LE FOTO PROFETICHE DI SARKISSIAN, ARMENO-SIRIANO

Da il 19 novembre, 2015

40293-noname-2Si inaugura giovedì 26 novembre, nella sede espositiva della Fondazione Carispezia  (a La Spezia) la prima mostra personale italiana del fotografo armeno-siriano Hrair Sarkissian, fra i protagonisti del padiglione “Armenity”, vincitore del Leone d’Oro per la migliore partecipazione nazionale alla 56esima Biennale di Venezia.

 L’esposizione, a cura di Filippo Maggia e visibile sino al 21 febbraio 2016, presenta 86 fotografie e un video che offrono allo spettatore una lettura pressoché esauriente della ricerca dell’artista, incentrata sui temi dell’incertezza del futuro e di un’identità sociale, politica, religiosa e culturale da difendere e preservare.

Il rapporto degli individui con la storia e con il passato, la memoria e l’identità dei luoghi, al di là delle mutazioni che nel tempo possono subire, specificano l’intera produzione artistica di Sarkissian (Damasco, 1973).

Utilizzo la fotografia per raccontare vicende che non sono immediatamente visibili in superficie” dichiara l’artista introducendo il proprio lavoro. Vicende umane che una fotocamera analogica 4×5 in fase di ripresa e la stampa in medio e grande formato contribuiscono a rendere percepibili a quanti vogliono capire cosa si nasconde oltre il supporto cartaceo.

Che siano reali o costruiti, gli scenari ripresi da Sarkissian sono comunque frutto dell’assemblaggio di più elementi combinati fra loro e, anche per questo, egli ricorre spesso alla serie che gli consente di evidenziare ora gli uni ora gli altri. L’artista applica la conoscenza del mezzo fotografico e delle sue potenzialità espressive a un processo di produzione di immagini che riconsidera i simboli della storia dell’Armenia, dell’Egitto e della Siria, del passato come del presente, invitando lo spettatore ad andare oltre l’immediatezza della fotografia che, da semplice documento, può assurgere al ruolo di testimone del tempo.

Il percorso espositivo presenta la serie “Zebiba” (2007), 45 ritratti di musulmani osservanti egiziani che portano sulla fronte l’impronta della devozione e dell’atto della preghiera; la serie “Churches” – realizzata ad Amsterdam nel 2009 e di cui sono presenti in mostra 5 opere – che ritrae con il solo ausilio della luce naturale alcuni ex luoghi di culto ora utilizzati per altre attività; 15 immagini affondate nel buio di strutture in legno della serie “Construction”, che introduce a un metodo di lavoro in cui la fotografia diviene un mezzo utile alla narrazione di un’esperienza e non più direttamente responsabile della rappresentazione di luoghi o persone; “Stand Still” (2009-2010), 6 delle 14 immagini in grande formato di palazzi abbandonati in fase di costruzione negli immediati dintorni di Damasco; “Sarkissian Photo Center and My Father & I” del 2010, composto da una veduta del laboratorio fotografico e ritratti di padre e figlio, e il video “Homesick” del 2014 nel quale il modellino del palazzo di Damasco ove Sarkissian è cresciuto – e dove ancora vivono i genitori dell’artista – viene progressivamente distrutto.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo edito da Skira.

Hrair Sarkissian

 Nasce a Damasco nel 1973 da una famiglia originaria dell’est della Turchia fuggita in seguito al genocidio degli Armeni del 1915, ed è proprio nella capitale siriana che il padre apre nel 1979 il primo laboratorio fotografico a colori del Paese, il Sarkissian Photo Center. Il negozio è il luogo dove Hrair Sarkissian cresce e dove si decide il suo destino: affascinato dal mondo delle immagini, per dodici anni assiste il padre apprendendo al contempo la tecnica di ripresa come quella di stampa, sino a quando decide di perfezionare gli studi anziché sviluppare l’attività commerciale. Si trasferisce così in Francia, ad Arles, e successivamente completa la sua formazione artistica alla Gerrit Rietveld Accademie di Amsterdam dove, nel 2010, si diploma in fotografia. Dal 2011 risiede a Londra, da cui muove per viaggi e residenze di periodi anche lunghi in Olanda e Giordania. Ha esposto le sue opere ai Rencontres d’Arles (2004), allo State Museum of Contemporary Art di Salonicco (2008), alla Biennale di Istanbul (2009), al Mori Art Museum di Tokyo (2012), al New Museum di New York (2014), alla Tate Modern di Londra (2014-2015). Ha preso parte alla 56a Biennale di Venezia (2015) esponendo insieme ad altri artisti all’interno del padiglione armeno, vincitore del Leone d’Oro per la migliore partecipazione nazionale.

 

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