QUANDO GLI EMIGRANTI ERAVAMO NOI. PIÙ CEZANNE

Da il 5 novembre, 2013

00_Minatori di salt Lake City, Utah ,Aerografia su legno,cm80x60,1998Il Complesso del Vittoriano di Roma,

a Piazza Venezia,

 ospita dal 9 al 24 novembre la mostra di Meo Carbone,The Dream – Omaggio all’emigrazione italiana negli Stati Uniti d’America nel XX secolo.

Ricordando che fino al febbraio 2014 sempre al Vittoriano è visitabile la bellissima  monstre,

sempre affollatissima, da noi vista e assaporata domenica, su Cezanne e gli artisti italiani del Novecento. Da Sironi a Morandi passando per Carrà.

Il progetto parte dall’incontro dell’artista con Dominic Candeloro, studioso dell’emigrazione italiana in Nord America presso la Loyola University di Chicago. «Mentre mi trovavo a Chicago nel 1995 – racconta Carbone – vidi una mostra fotografica sull’emigrazione italiana. Fui profondamente scosso da quelle immagini, dall’intensità delle loro sofferenze e dallo stupore nei loro occhi nel proiettare i propri sogni nel costruire una nuova vita. Quella energia ispirò questo mio lavoro, voler rappresentare quelle immagini in una nuova ottica, dando vita ad un sogno sulla base delle loro realtà e dei loro sogni».

Meo Carbone fa suo il forte realismo e la forte espressività delle immagini fotografiche: le manipola, le corrompe, le integra, le divide e le ricompone in più soggetti. Nelle trentasette opere esposte, tutte areografie ma su supporti di diversa natura, gli sfondi sono per lo più scuri, ma nei dipinti non mancano gli sprazzi di luce: sono i volti delle persone dipinte. Il sogno si impossessa dei volti e traspare dal di dentro dei volti medesimi, illuminandoli. Il sogno diventa protagonista e riempie di colore le tele. Le figure degli emigranti assumono portamenti epici, come se fossero delle vere e proprie icone del lavoro dei primi del Novecento.

 La mostra

«Il sogno è affrontare qualsiasi difficoltà: come le difficoltà degli emigranti. Ed è proprio per questo che la mia mostra s’intitola “The Dream”. Il sogno dell’emigrazione che si fonde nel sogno dell’artista. E le mie opere vogliono comunicare il sogno, stabilire rapporti umani alla ricerca di sintonie che mi facciano rapire i sogni altrui condividendone gioie e dolori. Questa parte della mia esistenza è un omaggio al sogno. E’ la ricerca di vivere una vita in armonia con quella natura di cui siamo la parte sognante».

La mostra è dedicata al “sogno” italiano dell’America e lo analizza partendo dalla realtà, riletta e ricostruita mediante le foto oggi esposte a Ellis Island, luogo del sogno ma anche del dolore, dove circa cinque milioni di nostri connazionali, tra il 1850 e il 1914, vissero un periodo cruciale della loro esistenza in cerca del loro sogno. Operai, contadini, minatori, ragazzini, donne invadono lo spazio grafico delle tele di Carbone e dei suoi oggetti artistici, come nel caso dell’opera “Valigia” che da oggetto di uso comune, diventa metafora artistica di una nuova rigenerazione del dolore e del dramma. L’arte ridà visibilità alle immagini di cronaca (Sacco e Vanzetti). Un’arte che tende al sociale per divenire politica, un’arte di denuncia che Carbone gestisce e completa con una serie di geometrismi luministici che scompongono il passato fotografico con una forza espressiva che sospende e sorprende la cronaca per elevarla appunto al grado di Arte.

Non appena accede alla sala, lo spettatore si ritrova immerso nel “viaggio-sogno” dell’artista e si è accolti da due “valigie-scultura” aerografate disposte lungo le visuali preferenziali, che hanno il fine di sottolineare il tema della partenza e dell’abbandono della terra d’origine espresso dalle tele presenti nella sala. Due citazioni accompagnano il visitatore verso la seconda sala lasciata libera per dare il giusto respiro alle grandi tele che, disposte lungo le pareti, ricreano l’effetto di un nastro continuo di visi, ombre, giochi di luce, tagli e colori. Da “visitatori-osservatori” si diventa “osservati”. Gli occhi scuri delle tele ora ci osservano, così come venivano osservati i nostri connazionali una volta arrivati ai porti di destinazione, alla ricerca del loro “American Dream”.

Pittore e scultore, nasce a Minervino Murge (Bari). Nel 1963 frequenta lo studio dello scultore Lorenzo Ferri dove apprende e perfeziona le tecniche artistiche dalla pittura alla scultura. Dal 1971 inizia la sua attività artistica realizzando la sua prima mostra a Roma e vincendo a Colonia il premio “ Tevere – Reno”. Nel 1975 è invitato alla 10ª Quadriennale di Roma “The New Generation”. Partecipa a Baden Baden alla 3° Biennale di Grafica Europea. Negli Stati Uniti è affascinato dalla cultura dei Nativi Americani e viene catturato da alcuni simboli delle loro divinità: realizza le sue prime sculture-totem e a conclusione di questo progetto, nel 1992, il professor Paolo Portoghesi presenta il libro “Deities”, omaggio alle divinità indiane del Nord America, in occasione del 500° anniversario della scoperta dell’America. La mostra ha luogo in alcune città italiane tra cui Pescara, Spoleto e Roma a Palazzo dei Congressi; dal 1994 diventa itinerante negli Stati Uniti partendo da Miami, Orlando, Chicago, Salt Lake City ed infine San Francisco. A Chicago, nel 1995, Carbone incontra Dominic Candeloro dell’Università dell’Illinois, storico dell’immigrazione italiana del Nord America, curatore della mostra fotografica “La Storia degli Italiani a Chicago”. Grazie a questo incontro decide di iniziare una serie di opere dedicate alle famiglie e agli operai italiane, protagoniste della diaspora del popolo italiano negli Stati Uniti d’America. Attualmente, oltre a dedicarsi alla mostra sull’Emigrazione Italiana, sta portando avanti  un nuovo progetto dedicato ai Grandi Capi Indiani riallacciandosi nuovamente alle divinità indiane.

La curatela della mostra è di Pascale Carbone, presidente della Fondazione The Dream-Per non dimenticare.

Progetto espositivo: Studio Pamik.

Organizzazione generale: Comunicare Organizzando.

La mostra sarà inaugurata l’8 novembre alle ore 18 presso il Complesso del Vittoriano.

INGRESSO LIBERO

Orario: tutti i giorni 9,30 – 19,30

L’accesso è consentito fino a 45 minuti prima dell’orario di chiusura

 

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