IL SOSPETTO (E DELLA GRANDEZZA DEL CINEMA DANESE)

Da il 5 dicembre, 2012

Ci sono dei cinema dov’é possibile trovare qualcosa di più di una semplice forma d’intrattenimento, dove é consigliato vedere certi film, ma non tutti. Ecco il film di cui vi scrivo é particolarmente adatto al cinema d’essai, perché è possibile trovare la giusta atmosfera in modo da cogliere le tante sfumature che il film propone. Il giovane regista danese, Thomas Vintenberg, é un allievo dell’amico e collega Lars von Trier fin dai tempi del capolavoro Festen. É stato l’unico regista al mondo che ha seguito alla lettera il manifesto del cinema Dogma 95, rinnegato successivamente dallo stesso eclettico ideatore, Lars. Insomma un regista che si é fatto le ossa, nel  bene e nel male. La sua scuola di provenienza é il cinema nord europeo, un cinema interessante, molto autoriale, cinico, freddo, distaccato ma anche molto fantasioso. Diversi sono i registi danesi che hanno avuto successo negli ultimi anni, sbarcando persino in America, Vintenberg é uno di questiIl sospetto, che in originale si intitola The Hunt, la caccia e non capisco bene perché cambiare il titolo, é una pellicola preziosa che consiglio a tutti i giovani che vorrebbero raccontare storie. Mi ha ricordato un insegnamento appreso nei miei anni di studi vari come sceneggiatore, che vi racconto. Un mio  insegnante mi contestava il fatto che ero molto interessato ai vari modi di rappresentazione delle storie e che spesso dimenticavo che le storie hanno bisogno di vere motivazioni per essere narrate.  In effetti a tempo debito e con qualche incertezza ho colto l’insegnamento del buon Massimo De Vincentis. The hunt me ne dimostra la bontà!

Il film racconta una difficile storia di pedofilia, dove ne fa le spese un tranquillo maestro d’asilo, Lucas interpretato da un intenso e meraviglioso Mads Mikkelsen. Nel freddo indeterminato paesino danese Lucas viene accusato dalla figlia del suo migliore amico di una violenza che non ha certamente commesso, e da quella piccola bugia di una bambina, dannatamente incolpevole, si scatena piano piano una caccia alle streghe contro il retto maestro degno delle peggiori pagine nere del Ku Klux Klan. C’é anche un processo, ma il film non se ne cura. La Macchina da presa rimane incollata sulla schiena di Lucas, il quale non fugge, non si arrende, affronta tutte le vicissitudini con dolore, coraggio e determinazione. La grandezza del film sta nella narrazione, da una piccola bugia nasce un sospetto, probabilmente realistico in quanto l’abuso é stato commesso e lo dimostra l’ultima inquadratura del film e così un uomo palesemente puro, ma capace di sparare a degli splendidi alci, diventa incredibilmente e irrimediabilmente un mostro. L’unica persona che non dubita della sua innocenza é il figlio con cui Lucas ha un meraviglioso rapporto. C’é una tensione narrativa incredibile che avvolge tutta la pellicola, ogni dettaglio assume importanza fino alla scena in chiesa, girata in 8 lunghe ore di ripresa, dove Lucas sfida tutta la comunità, affronta fisicamente il suo migliore amico il quale finalmente comprende l’innocenza dell’ormai ex maestro. I temi trattati nel film, di cui potremmo disquisire sono molteplici, io continuo a soffermarmi sui particolari strutturali del racconto e sul fatto che il  colpevole non viene smascherato, proprio perché non é importante sapere chi ha commesso il fatto, non é importante la ricerca della verità, ma l’onestà con se stessi, la fiducia nella propria rettitudine perché essa avrà la meglio anche nei peggiori casi di ingiustizia. Mi torna in mente un vecchio rimbrotto di mia nonna: fidati ciecamente di chi cerca la verità ma diffida da chi pretende di sapere la verità ( cit. Dexter stagione sette, Anna Mackey).

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