica 20 marzo più di 8,5 milioni di italiani invaderanno l’Italia per conoscere e scoprire luoghi di solito inaccessibili e per coglierne gli aspetti più nascosti e inediti nei quali riconosciamo la nostra identità e che rappresentano una ricchezza comune fieramente condivisa e salvaguardata: tra chiese, palazzi, borghi, cantine, aree archeologiche, castelli, giardini, circoli, convitti, taverne, riserve naturali, testimonianze di archeologia industriale, oltre 900 visite straordinarie a contributo libero in 380 località in tutte le regioni verranno aperte e raccontate al pubblico.

 Le giornate Fai di Primavera sono il più importante evento di piazza dedicato ai beni culturali che hanno il compito di far abbracciare l’Italia con gli occhi e con il cuore per “riconoscersi, convivere e condividere”, per vivere la gioia della cultura, per sentirsi parte della grande comunità che ama il proprio Paese e difende le proprie ricchezze, per essere attori protagonisti e non spettatori passivi.

“Con l’apertura al pubblico di 25 luoghi in Abruzzo e di 11 in Molise, così straordinari – spiega il Delegato Fai Abruzzo e Molise Massimo Lucà Dazio – contiamo di superare le oltre 15 mila presenze dello scorso anno quando registrammo, consolidando una tendenza sempre crescente nelle precedenti edizioni, una grande partecipazione di giovani e di famiglie per due giornate dedicate alle bellezze più nascoste delle due regioni”. “A guidare i visitatori saranno i giovani volontari e gli apprendisti Ciceroni – continua Massimo Lucà Dazio – che racconteranno la storia di tanti luoghi di grande importanza storico-artistica prima ignorati e nascosti, che sono testimonianza della nostra civiltà e della nostra vita quotidiana orgoglio della nostra terra ricca di bellezze. Questo sarà possibile grazie all’impegno dei delegati e dei tanti volontari FAI e grazie alla collaborazione con Comuni, Province, Enti religiosi e privati cittadini”.

 

Le Giornate FAI di Primavera sono aperte a tutti, ma un trattamento di favore viene riservato agli iscritti FAI. A loro saranno dedicate visite esclusive, corsie preferenziali ed eventi speciali, perché iscriversi al FAI è un gesto civile e al tempo stesso un beneficio: conviene a se stessi e fa bene all’Italia. Naturalmente sarà possibile iscriversi al FAI in piazza durante tutto lo svolgersi della manifestazione per usufruire subito dei vantaggi riservati agli iscritti.

Tra le aperture speciali riservate agli iscritti in ABRUZZO ci sono l’ Eremo di San Venanzio a Raiano, la Chiesa del Purgatorio ei suoi inestimabili affreschi a Chieti, la Taverna Ducale a Popoli e le catacombe a Castelvecchio Subequo, mentre in MOLISE il Palazzo D’Avalos-Laurelli a Isernia e il Castello di Gambatesa a Campobasso.

Ecco l’elenco completo:

Elenco schede brevi

* Luogo fruibile a persone con disabilità fisica

C Luogo normalmente chiuso al pubblico

 

Delegazione de L’AQUILA

 

Le mura della Città dell’Aquila (*) – Edificate a partire dal dodicesimo secolo sono state recentemente restaurate, mantengono la loro forma originale nonostante i crolli per il recente terremoto. Si estendono per oltre 5,5 km inglobando un’area di circa 157 ettari.

 

Castelvecchio Subequo

Catacomba (C)Si trovano dove sorgeva l’antica civitas Superaequum menzionata da Ovidio e Plinio il Vecchio, il monumento è composto da due gallerie dove sono state individuate 22 tombe a sepoltura singola e 46 tombe a sepoltura multipla. La catacomba venne usata quale cimitero ipogeo cristiano. È databile al quinto secolo.

 

Gagliano Aterno

Castello di Gagliano (C) – Situato al centro della Valle Subequana fu costruito da Isabella D’Acquaviva sui ruderi di una fortezza, risale al 1178, nella cappella gentilizia è custodito il corpo di Santa Fiorenza, il complesso ha un interessante cinta di mura e un ponte levatoio oltre notevoli affreschi.

