ACQUA AVVELENATA E DEPURATORI CHE NON FUNZIONANO

Da il 25 novembre, 2015

Resoconto conferenza stampa di Maurizio Acerbo, ex-consigliere regionale PRC e Corrado Di Sante, segretario provinciale PRC tenuta stamattina a Pescara

ACQUA AVVELENATA E DEPURATORI CHE NON FUNZIONANO: LE RESPONSABILITA’ POLITICHE

DEPURAZIONE PESSIMA COME LA POLITICA CHE LA GESTISCE

“Non ci sono segreti meglio custoditi di quelli che tutti conoscono”

George Bernard Shaw

 

Il dossier del Forum Acqua sul cattivo funzionamento dei depuratori in Abruzzo suscita giustamente indignazione e preoccupazione. Ci teniamo a puntualizzare che se la situazione è questa non è colpa dello spirito santo o del destino.

Se lo stato della depurazione in Abruzzo è da quarto mondo è bene non dimenticare le responsabilità politiche di chi doveva provvedere alla gestione e ai controlli.

Innanzitutto ci riferiamo all’ARTA che avrebbe dovuto fornire alla cittadinanza quei dati da anni in base alla normativa nazionale e regionale (prima norma regionale è del 2008). Soltanto dopo le polemiche estive sulla balneazione e le sacrosante critiche che abbiamo rivolto come Rifondazione e movimenti per l’acqua ai vertici dell’ARTA chiedendo le dimissione del direttore politico Amicone finalmente si son decisi a pubblicare dati dei depuratori.

Come ben illustra il dossier del Forum Acqua la situazione è gravissima e conferma il quadro che abbiamo sempre denunciato relativo alla cattiva gestione del servizio idrico integrato nella nostra Regione.

Che i depuratori sovente non funzionino o funzionino male è un dato ma è bene chiarire di chi sono le responsabilità politiche.

La depurazione è competenza delle spa che gestiscono il servizio idrico integrato. Società di cui sono azionisti sono comuni. Nate nel 2000 sulla base di una pessima legge indirizzata verso la privatizzazione del servizio hanno di fatto fornito ai politicanti locali la possibilità di gestire in maniera privatistica un bene comune e un servizio essenziale come l’acqua.

In Abruzzo si è creato un sistema di potere affaristico-clientelare che abbiamo definito “partito dell’acqua” che ha consentito a esponenti politici – in primo luogo del Partito Democratico ma laddove ha potuto il centrodestra non è stato da meno – di usare le aziende del servizio idrico per fini propri.

I cittadini pagano in bolletta una quota destinata alla depurazione quindi è sbagliato dire – come qualcuno ha fatto – che non ci sono le risorse. Purtroppo sono state spese in maniera sbagliata.

Le società dell’acqua hanno accumulato enormi sperperi di denaro pubblico e debiti per decine di milioni di euro (solo l’ACA ha superato i 100 milioni).

I sindaci attraverso gli ATO avrebbero avuto il dovere di controllare l’operato di chi avevano nominato nelle società ma in generale c’è stata ampia complicità con le cattive gestioni affaristiche e clientelari. Le vicende di ACA, CAM, SASI ecc. hanno riempito le cronache per anni ma quasi sempre solo Rifondazione Comunista e i movimenti hanno denunciato i comportamenti di questo ceto politico irresponsabile.

 

Non mancano le ombre relative a vera e propria corruzione se l’ultimo presidente PD dell’Aca Ezio Di Cristofaro si è dovuto dimettere dopo l’arresto con l’accusa di tangenti.

Questa classe dirigente ha raccolto molte preferenze ma ci ha fatto bere per anni acqua proveniente da pozzi contaminati da sostanze chimiche cancerogene. Non entriamo nel merito del processo in corso ma ricordiamo che senza la nostra denuncia nel 2007 staremmo ancora bevendo quell’acqua. Comunque finisca la vicenda penale l’Istituto Superiore di Sanità ha confermato tutto ciò che avevamo denunciato a partire dal fatto che non si poteva miscelare “acqua avvelenata” con acqua proveniente da altri pozzi per abbattere percentuale inquinanti dato che le sostanze cancerogene attraverso il consumo quotidiano si accumulano nel corpo umano.

 

E’ ora di smetterla di minimizzare i problemi nascondendo i dati. La Regione purtroppo invece di intervenire drasticamente reitera il Piano di Tutela delle acque della precedente Giunta che rimanda il risanamento dei fiumi al 2027 mentre secondo le direttive europee doveva essere “buono” entro il 2015. Un fallimento della classe dirigente regionale che si pensa di nascondere cambiando le date.

E’ ora di riformare il servizio idrico nel senso indicato dal referendum sciogliendo le spa e trasformandole in aziende di diritto pubblico con trasparenza e controllo da parte di cittadini e utenti come proponiamo da anni.

E’ ora di fare dell’ARTA un’agenzia autorevole con una direzione adeguata per competenze scientifiche

 

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