WALDECK “Atlantic Ballroom”

Da il 18 ottobre, 2018

WALDECK “Atlantic Ballroom”
Etichetta: Dope Noir
Distribuzione: Audioglobe
Data di uscita: 12 Ottobre 2018

Dopo aver da poco festeggiato il decimo anniversario di “Ballroom Stories” (2007), ad oggi l’album di maggior successo di Klaus Waldeck, l’artista austriaco e la sua etichetta Dope Noir Records, trovano che è giunto il momento perfetto per presentare il nuovo album, dal titolo promettente, “Atlantic Ballroom”. E fin qui tutto è tutto nella norma.

Ma per Waldeck questo anniversario è stato anche una occasione per una riflessione sui suoi lavori, al di là di quanto ad oggi è stato scritto dalla stampa musicale.

A proposito di manette elettroniche e deviazioni…

È certamente piacevole sia per l’artista che per la sua etichetta, quando il successo commerciale di un album supera le aspettative. Questo è quello che è successo a

“Ballroom Stories”, un disco che lentamente è passato da essere una scoperta da intenditori allo status di bestseller. Un disco che, gioco forza, è diventato anche un punto di riferimento artistico e commerciale sia per Waldeck, sia per tutti i fan che hanno sperato in un seguito, “nello stile di”.

Da allora le gloriose catene “Electro-Swing” si sono materializzate, appese pesantemente alle pareti dello studio di Dope Noir a Vienna. Perfino Wikipedia ha immortalato digitalmente Ballroom Stories come un lavoro fondamentale per la definizione dello stile Electro-Swing, rendendolo un metro di paragone per ciò che sarebbe stato fatto dopo. Detto questo non c’è da stupirsi quindi che Waldeck abbia avuto poca voglia di cavalcare l’onda che aveva contribuito a creare. È risaputo e saggio pensare che non si dovrebbe mai saltare su un carrozzone, nemmeno se riesci a farlo rotolare da solo.

Nel frattempo, i nuovi metodi di fruizione della musica hanno cambiato radicalmente il panorama musicale. Per qualche tempo anche gli algoritmi si sono attaccati al piede dell’artista. Quando ti ci trovi è difficile liberarsi dalla stretta dell’algo-catena: se la tua canzone ha una introduzione più lunga di trenta secondi, è probabile che l’attenzione della gente si sposti altrove; il formato tradizionale degli album: non più valido!

Vale la pena di preoccuparsi di tutto ciò?

Piuttosto che cercare di soddisfare le aspettative di chi lo aspettava tornare al suo marchio di fabbrica, Waldeck decise di proporre al suo pubblico qualcosa di leggero e facile. Nel 2016, Dope Noir pubblicò il disco dal titolo “Gran Paradiso”, un album che voleva rendere omaggio alla tradizione della canzone italiana e allo spirito “spaghetti-western”.

Inutile dire che la liberazione desiderata non si concretizzò. Mentre dalla critica arrivarono consensi, così non fu per i fan dell’ “Electro-Swing”. Accadde perfino che mentre Waldeck stava sudando con altri viennesi in una sauna finlandese, un fan lo riconobbe e gli fece capire che gli piaceva più “Ballroom Stories” e rivolgendosi al suo editore disse (???):

“Wat willste mit ‘nem italienischen Album?“ (all’incirca: “cosa diavolo vuoi cercare di ottenere con un album italiano?

Ma tutto sommato la breve escursione nel regno dello spaghetti-western italiano ha anche generato un incontro molto importante, quello con la sua attuale cantante principale, Patrizia Ferrara. Mezza siciliana e metà austriaca, Patrizia ha passato gli ultimi anni della sua carriera musicale a Brooklyn prima di tornare in patria.

E quindi, che fare? Riscaldare vecchie ricette, proseguire con l’Italiano…? Anche no.

Musiche per da club senza Electro e Swing? Un pizzico di James Bond…? O anche Bossa Nova ad alta velocità, Electro Rumba? Sembra promettente, ma almeno…. un po ‘di swing?

La nascita di “Atlantic Ballroom” o il ricordo delle cose passate.

Waldeck oltre a decidere ancora una volta di non scaldare vecchie ricette con il nuovo album ha voluto creare un sound che richiami ancora l’idea della “ballroom”, ma questa volta l’atmosfera che scaturisce dalla sua musica è incredibilmente rinfrescante e comunica un senso di ottimismo. Chi ascolta non ha la percezione del lungo lavoro creativo, ma viene immediatamente attratto dall’incantesimo della “Atlantic Ballroom”. Come nei suoi lavori precedenti, Waldeck sottolinea la sua capacità di creare un nuovo universo sonoro. La sua musica ti fa sentire come se ricordassi qualcosa che non hai effettivamente vissuto.

Waldeck suona con riff jazz fumosi e frasi di piano blues. Puoi sentire un pizzico di elettronica viennese, ma è sempre un riferimento discreto. Ci potremmo chiedere come sia possibile produrre un album così rilassato e di grande qualità, quando le circostanze sembrano tutt’altro che facili. Waldeck sottolinea: “Di solito non è facile creare leggerezza tra chi ti ascolta”.

“Rough Landing”, il brano di apertura, indica la direzione. La canzone sarebbe perfetta come titolo per un film di James Bond ancora da girare (forse “James Bond in Paris” nel 2024?). La musica che si respira si adatta al titolo dell’album, perché in qualche modo i 12 brani sembrano molto “transatlantici” e si riferiscono ai primi anni ’60, un tempo in cui molti musicisti jazz americani imperversavano a Parig. La melodia accattivante “Never let you go” – una leggera concessione per gli amici dello swing – sembra anche francofila e riflessiva.

Le influenze musicali in questo album spaziano da Henry Mancini, John Barry, Wes Montgomery, Fats Waller, Lalo Schiffrin a Dave Brubeck. Mentre il clarinetto era ancora il protagonista di “Ballroom Stories”, gli ottoni, in particolare la tromba, ora dominano in “Atlantic Ballroom”.

Tra i cantanti coinvolti spicca la presenza di Patrizia Ferrara, ma accanto a lei troviamo sia quella che è da sempre l’anima gemella di Waldeck, il leggendario Joy Malcolm a cui è affidata la prorompente hit Northern Soul “Keep my Fire Burning” e il viennese Big John Whitfield in “Bring my Baby Back Home”.

Ironia del destino o semplicemente intuizione: proprio come “Ballroom Stories” si riferiva ad un’epoca influente, vale a dire gli anni 1920 e 1930, oggi “Atlantic Ballroom” cattura musicalmente – quasi in tempo reale – la fine di un era: l’ordine postbellico dell’alleanza transatlantica, un ordine per molti inconfutabile e che oggi sembra essere stato irrimediabilmente scosso.

Link utili

http://www.waldeck.at/

https://www.facebook.com/OfficialWaldeck/

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