 

Raiano

Eremo di San Venanzio – Le prime notizie risalgono ad una bolla di Adriano del 1156. Il complesso poggia sulla sponda destra  del fiume Aterno su una compatta massa rocciosa. Vanta la presenza di alcuni affreschi con l’immagine dei quattro evangelisti, l’interno è coperto con volte a botte e la cappella conserva notevoli statue di terracotta policroma risalenti al 1510.

 

Roio Piano

Chiesa di Santa Rufina – Si trova nell’antico villaggio e risale al 1500, fu edificata a Santa Rufina martire e conserva nella parte centrale un quadro che riproduce la Madonna con il Bambino appartenente a un pittore aquilano della scuola del Perugino. La facciata della chiesetta ha lo stemma dei Colonna. I Barberini fecero realizzare l’affresco visibile sulla parete dell’altare.

 

Vittorito

Cantine storiche di Italo Pietrantonj – Le Cantine risalgono al 1791 da 8 generazioni le uve vengono vinificate nelle cantine storiche aziendali. Situate nel centro del piccolo borgo medievale. Le grandiose cisterne dalla capacità di 1402 ettolitri sono collocate a 14 metri sotto il livello stradale ed hanno come caratteristica peculiare il rivestimento interno con piastrelle in vetro di Murano.

 

Sulmona

Convento e Chiesa di Santa Chiara (*) – La chiesa fu fondata nel 1260 dalla beata Florisenda da Palena, oltre alla ricchezza degli Interni c’è un suggestivo cortile. La cappella interna ospita il museo Diocesano di arte sacra.

 

Pescomaggiore – Barisciano (fraz. Picenze) – Poggio Picenze – San Demetrio dei Vestini

Itinerario “Per le strade del pane” (C) – Un percorso tra antichi forni con itinerari ben definiti e con riferimento alla storia degli stessi e al contesto architettonico.

 

Delegazione di PESCARA

 

Popoli

Chiesa di San Francesco – Dalle fonti storiche risulta essere già costruita nel 1334 con l’annesso convento. Tutta la struttura reca pesanti tracce di restauri succedutisi nei secoli. La facciata infatti presenta la parte bassa databile al 1480 mentre la parte alta conserva le tracce dei restauri seguiti al sisma del 1688. Una imponente scalinata, dominata da leoni lapidei sulla sommità, conduce alla facciata in pietra sulla quale campeggia un ricco portale romanico e un rosone cinquecentesco caratterizzato dalla singolarità di ogni raggio. Al centro di questo spiccano gli stemmi delle famiglie dei Cantelmo e dei Carafa sormontati dai simboli dei 4 evangelisti. All’interno degni di nota solo un affresco della Pietà databile al XV secolo e un paliotto in maiolica di Castelli conservato nella cappella di S. Francesco.

Chiesa della Madonna delle Grazie – Nata come chiesa rurale, venne costruita nel 1576 grazie alle offerte dei contadini che, devoti alla Vergine, scelsero la “Madre della Grazia” a protezione dei loro campi. Dopo il terremoto del 2009, è recentemente tornata ad essere agibile.

Chiesa della SS. Trinità – Attigua alla chiesa intitolata ai SS. Lorenzo e Biagio è databile al 1550 ma ha subito profondi restauri all’inizio del Settecento. Ha una pianta centrale su base ottagonale sormontata da una cupola. La facciata è baroccheggiante ed è scandita da paraste che marcano i due portali laterali, sovrastati da nicchie a guisa di conchiglia, e il portale centrale, con una lunetta superiore percorsa a cornici scolpite. Sulla cima spiccano 4 anfore in pietra variamente decorate. Il campanile è coevo con la costruzione e i restauri della struttura. L’interno, a pianta centrale, conserva una cripta, accessibile dalla sacrestia, utilizzata in passato per una sorta di inumazione per “mummificazione” dei defunti. L’altare maggiore, degno di nota, è attribuito a Nicodemo Mancini e datato al 1750.

