L’ITALIA, IL BOOM, A TAVOLA. IL CIBO IMMAGINARIO

Da il 3 dicembre, 2013

dddOltre trecento sono le immagini che raccontano l’Italia a tavola a partire dagli anni cinquanta ne “Il cibo immaginario”, al Palazzo delle Esposizioni di Roma dal 3 dicembre al 6 gennaio.

La mostra, ideata da Marco Panella e prodotta da Artix in collaborazione con Gruppo Cremonini e Coca-Cola Italia, ricostruisce attraverso le réclame venti anni di crescita economica, dal dopoguerra fino agli anni settanta.

Un percorso iconografico che raccoglie pubblicità dell’epoca per raccontare il cibo, con tutta la ritualità che lo accompagna e con la sua funzione sociale.

Potrebbero essere le immagini che narrano la ‘storia del desiderio’ degli italiani, ma anche un intreccio di tante storie parallele. Quella della famiglia, e di ciò che il cibo ha simbolicamente rappresentato da sempre; quella del miracolo economico, con il frigorifero comprato a rate che diventa status symbol e che può aiutare ad ostentare il benessere se è stracolmo di alimenti; e quella di una parte di emancipazione della donna, che in vent’anni può smettere i panni della perfetta massaia dedita alle tagliatelle al ragù per il “Signor marito” (come recita uno slogan) per diventare un essere senza gonna a ruota e grembiulino che sorseggia un Cynar nel tanto agognato tempo libero e “Contro il logorio della vita moderna”.

Moltiplica il piacere di bere un caffè”, è l’imperativo nella pubblicità di una caffettiera, oppure “Eccolo, il regalo che cercavate” con un meraviglioso frullatore in primo piano. E poi c’è il sifone automatico per ottenere in casa dell’ottima soda, ma anche “W la sete degli amici, se c’è Frizzina da bere”.

La polvere Vim spazza via “le polveri di ieri”, l’elemento innovativo è fondamentale nell’arte della persuasione per eccellenza, e la libertà non è più un miraggio “Anche voi signora siete schiava… dei piatti da lavare”, senza Trin che lava i piatti al posto vostro!

Sono i sogni della gente di un paese che si avvia verso un lento e complicato processo di alfabetizzazione, con una televisione che si propone di insegnare a leggere e scrivere.

Quando il 47% del reddito era destinato all’alimentazione, quale idea di modernità e di progresso si celava dietro un frullatore? Che conquista senza precedenti poteva essere una zuppa pronta? Il grande messaggio delle pubblicità di quegli anni era la promessa di entrare nella modernità e nel futuro.

E forse si potevano scorgere già i prodromi di quella cultura della surgelazione degli anni settanta, e di quella cultura del cibo ‘fast’ degli anni ottanta, distanti anni luce dal cibo naturale a cui si tenta di ritornare oggi.

Nel ‘59 un uomo affermava sicuro: “Chi non beve birra ha torto”.

Negli anni settanta una donna bionda ruba spazio al boccale, e sussurra con malizia: “Chiamami Peroni, sarò la tua birra”.

Impossibile non pensare alla pubblicità di oggi e a cosa sia cambiato. Certamente il corpo ha rubato la scena al prodotto, e la seduzione regna sovrana sulle ceneri della beata ingenuità degli anni cinquanta.

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