TANTE BELLE COSE AL MARRUCINO

Da il 17 febbraio, 2012

Riprende la stagione di Teatro Classico del Teatro Marrucino di Chieti, questo sabato alle 21, con la pièce “Tante belle cose” di Edoardo Erba, con Maria Amelia Monti, per la regia navigata di Alessandro D’Alatri.

Ci sono persone che non riescono a separarsi dalle cose e accumulano tutto nelle loro case finché gli oggetti non li sommergono. Se ne contano a milioni. In America si chiamano “hoarder”. Orsina è una “hoarder”, fa l’infermiera a domicilio, non è cosciente del suo disagio, ma mette a disagio i vicini, che mal sopportano la sua mania di accumulare e la ritengono responsabile della sporcizia e degli olezzi della palazzina. Per buttarla fuori i condomini, guidati dalla implacabile Bolasco e dal viscido Eugenio, assumono un amministratore pieno di debiti e ricattabile, Aristide. Fra Orsina e Aristide c’è una spontanea simpatia e lui si illude di poterla aiutare a sgombrare tutto. Nella sua missione impossibile è costretto a entrare nella rutilante, divertente e creativa follia della donna, che è legata ad ogni oggetto, anche il più piccolo, da un ricordo affettivo, da un progetto futuro, da un timore irrazionale di privarsene. In un crescendo comico ed emotivo, i due trovano motivi di scontro e di solidarietà, e arrivano fino alla soglia del sentimento.
Giocato sul doppio piano della commedia e del dramma psicologico, “Tante belle cose” è un lavoro fresco, vivo, pulsante di energia e comicità. Disegna lo straordinario ritratto di una donna, particolare eppure vicina, in cui chiunque può riconoscere una parente, una conoscente, un’amica; di un uomo semplice e generoso, un signor nessuno capace di grandi cose. E di due malvagi della porta accanto, convinti nel loro perbenismo di fare la cosa giusta.
Con questo suo ultimo lavoro l’autore, Edoardo Erba, getta uno sguardo poetico sulle fragilità umane mettendo in scena con delicata ironia i comportamenti della modernità. Un testo contemporaneo in grado di generare quella sorta di compassione da cui origina un sorriso di comprensione sulle altrui debolezze. Motivo per cui un regista cinematografico come Alessandro D’Alatri ha deciso di assumere con entusiasmo la direzione dello spettacolo.

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