Chiesa Santi Lorenzo e Biagio – La chiesa di San Lorenzo è la più antica di Popoli, struttura originaria risale al XII secolo, dalle fonti già nel 1138 e nel 1142 la chiesa era censita tra i possedimenti del territorio. La parte antistante invece e databile al 1562. L’altare maggiore è degno di nota: è datato al 1745 ed è attribuito a Nicola Mancini scultore di Pescocostanzo. L’interno conserva inoltre un pregevole coro in legno settecentesco dei fratelli Bencivenga e un acquasantiera ricavata in un unico blocco di pietra del 1554 e una fonte battesimale del 1612, la tela della madonna con Bambino, la tela della madonna di Costantinopoli (1623).

Chiesa di San Rocco – Costruita addossata alla omonima porta di città, probabilmente seconda la tradizione che vide, dopo la peste del 1656, la costruzione di sacelli e cappelle votive come segno di gratitudine da parte dei superstiti e come usanza apotropaica di porre simbolicamente il Santo protettore sulla porta della città per scacciare le malattie. In origine fu annessa ad un palazzo gentilizio e ricostruita, secondo la testimonianza di un’iscrizione in loco, in stile rococò nel 1774 dal Procuratore locale Giuseppe Muzii.

La Taverna Ducale e Taverna dell’Università – Edificata fra il 1333 ed il 1377, sotto il dominio di Giovanni Cantelmo, IV signore di Popoli, questo gioiello dell’architettura medievale abruzzese conserva lo schema tipico della casa-bottega tardo medievale, e fu quindi osteria, locanda, stazione di posta e cambio dei cavalli. Due i portali che si aprono sulla strada. Di derivazione napoletana (anche se l’origine architettonica è senese) il primo portale è ad arco acuto e dà accesso al salone centrale, in parte coperto da solaio ligneo ed in parte a volte in pietra, mentre il secondo, laterale, consentiva originariamente l’accesso al piano superiore. La facciata è ornata da 8 scudi sanniti, rappresentanti simboli angioini, dei Cantelmo (signori di Popoli) o di famiglie con questa imparentate. Gli scudi sono inframezzati da 7 bassorilievi con figure allegoriche; appena sopra gli scudi ritroviamo 2 bifore divise centralmente da piastrini decorati a traforo e bassorilievo, chiuse da due piccole sculture rappresentanti dei leoni. Sulla facciata è inoltre possibile osservare la tavola del pedaggio, voluta dal duca Fabrizio Cantelmo a fine ‘500, contenente l’elenco delle tasse di passo dovute ai signori del feudo di Popoli. Al suo fianco è possibile ammirare la Taverna dell’Università (1574) fatta costruire dall’Università. Questa presenta un portale in bugnato ed una finestra con cornici scolpite.

Castello Ducale Cantelmo – Il Castello di Popoli è una costruzione realizzata a scopo difensivo nel X secolo, tra il 970 e il 1016 per il volere dei vescovi di Valva, diocesi a cui era soggetta Popoli. Situato a 485 metri sul livello del mare, rappresentava uno dei primi Castelli della Valle Peligna e di fondamentale importanza visto il ruolo che Popoli avrebbe assunto negli anni a seguire, in qualità di “Chiave dei tre Abruzzi”. Il castello aveva una struttura a pianta triangolare con tre torri, il tutto circondato da una doppia fila di muro attorniato dal fossato. Nel 1269 passò ai Cantelmo che seppur mantennero il feudo di Popoli fino al  XVIII secolo, a seguito della costruzione del  Palazzo Ducale in città, verso la fine del Quattrocento, decisero di abbandonarlo. Da allora, è rimasto abbandonato fino al 1997, anno in cui l’amministrazione comunale decise di attuare un restauro.

Palazzo Ducale – Quella che oggi porta il nome di Piazza Duchi Cantelmo altro non è che il cortile interno di Palazzo Ducale costruito nei primi decenni del XV secolo, dopo la conseguente perdita di importanza e l’abbandono del castello, essendo ormai cessate le invasioni Barbariche e quindi le esigenze difensive. Il cortile, abbastanza ben conservato, è ciò che resta della costruzione originaria (1480); è di forma trapezoidale e conserva una loggia a tre arcate, raffinatissime bifore, qualcuna deturpata e mancante della colonnina divisoria, e la porta d’ingresso secondaria, la quale, porta al di sopra della trabeazione, un mascherone in pietra, forse Giove o Saturno. Questo è uno degli esempi più interessanti di architettura rinascimentale di tipo abruzzese, oggi riconoscibile solo nella zona del cortile.

