CESARE DEVE MORIRE

Da il 20 marzo, 2012

Finalmente il mio “grande” ritorno al cinema. Erano forse quindici i giorni di assenza, un record! D’altronde l’unica pellicola che ha destato il mio interesse è stata Hysteria, che conto di recuperare in settimana. A tal proposito faccio un appello: essendo una commedia, merita una visione non solitaria, ma in compagnia, quindi se ci sono interessati si facciano avanti! Non faccio distinzioni di sesso, razza o colore, l’unica regola è: non mangiare pop corn, o patatine, si a mash mallows!

Tornando al tema dell’articolo(?), mi mancava la sala… quindi quale migliore occasione per vedere il film dei fratelli Taviani, Cesare deve morire, fresco vincitore dell’Orso d’oro di Berlino?

Innanzitutto una confessione: paleso la mia totale ignoranza sul cinema dei fratelli Taviani. Umilmente faccio ammenda e quanto meno, cerco di recuperare La notte di San Lorenzo, quello che dovrebbe essere il loro capolavoro. Infatti il loro nuovo film è una vera gemma preziosa. L’ho visto in compagnia di un amico produttore indipendente di cinema, Claudio Angelozzi. Se ve lo racconto è perchè vorrei rendere merito all’amico Claudio il quale tra il 2002 e il 2006 ha prodotto e girato nella casa circondariale di Pescara un cortometraggio e un film documentario, Confini e Cantieri per la regia di Maurizio Fiume. Anche, lui come i fratelli Taviani, ha vissuto nella “casa” un pezzo della sua vita. Tanti giorni in compagnia di ragazzi sfortunati che hanno ridotto la loro libertà nelle quattro mura del carcere. Vedere il film in sua compagnia è stata un’esperienza nell’esperienza. Il film dei Taviani è bellissimo! Persino per me che sono un malato della sceneggiatura dagli ingranaggi perfetti. Per una volta, non ne sono stato condizionato. Ho visto il film senza quasi udire le battute, tanto ero rapito dalla forza delle immagini. La storia non ha uno sviluppo narrativo, è un film di finzione al limite del cinema documentario. La breve sinossi si potrebbe racchiudere così: alcuni uomini ospiti della casa circondariale di Rebibbia, mettono in scena, nel corso annuale di teatro, il Giulio Cesare di Shakespeare.

Un bellissimo bianco e nero isola i personaggi principali, in un epoca fuori dal tempo. Le musiche avvolgono le fasi drammatiche in momenti di grande lirismo audiovisivo. Sembrava di vedere Roma città aperta o Mamma Roma! Copiosa, l’intensa umanità degli autori, bagna tutto il film. Non ci sono giudizi, non ci sono confini o barriere. Sembra che nel momento in cui questi ragazzi hanno un compito, lo svolgono, con decisione e fierezza degna di attori immarcescibili.

Ecco forse sta qua il punto.

Claudio nella sua esperienza mi ha raccontato che molti dei ragazzi che si trovano in carcere, molto spesso ne fanno ritorno, non hanno un compito da assolvere fuori, aspettano il momento giusto e quindi tornano in carcere alla prima occasione. Non so voi, ma io spesso mi domando se quello che faccio nella mia vita sia giusto o sbagliato, mi domando se ho finalmente trovato un ruolo nel gioco della vita. Mi ha colpito lo sguardo di Claudio dopo il film, gli occhi quasi commossi, nel ricordare a me, e a se stesso le persone che aveva conosciuto. Quella voglia vitale di andare oltre le apparenze per comprendere empaticamente gli esseri umani. Sapete, nel nostro lavoro facciamo un sacco di cose, solo ed esclusivamente per del vil danaro. Ma il cinema vero, è qualcosa d’altro. Claudio non avrebbe vissuto la stessa esperienza senza il cinema. Il cinema non sarebbe possibile senza storie di uomini che sbagliano… e tutti hanno diritto alla redenzione, a una vita degna e onorevole. Peccato che poi in realtà non sia così.

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