A.C.A.B, I CELERINI E LO STATO-STADIO

Da il 12 febbraio, 2012

La prima volta che ho avuto notizie di questo film è stato al cinema vedendo il suo trailer.

Colpiva per la sua bellezza estetica, non sembrava un film italiano, ma erano talmente italiani i celerini che non ho potuto aver dubbi che il film lo fosse. Confesso di aver pensato subito a Stefano Sollima per il modo di usare la macchina da presa e per la curata fotografia di Paolo Carnera. Un mix già apprezzato nella produzione televisiva Sky di Romanzo Criminale. Lo stile cinematografico è quello di genere poliziottesco, un tempo accusato di essere cinema di destra, fascista.

Il film è tratto dal romanzo omonimo di Carlo Bonini, ma se ne discosta non poco. Ad esempio il personaggio di Adriano è stato totalmente inventato dagli autori. La storia dei tre protagonisti, Drago, Negro e Mazinga colpisce per la crudeltà emotiva, sono uomini duri, ma perdenti che cercano nella divisa una rivalsa sociale, un senso di vita, persino etico. Gente distrutta da vite difficili di cui sovente perdono il controllo, dagli affetti, alle case, ai figli e persino i mezzi di trasporto… Si trovano sempre nel mezzo di situazioni estreme, di cui non sono responsabili: allo stadio, sgomberi dei campi rom, sfratti comunali. Sono il braccio armato di uno stato malato. Sono effetti collaterali, ragazzi che vedono nell’arma un posto onesto dove guadagnarsi da vivere. Ma non è così, loro sono molto di più e lo fanno per 1400-1800 euro al mese, con gli straordinari.

La pellicola, durante la presentazione con il regista a Milano, è stata osteggiata e contestata, non dai tifosi di calcio, ma da alcune forze politiche di sinistra che si sono schierate contro questa operazione culturale. Ovviamente senza vedere il film, ma come diceva un celebre cantautore “mio fratello è figlio unico perchè non ha mai criticato un film senza prima vederlo”. Gli stessi che spesso sottovalutano l’importanza culturale dello sport e del calcio in particolare. Eventi che invece meriterebbero un’attenzione maggiore da parte di tutti: ma fin quando regneranno nelle tv italiane Mediaset, Rai e Sky, non ci sarà attenzione maggiore. Troppi sono gli interessi per rimanere nel silenzio, è meglio non parlare della nostra storia, dei nostri sfortunati “eventi”. Si parla sempre del G8 di Genova, mai del caso Raciti o del giovane Sandri. Per non parlare del caso Cucchi, Aldovrandi etc. Qualcuno sa cosa sia successo al giovane ragazzo arrestato per la morte dell’ispettore Raciti? Pochi sanno che da quel 7 febbraio 2007 andare allo stadio è diventato un supplizio (vi parlo dal punto di vista di chi frequenta lo stadio) e per tanti motivi che non vi sto qui ad elencare, motivi che non sono affatto lontani dai problemi irrisolti del nostro paese.

Insomma, morale della favola, penso che non voler vedere questo film sia un atto presuntuoso, borghese, da intellettuale per niente avveduto che chiuso nel suo mondo imperfetto non si accorge degli eventi che accadono, giudicandoli superficialmente. Personalmente ho invece trovato, nella ricerca del film, un tentativo di pasoliniana memoria, un punto di vista poco praticato da destra come da sinistra, un punto di vista di uomini di strada, che come noi, cercano di sopravvivere, purtroppo commettendo molti errori. Trovo il film riuscito, costruito bene, con delle belle interpretazioni, una bella sceneggiatura e bei dialoghi. Gli autori hanno avuto coraggio nel far ammettere ai celerini  gli orrori di Genova, di conseguenza il finale del film è molto pertinente, se pensate che successivamente l’agente Spaccarotella per l’omicidio volontario di Gabriele Sandri è stato condannato, in secondo grado, a soli 9 anni di carcere. Insomma va apprezzato il tentativo degli autori di confrontarsi con la realtà, affrontandola senza ideologie. Io allo stadio non mi unisco mai al coro “celerino figlio di puttana”, più volte cantato da Drago nel film, non credo siano loro i nostri nemici. I nemici della nostra società sono le bugie, gli inganni, il depredare la realtà della sua verità storica. No, i celerini non sono i nostri nemici.

P.S. Negli ultimi anni con la questione incostituzionale della tessera del tifoso, mi aspettavo di più da tutti gli ultrà italiani. Vedevo in loro una possibile guida per un’eventuale forma di reazione popolare contro uno stato corrotto come il nostro. Sono stato un ingenuo. Mi viene in mente una famosa locuzione latina, “Divide ed impera”.

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