Casa natale di Corradino D’Ascanio – In questo signorile palazzo settecentesco, ebbe i natali il geniale progettista Corradino D’Ascanio, sviluppatore in Italia e nel mondo dei primi prototipi di elicottero e della mitica Vespa per conto di Enrico Piaggio.

Portale di Palazzo Verna – Portale del settecentesco Palazzo Verna

Palazzo Villa – Addossato alla Chiesa di San Rocco, Palazzo Villa è uno dei rari esempi di architettura gentilizia del Settecento

Piazza della Libertà, Centro Storico Popoli – Itinerario nel centro storico di Popoli: la Torre Civica, la Fontana dei Mascheroni e le facciate dei Palazzi nobiliari che si affacciano sulla piazza principale del borgo. La Signora delle Acque, “Chiave dei Tre Abruzzi”: suggestivo crocevia tra storia, arte e natura.

Riserva Naturale Sorgenti del Pescara – Istituita con Legge Regionale n. 57 del 31 ottobre 1986, è una delle più antiche aree protette d’Abruzzo. Posta interamente nel territorio comunale di Popoli (PE), si estende su una superficie di circa 50 ettari ai quali vanno aggiunti gli 86 della fascia di protezione. Situata ai piedi del Colle di Capo Pescara, la Riserva è costituita da un limpido e cristallino specchio d’acqua di rara bellezza originato da  una miriade di piccole e grandi polle, con una portata complessiva di circa 7.000 l/s. Questa grande quantità d’acqua, che proviene da Campo Imperatore, permea la roccia calcarea e percorrendo un tragitto sotterraneo di 30 giorni, arriva ai piedi di Colle Capo Pescara dove riaffiora in superficie grazie alla presenza di un terreno impermeabile. Da qui, dopo qualche km, confluendo nel fiume Aterno, da vita al Fiume Aterno-Pescara. Le sponde circostanti sono occupate da un fitto canneto che, insieme allo specchio d’acqua, costituisce l’elemento paesaggistico  principale. Il rilievo di Capo Pescara, formato da rocce calcaree,  rappresenta un ambiente a carattere arido che arricchisce notevolmente la biodiversità dell’intera zona.

Centro Visita del Lupo – Riserva di Monte Rotondo – Il Centro Visita del Lupo è una struttura di proprietà del CFS (Corpo Forestale dello Stato) che si trova sopra l’abitato di Popoli all’interno della ex Azienda Pilota di Monte Corvo (attuale Ufficio Territoriale per la Biodiversità). Ricadente all’interno del Parco Nazionale della Majella, la struttura è inserita in un contesto paesaggistico molto suggestivo sovrastato dalla catena del Morrone, gestito dalla cooperativa Il Bosso, famoso per l’attività di tutela del lupo italico. Il Centro visita gestisce recinti faunistici dove sono presenti lupi, mufloni, cervi, caprioli, cinghiali e daini oltre che rapaci ospitati nelle voliere didattiche.

 

Delegazione di TERAMO

 

Tortoreto

Chiesa di Sant’Agostino – La chiesa di Sant’Agostino di Tortoreto sorge su una struttura preesistente 400-500esca con annesso convento degli agostiniani, come si evince dalla Bolla del vescovo Porcelli del 1506. I lavori di rifacimento, di risanamento e di restauro del vecchio impianto si svolsero nella prima metà del sec. XVII sotto la direzione del maestro Agostino Tavani. Il 1645 si presume l’anno in cui fu completata la facciata della chiesa, intitolata a Sant’Agostino e a Sant’Antonio Abate. La facciata in mattoni è segnata da un marcato cornicione a dentelli e il portale in pietra ha timpano spezzato sporgente e accoglie tra gli spioventi un’altra edicola, dove è posta la statua in terracotta di Sant’Antonio Abate, dello scultore modenese Romano Buffagni. A testimonianza degli interventi avvenuti nel 600 ci sono i sei altari, tre per lato, disposti in modo speculare, tutti in stucco dipinto, tranne il terzo di sinistra che è ligneo. Le statue presenti sugli altari sono ottocentesche, così come le teche.

