UNA DOMENICA SUL TRENO, “TRANSIBERIANO”, DEI PRESEPI

Da il 17 dicembre, 2013

Il-treno-verso-Pettorano

Levataccia domenicale mattutina, destinazione Sulmona, che ci accoglie ancora con la neve ai bordi delle strade, e con una temperatura glaciale. Entrati in stazione vengo attirato dalla visione di un essere indecifrato, che poi si rivelerà una donna, con cappello con visiera calante e sciarpa arrotolata  a 8 giri sul viso, che lasciava filtrare giusto un piccolo spiraglio visivo; ecco che la suddetta si mette a correre e abbraccia d’impeto una conoscente, che non  la riconosce e quasi fugge via  dallo spavento. Pare che si fosse così rigidamente abbigliata, la poi rivelatasi-donna, perché pensava di andare in direzione Carpinone, a bordo della famosa Transiberiana d’Italia che però, purtroppo, da qualche tempo non c’è più.

E così questa mattina noi siamo in 204 passeggeri, felici di partire anche se si va dalla parte opposta, da sulmona  a Greccio, per rivivere i fasti e la commemorazione del primo presepe del frate di Assisi, San Francesco nella grotta arroccata sulla rupe di fronte al borgo antico di Greccio.

Ed eccoci sul treno che lentamente accarezza la valle Amiternina (ma in soli 35 minuti siamo già  all’Aquila), poi si va verso Rieti, la montagna e il paesaggio innevato  che emana bagliori e riflessi dello splendido  sole. Intanto  si familiarizza con i novelli pellegrini. E’ davvero un piacere stare insieme.

Prrima di mezzogiorno, dopo aver lasciato la ferrovia e proseguito con moderni pullman, si arriva al borgo di Greccio dove ci aspetta la giovane guida, che ci fa conoscere la storia del borgo, visitare la chiesa con affreschi sulla vita del santo e  anche una Ultima cena di pregevole fattezza . E poi degna di menzione  la storia, forse sarebbe meglio chiamarla la leggenda, del lancio del tizzone:

Si racconta che San Francesco che viveva eremitico sulla rupe, chiese aiuto al signore di Greccio, tale Giovanni Velita, suo amico, per realizzare la grotta di Betlemme a Greccio; ma vista la  difficoltà  e l’asprezza del luogo, il Velita si mostrò sì disponibile, ma chiese  a Francesco di realizzarlo più in basso; e così  il Santo incaricò un pastorello a lanciare un tizzone che indicasse il luogo prescelto. Il lancio fu  superiore ai 2 km. Miracoloso.

Poi ripassiamo in piazza e visitiamo i Mercatini di Natale e poi tutti a pranzo, in un ristorante, per me, quasi “proustiano”: mi torna alla memoria che in quel posto tanti anni fa c’ero già stato,  nella mia gioventù, una rocambolesca Crecchio-Greccio in autostop. Altri tempi.

Nel pomeriggio visita al Santuario Francescano accolti da Fra’  Tonino, per visionare la grotta santa, la dimora del diacono Francesco; ma in quelle celle ha soggiornato anche San Berardino da Siena, che morì all’Aquila, dove è presente una famosa basilica a suo nome.

Sul calar della sera ritorno alla stazione, dove  l’amico treno ci aspetta sul binario. E ancora lentamente, soavemente, in una atmosfera d’altri tempi, sospesa nel tempo, ripercorriamo il viaggio a ritroso. Fraternizziamo e commentiamo la piacevolissima giornata ancor di più tra di noi.

Questa domenica il treno si è confermato il mezzo per eccellenza con cui viaggiare.

Come diceva il poeta greco Costantino Kavafis nella poesia Itaca: non è la meta ma il viaggio che ci arricchisce.

E in treno, specie su questo treno, è tutta un’ altra cosa.

 

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