UN’ABRUZZESE NELLA COSTA DEI MILANESI

Da il 7 giugno, 2014

grace_di_monaco_2(Ovvero, com’è difficile essere abruzzesi ai tempi di Crozza)

Primi bagni di maggio, prime prove-costume. Preconcetti che si sfaldano, valutazioni che si riconfermano certezze assolute: quello che si fa il bagno nell’acqua ancora gelida del Tirreno non è un tedesco ma un napoletano, le nostre pance riluttanti mal rispondono agli addominali somministrati quest’inverno, questo angolo di spiaggia è frequentato veramente da troppi milanesi.

Prima di arrivare sull’isola si attraversa la Toscana e ci ricordiamo ogni volta come una preghiera di come certi governi rossi siano riusciti a evitare speculazioni selvagge, e in effetti quei nostri amici che volevano una piscina a forma di piede poi non hanno potuto farla. Ora difendono la biodiversità e coltivano solo fotovoltaico.

Il viaggio in traghetto – quando i traghetti erano spartani – era già una parte della vacanza perché potevi stare fuori a vedere il mare o tuttalpiù a vomitare in santa pace, oggi le navi invece contengono delle gabbie/parco-giochi che costringono i ‘viaggiatori genitori’ a stare sottocoperta in una ghettizzazione coatta fatta di cambi di pannolino al volo, urla e cibo sbriciolato ovunque.

Quando arrivi sull’isola intanto ringrazi il cielo che al comandante non sia venuto in mente di fare un saluto-inchino e subito riconosci la solita leggerezza. Sarà perché non c’è il Grande Raccordo Anulare e le strade sono piccole e umane. Sarà che per arrivare a casa non passi da Via Gramsci o sotto la statua di Goethe, ma da una più facile e sostenibile Via delle Case o Via delle Ginestre.

Di solito il viaggio di andata è allietato dai ricordi di villeggiatura della mia dolce metà, che puntualmente mi rammenta che lì una volta non c’era niente, e invece guarda che residence orrendo adesso. Questo era un posto per autentici fricchettoni sai, non come quelli che adesso vanno a prendere l’aperitivo con la Mehari. E poi guarda, in queste piscine naturali una volta c’erano solo nudisti tedeschi e ora scambisti ed esibizionisti…

“Ma queste cose te le avevo già dette?”. “No, giuro, è solo un centinaio di volte che le sento…”. E’ in questo solito elenco che si inserisce immancabilmente il solenne: “questa è la costa dei milanesi”. E dov’è che non c’è una costa, un’area, un anfratto tutto dei milanesi?

E ora finalmente al mare, su una delle nostre spiagge preferite. Una lingua di sabbia ‘libera’ tra una concessione e l’altra. Siamo ancora in pochi, siamo ancora in un intelligente ed elitario spazio fuori stagione. Mi guardo intorno e mi sembrano simpatici anche i vicini. Questa volta non mi farò ingannare dai soliti quattro pregiudizi sui milanesi. Voglio essere una persona libera io.

Stendo il telo e preparo quello che da lì a poco sembrerà un accampamento di gitani, e scopro subito con commosso imbarazzo che i vicini milanesi parlano e ridono di qualcosa che riconosco subito… “L’Europa è molto bella, ci sono stato, ma non ci vivrei”.

Mi arrendo all’evidenza, alla scomoda verità, stanno parlano di colui che ha fatto conoscere il lato oscuro dell’Abruzzo al mondo: il mio conterraneo Antonio Razzi. Fingo distacco, resto ‘forte e gentile’ ma dentro sono sciolta e amara come un Parrozzo al sole e vengo assalita dal terrore che il pregiudizio infanghi subito i miei figli che scalpitano su e giù dalla riva alzando sabbia e allegria abruzzese. Ed è proprio quando mi dicono “come sono educati i suoi bambini” che non so più resistere, decido di uscire allo scoperto e dichiarare la vera identità che si cela dietro i nostri teli bordati di fiorellini Liberty. Mi alzo di scatto in piedi, e con il Gran Sasso nel cuore e il fiume Pescara nelle vene – e memore del motto “chimmistigguardà?” – affermo sicura: Io Sono Abruzzese, e scorre parecchio sangue abruzzese anche in questi piccoli guerrieri di Capestrano naturalizzati centurioni.

Ora sono loro pietrificati e spiazzati. Forse perché, prima di ogni cosa, non indosso un costume tradizionale, ma soprattutto non abbiamo con noi neanche una pecora. E poi penseranno, glielo leggo negli occhi, “come abbiamo potuto confondere un sobrio costume intero Laura Urbinati e delle eleganti righine marinarette Petit Bateau con dei terroni qualsiasi?”.

Sulle scelte del pranzo ognuno rientra nei ranghi. Loro bevono annoiati un vinello bianco freddo e mangiano uno spaghettino ai frutti di mare – light con quella base d’aglio che sentivamo soffriggere dalla mattina, e noi, creature per un quarto umane ma per il resto abruzzesi, romane, e terrone, tiriamo fuori dallo zaino una popolare busta della Coop con umili panini e acqua tiepida. Cresce la delusione nei loro occhi, perché a questo punto si aspettavano forse un po’ di arrosticini o agnello ‘cacio e ova’, e i bambini stanno canticchiando una canzone di Dylan e non “tutte li fundanelle se so’ seccate, pover’amore mè more de sete” .

Poi è sempre così, quando hai bisogno di un po’ di solidarietà terrona certi compagni di viaggio non ti aiutano. Da dove verrà mai questo gruppetto qui davanti a noi che improvvisa passaggi e tiri in porta facendo storcere definitivamente le bocche dei vicini milanesi? E come se non bastasse c’è anche la classica telefonata per ‘far rosicare’ l’amico: “Nooo! Non me lo dire, poveretto, stai bloccato sul raccordo? No, guarda, rientro martedì, ci siamo presi ‘na pausa, sì bravo, in riva al mare, sembra di sta’ ‘ngrecia, praticamente ci stiamo solo noi… ‘nsomma, che te devo di’: ‘na vita da no’ mmori’ mai!”.

E se noi abruzzesi siamo tutti d’ufficio cugini di Razzi, i romani, si sa, tutti ministeriali assenteisti.

Solo chiacchierando più tardi con il nemico-milanese capiamo di avere un asso nella manica. Capiamo il grande valore di quei ricordi vecchi quarant’anni. Solo allora comprendiamo che quei locali dei primi anni ottanta ‘Tennis’ e ‘Tinello’ dove si andava la sera e quel baretto dove vedesti Italia – Brasile dei mondiali dell’82 ci permetteranno di compiere con orgoglio il grande passo dell’upgrade nella nicchia dei pionieri, il gesto che farà brillare di nuova luce quella busta di panini della Coop, quel riscatto sociale che ci porterà dritti verso la cittadinanza onoraria nella Costa Dei Milanesi.

C’è forse una sola spiaggia o meta vacanziera in Italia dove non ci siano fra gli affezionati i campionati nazionali della boria e del “Io ci vengo da molto prima di te”?

Amico mio, dà retta a me, fatti una costa tutta tua…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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