Chiesa della Misericordia – La tradizione vuole che la cappella della Misericordia sia stata edificata alla fine del XIV secolo come ringraziamento alla Madonna per la liberazione dalla peste del 1348, ma l’impianto geometrico di tipo rinascimentale fa pensare ad una data successiva riferibile forse alla pestilenza del 1527.

All’esterno presenta un aspetto molto semplice, mentre l’abside poligonale è composta da nove spicchi e poggia su un basamento di pietre di fiume e calcestruzzo romano. All’austerità della facciata e della navata unica, si oppone la ricchezza del corredo pittorico interno con un ciclo di affreschi, attribuiti a Giacomo Bonfini da Patrignone (AP), dalla storia della Passione sulle pareti laterali, la messa in croce di Cristo nella parte absidale, alla Resurrezione sulla volta, purtroppo in parte lacunose. Tutti gli affreschi e i colori sono tornati a splendere grazie al restauro del 1974 eseguito da un’equipe fiorentina, guidata dal professor G. Caponi.

Palazzo Liberati (Cantine e Grotta) – Il Palazzo Liberati, uno dei principali edifici storici dell’antico borgo di Tortoreto Alto, presenta tracce dell’antico Castrum Salini nella cinta muraria e nella cisterna.

Il volume più importante dell’edificio ha un aspetto tipico delle abitazioni nobiliari con soffitti  affrescati e decori vari, ad esso è aggregato un manufatto più vecchio situato ad ovest con reminiscenze medioevali con piccole finestrature e feritoie proprie di un baluardo e rappresenta certamente il nucleo originario del castello sorto a difesa del territorio, il tutto si completa con un’ulteriore costruzione quadrata, a suo tempo destinata a stalle e rimessaggio, collegata al corpo principale da un arco con sovrastante passaggio coperto. Un’altra caratteristica storico architettonica è rappresentata dalle cantine valorizzate dalla presenza di una grotta scavata nel sottostante strato di terreno, adibita al mantenimento di prodotti alimentari. Un ampio giardino, circondante per due terzi la proprietà mette in risalto la struttura.

Domus delle Muracchi – La villa, in parte distrutta dai lavori edilizi nel 1987 è stata oggetto di interventi da parte della Soprintendenza Archeologica dell’Abruzzo nel 1988 e nel 1989. La villa si compone di una parte rustica e di una parte urbana. Gli ambienti relativi alla parte rustica, pars fructuaria, sono destinati alla trasformazione e conservazione dei prodotti agricoli e nella quale si individua una corte porticata. Gli ambienti retrostanti, pavimentati in opus spicatum, sono l’ambiente dei torchi (torcularium) e ad esso adiacente la vasca per la pigiatura dell’uva (calcatorium) e una vasca di dimensioni minori, ma più profonda, per la fermentazione del mosto (lacus), comunicante con la prima per mezzo di un canale in pietra che termina con la testa di un leone. L’elemento più interessante sono i pavimenti a mosaico geometrico bianco e nero, organizzati in diverso modo, la cui descrizione imperfetta la rende un’opera complessa ed eccezionale.

 

Delegazione di VASTO

 

Carunchio

Chiesa di San Giovanni Battista (*) con il suo Organo Monumentale – La Chiesa sorge nel punto più alto del borgo fortificato di Carunchio e risale al XVI sec.. Degno di rilievo è il portale settecentesco in pietra, opera di scalpellini della bottega dei Calvitto di Pescopennataro. In fondo alla navata unica voltata a botte e decorata in un raffinato barocco seicentesco, collocato su una coeva cantoria lignea settecentesca che sormonta l’altare, spicca il monumentale organo del 1775, opera di F. P. D’Onofrio di Caccavone, con 45 tasti, 8 pedali e 31 canne, ancora perfettamente funzionante. L’organo di Carunchio è tuttora considerato uno dei più eccezionali dell’Italia Centrale, vista la presenza di tanti accessori e i particolari accorgimenti tecnici di straordinario valore armonico.

