TUTTI A TEATRO, IMMEDIATO, ITALIANESI!

Da il 23 febbraio, 2013

italianesiITALIANESI 

Premio UBU 2012 “Migliore attore”

Nomination Premio UBU 2012 “migliore testo italiano”

Premio Enriquez 2012 per la drammaturgia

Premio Antonio Landieri 2012 “Migliore attore”

di e con Saverio La Ruina

musiche originali eseguite dal vivo Roberto Cherillo

Stasera alle 21 e domenica sia alle 18 che alle 21 presso il Teatro Immediato – via Gobetti, 29 – Pescara.

 La Stagione CONFINI del Teatro Immediato prosegue insomma con un instant classic del teatro contemporaneo, con ben tre repliche.

Ispirato a storie vere, Italianesi è la narrazione di una tragedia dimenticata, inaudita, rimossa dai libri di scuola e consumatasi poco distante da noi, in un tempo molto vicino.

«Alla fine della seconda guerra mondiale, migliaia di soldati e civili italiani rimangono intrappolati in Albania con l’avvento del regime dittatoriale, costretti a vivere in un clima di terrore e oggetto di periodiche e violente persecuzioni Con l’accusa di attività sovversiva ai danni del regime la maggior parte viene condannata e poi rimpatriata in Italia. Donne e bambini vengono trattenuti e internati in campi di prigionia per la sola colpa di essere mogli e figli di italiani. Vivono in alloggi circondati da filo spinato, controllati dalla polizia segreta del regime, sottoposti a interrogatori, appelli quotidiani, lavori forzati e torture. In quei campi di prigionia rimangono quarant’anni, dimenticati».

Come il “nostro” che vi nasce nel 1951 e vive quarant’anni nel mito del padre e dell’Italia che raggiunge soltanto nel 1991 a seguito della caduta del regime.

Riconosciuti come profughi dallo Stato italiano, arrivano nel Belpaese in 365, convinti di essere accolti come eroi, ma paradossalmente condannati ad essere italiani in Albania e albanesi in Italia.

Saverio La Ruina nello spettacolo è Tonino, un sarto che interloquisce, con squisita, disarmata gentilezza con il pubblico, raccontando la vicenda dimenticata degli italiani d’Albania. Materializza un dramma della mancanza d’identità, portandoci in  terra di mezzo, dove l’individuo deve resistere alla scoperta di non avere nessuna radice, nessuna certezza, neppure illusoria. Accompagnato dalle note di Roberto Cherillo, che riempiono le pause di silenzio, il protagonista non si lamenta, non accusa, si rivolge alla platea con fare timido, sommesso senza di retorica.

 

About Redazione

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*