OLTRE IL COMIC SANS

Da il 12 marzo, 2012

 

Nei nostri uffici pubblici, negli ospedali, sulle macchine distributrici di caffè nelle aziende, per le strade… quante volte vi siete imbattuti in questo carattere tipografico che da un po’ di tempo ormai si è conquistato l’inimicizia, potremmo anche dire l’odio di tanti graphic designer?

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Nato nel 1994 dalla creatività di Vincent Connare per la Microsoft, e più precisamente per un programma chiamato Microsoft Bob, il Comic Sans si ispira ai caratteri impiegati nei fumetti. Il suo ideatore assicura, non aveva mai pensato ad un suo utilizzo generico e soprattutto così diffuso.

Dunque, perché tanto risentimento nei confronti di questa tondeggiante font che così spesso viene selezionata dal menù caratteri per dare un “tocco” alle proprie comunicazioni? Il punto è proprio questo: quale “tocco”, di grazia?

Il Comic Sans si è accaparrato un posto che spetta di diritto a tanti altri caratteri tipografici che meglio di lui assolverebbero la funzione di trasferire un messaggio con il giusto “tono di voce”. Più precisamente, seppur adatto, anche se assai approssimativamente, a soluzioni destinate a bambini, cartoons, fumetti, non ha alcun carattere, per l’appunto, che lo renda adatto a contesti professionali, istituzionali, ufficiali.

Il Comic Sans non si fa prendere sul serio. E se a questo aggiungiamo lo scotch, sporco, raggrinzito che a stento, o per l’eternità, tiene il foglio lacero su una porta, beh stiamo facendo di tutto per non farci capire. Per favore ditelo alle pubbliche amministrazioni!

La scelta di un carattere tipografico non è mai…meglio, non dovrebbe essere mai casuale …ogni font è dotato di una propria personalità che contribuisce a rafforzare il senso di quanto stiamo scrivendo o di quello che stiamo progettando. Stessa parola, nessun contesto, solo un carattere diverso. Attribuireste a questa parola lo stesso senso, le stesse sfumature, lo stesso significato connotativo? Provate.

Esistono diverse crociate contro il Comic Sans e la raccolta firme di Ban Comic Sans fa realmente impallidire per quanto numerosa. Scrivono sul manifesto del gruppo: “Crediamo nella santità della tipografia (…). Il carattere tipografico è una voce; la sua qualità e le sue caratteristiche comunicano ai lettori un significato che va oltre la mera sintassi. (…) Come il tono della voce, le caratteristiche di un carattere tipografico veicolano del significato. Il design stesso è la sua voce. Spesso questa voce supera il contenuto del testo.”

Dopo aver insinuato in voi il dubbio, vi lascio con una serie di operazioni ambientali, e non, che impiegano la tipografia come elemento centrale del proprio progetto. È solo un assaggio di quello che il mondo offre lì fuori, oltre il comic sans!

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