Chiesa del Purgatorio o di Santa Maria (*) – La piccola Chiesa del Purgatorio è di chiare origini medievali e si presenta con un prezioso rosone e un portale in pietra decorato con eleganti motivi a fogliame.

Al suo interno, invece, la navata unica custodisce un ciclo di affreschi rinascimentali, suddiviso in 9 riquadri, probabilmente quattro-cinquecenteschi, della Passione di Cristo, scoperti solo nel 1997, dopo essere rimasti sepolti sotto uno strato di calce dalla prima guerra mondiale. Tra tutte le scene, a destare maggiore interesse per la sua unicità, è quella definita dell’Ultima Cena, dove, all’usuale rappresentazione del Cristo e dei discepoli, si aggiungono due figure in piedi: sulla sinistra, una figura maschile, di profilo e palesemente estranea alla scena per via dell’acconciatura e del berretto rinascimentali, rappresenta presumibilmente il committente dell’opera oppure l’artista stesso; mentre, alle spalle di Cristo, occupa lo spazio centrale della scena una figura femminile dai lunghi capelli e con un’ampolla tra le mani: una donna che va identificata con la protagonista di un episodio evangelico avvenuto ben prima dell’Ultima Cena e di cui raccontano i quattro evangelisti sebbene in modo differente, Maria Maddalena.  Questa singolare presenza lascia ipotizzare che nell’affresco si potrebbe identificare la scena come la Cena a Betania anziché l’Ultima Cena. E in questo caso ci troveremmo di fronte ad un’opera unica nel suo genere. Le caratteristiche iconografiche di questo affresco hanno attirato l’attenzione di alcuni studiosi dell’Università di Firenze e dell’Università Bordeaux Montaigne in Francia.

Infatti, gli affreschi di Carunchio sono citati nel video “Le Cénacle di Andrea Del Sarto” girato dalla dr.ssa Selvaggia Oricchio per il progetto «Histoires d’Art» coordinato dalla Prof.ssa Dominique Fratani, e pubblicato online sulla WEB-TV dell’Università Bordeaux Montaigne (dal minuto 17,29 al 18,54) http://webtv.u-bordeaux3.fr/etudiants/andrea-del-sarto; e ad esso è dedicato un saggio a cura di Manuela Cilè nel libro di Vladimiro Furlani “Carunchio tra territorio, arte e storia”, Editrice il Nuovo, Vasto, 2004; infine, l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, interpellato per i restauri necessari a disvelare il mistero che si nasconde nei dipinti, già conosceva gli affreschi della Chiesa del Purgatorio ed ha mostrato vivo interesse per l’opera.

L’affresco ha bisogno di interventi e restauri, e di finanziamenti. L’Amministrazione Comunale e il Sindaco, molto attenti a questo tesoro e alla tutela del territorio, vanno incoraggiati e sostenuti in ogni iniziativa idonea a conservare, far conoscere e salvaguardare il ciclo di affreschi appena descritto.

 

Delegazione di CHIETI

 

Saloni storici di rappresentanza della Prefettura – A fronte del successo del 2012, la Delegazione di Chieti riaprirà le splendide sale di rappresentanza dell’alloggio privato del Prefetto, di norma non aperte al pubblico.

L’edificio della Provincia di Chieti, che include la Prefettura, fu progettato ed edificato nell’area dedicata a San Domenico, edificio sacro abbattuto alla fine del secolo precedente; dal 1912 esso costituisce una delle ossature principali dell’urbanistica del Corso Marrucino di Chieti. Le belle stanze della residenza del Prefetto sono impreziosite dalle due importanti tele di due protagonisti della scena pittorica abruzzese del XIX secolo: il “Christus Imperat” di Valerico Laccetti, un olio su tela di oltre tre metri di altezza per quasi cinque di larghezza, firmato dall’artista e datato 1884; e “Il suono e il sonno” di Basilio Cascella, opera olio su tela di 2,65 m. di altezza per 3,5 m. di larghezza, firmato dall’artista e datato 1894. La prima opera fu presentata nell’Esposizione Internazionale di Roma del 1882. Tale data, indicata nel primo catalogo della “Pinacoteca” cittadina da Francesco Verlengia nel 1956, appare, secondo Bianca Saletti, corrispondere alla notizia che il pittore dal 1880 per quattro anni si dedicò all’esecuzione di quest’opera che venne esposta a Roma nel 1883 all’Esposizione Internazionale in cui era presente anche Il Voto di Francesco Paolo Michetti. La scena rappresenta il momento culminante del trionfo del Cristianesimo sul Paganesimo, “quando, sul passaggio del Cristo, una folla iconoclasta e selvaggia incoraggiata dai ministri della religione nuova, abbatte e distrugge le immagini dei vecchi numi, le statue, le colonne, i templi, gli edifici […]. Una scena terribile ed una epopea” (F. Netti, 1883). La seconda opera, la più nota di Basilio Cascella, fu presentata all’Esposizione di Brera del 1894 dopo una non ufficiale, presso la Promotrice Salvator Rosa di Napoli. Per il tema, decisamente inconsueto, e per le dimensioni, essa suscitò un ampio interesse di critica e di pubblico.  Immersa in una quiete bucolica, la composizione accoglie l’immagine del pastore musicante della tradizione, della donna addormentata e dei nudi femminili, evocazione simbolica dei sogni. Nel 1916 Giannelli menziona, nel suo studio sugli artisti napoletani viventi, l’opera di Cascella definendola “disinvolta”, soprattutto per quel che riguarda, nel primo piano, la descrizione dettagliata della “natura morta” (i fiori e gli arbusti), e la rapidità della sua tecnica diviene caratteristica di pregio assoluto. Acquistata dalla Provincia di Chieti, essa è stata esposta nella mostra personale di Basilio Cascella, Mostre di “Fiamma” del 1930 e alla personale organizzata dal figlio Michele presso l’Associazione Abruzzese Circolo di Roma a Palazzo Barberini, con una presentazione di Giorgio de Chirico.

 

Ortona – Istituto Nazionale Tostiano  – Il centenario della morte di Tosti rappresenta un appuntamento centrale per l’intera Regione: Francesco Paolo Tosti è patrimonio internazionale condiviso da tutto l’Abruzzo e la Delegazione di Chieti aderisce con la Giornata di Primavera “all’Anno tostiano 2016”, promosso dall’Istituto Nazionale Tostiano. Tosti fu un personaggio originale nel panorama otto-novecentesco dei musicisti italiani, una figura assolutamente moderna e versatile che tutt’oggi gode di un rinnovato successo planetario.  In questo periodo di grandi difficoltà per gli enti locali nel sostenere il settore culturale, il FAI vuole porre l’attenzione anche sulla necessità di preservare dal decadimento le migliori istituzioni regionali. L’Istituto Nazionale Tostiano, col suo ricco patrimonio e l’intenso lavoro di studio e ricerca, rappresenta per la Regione l’eccellenza in campo musicologico e una realtà che funziona e restituisce cultura sul territorio. L’Istituto si occupa anche degli altri musicisti abruzzesi e più in generale della musica vocale da camera e di vari settori della cultura musicale, un lavoro viene svolto in sinergia con istituzioni di cultura, editoria musicale di rilevanza internazionale e con un’intensa attività musicale, editoriale e discografica, l’attivazione di corsi di perfezionamento internazionali e l’organizzazione di mostre, seminari e convegni e di concorsi in Italia e all’estero. Da oltre 25 anni collabora  con le più importanti università europee, asiatiche e americane e con i più prestigiosi teatri e accademie del mondo. L’Istituto è ospitato nei locali di Palazzo Corvo, antico edificio ubicato nel centro storico di Ortona. Esso possiede un ricco patrimonio di oggetti e documenti di notevole interesse storico ed artistico legato, oltre che alla figura di Tosti, al musicista G. Albanese, al baritono G. De Luca e ad altre personalità della vita italiana.  L’Istituto Nazionale Tostiano, dal 2009, è riconosciuto istituto culturale di rilevanza nazionale ai sensi della L. 534/96 (DM 17/11/2009-G.U. n.294 18/12/2009). Oltre alle attività artistico-musicali, la produzione scientifica e di formazione, l’Istituto ha una biblioteca, che contiene circa quindicimila documenti musicali e quattro archivi di notevole interesse storico, e il Museo Musicale d’ Abruzzo – Archivio F. P. Tosti.

 

Delegazione di LANCIANO

 

Canosa Sannita

Palazzo martucci – Museo della Guerra per la pace (C) – Palazzo Martucci – Museo della Guerra per la Pace a Canosa Sannita aprirà le sue porte ai visitatori Sabato 19, ore 10:00 – ore 12:30 ore 16:00 – ore 19:00 e Domenica 20, ore 10:00 – ore 12:30 ore 16:00 – ore 19:00. L’edificio nobiliare, tuttora residenza private della famiglia dei Conti Martucci, sorge su strutture del XVI secolo e nel corso del tempo ha subito numerose modificazioni. Le sale dell’aristocratica dimora ospitano un Museo, riconosciuto dalla Regione Abruzzo nel 2002, che ripercorre la storia secolare della famiglia e al tempo stesso, attraverso rari cimeli, divise, armi e immagini ricostruiscono uno straordinario e percorso attraverso i principali eventi bellici che hanno interessato il nostro Paese, a partire dalle Guerre di Indipendenza, per arrivare all’ultimo conflitto mondiale.

Tra le cose più curiose che riguardano i sue siti aperti dalla Delegazione FAI di Lanciano segnaliamo a Canosa Sannita il complesso sistema ipogeo che si sviluppa sotto Palazzo Martucci che comprende la cisterna e la neviera, ambienti entrambi visitabili e di grande suggestione.

 

Castel Frentano

Cappella della Santissima Trinità annessa al palazzo dei baroni Vergilj (C) – La cappella della Santissima Trinità annessa al palazzo dei Baroni Vergilj a Castel Frentano apre al pubblico per la prima volta dopo oltre un quarantennio di chiusura e di abbandono grazie all’impegno della Delegazione FAI di Lanciano che si è adoperata per rendere possibile un progressivo recupero dell’edificio che custodisce tra le sue mura numerose opere d’arte realizzate a cavallo tra ‘600 e ‘700 e preziose suppellettili che potranno finalmente tornare ad essere ammirate da un più vasto pubblico. L’apertura ufficiale è sabato 19 dalle ore 10: 00 alle 12:30 e poi dalle 16:00 alle ore 19:00 e Domenica 20 dalle ore 10:00  alle 12:30 e dalle 16:00 alle ore 19:00. La mattinata di Venerdì 18, dalle ore 10:00 alle ore 12:30 l’ingresso sarà riservato alle scuole con gli Apprendisti Ciceroni  della Scuola Secondaria di Secondo Grado “Eduardo Di Loreto” di Castel Frentano. La cappella della Santissima Trinità custodisce le spoglie di Mons. Iginio Vergilj nato nel 1674 e morto nel 1739, le cui spoglie furono ritrovate incorrotte nel 1849 dando origine alla leggendaria figura del “Beato” che sarebbe stato preservato dalla corruzione del corpo come segno degli alti meriti spirituali. Più ragionevolmente si può pensare che la conservazione del cadavere sia avvenuta grazie al verificarsi di particolari condizioni fisiche, chimiche e microbiologiche che ne ha arrestato i processi di decomposizione. Castel Frentano sarà pronta ad accogliere i visitatori con l’apertura, a cura del comitato “Ripensiamo il Centro Storico di Castel Frentano”, anche degli altri edifici monumentali della sua parte antica e ospiterà altri eventi locali tra i quali si segnala, a chiusura della manifestazione Domenica 20 Marzo alle ore 21.00, presso il teatro comunale di Castel Frentano, la commedia di teatro “La Santa Passione”. Cinque quadri scenici della Settimana Santa a Castannove con i canti antichi delle “cumpagnie” portati sul palcoscenico dalla compagnia Teatrale “Di Loreto – Liberati”.

 

 

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