JULIAN ASSANGE POST-CYBERPUNK CONVINCE A METÀ

Da il 2 novembre, 2013

maxresdefault‘Il quinto potere‘ è la storia di un uomo coraggioso.

”Il coraggio è contagioso” dice Julian Assange, e Daniel Domscheit-Berg se ne lascia convincere trovando nel suo eroe qualcosa che manca a se stesso.

Un ego che poi affiorerà alla fine del film, mascherato da giustizia e correttezza. Ma nel coraggio contagioso lui non ci crede, non dà fiducia fino in fondo e diventa solo un bambino capriccioso che è voluto salire su quella giostra che lo affascinava tanto, ma poi ha avuto mal di pancia e ha dato la colpa al giostraio.

Assange ha i suoi tormenti e la sua storia, che sicuramente hanno contribuito a creare quel suo personaggio, ma usarli come motivazione finale non ci convince.

Non crediamo alla sagoma del genio strampalato con sbalzi d’umore che cercano di rendere poco credibili gli attacchi fatti al suo collega Daniel.

Il film, oltre ai problemi relazionali dei due, evidenzia la questione dell’etica. Quello che cerca di affermarsi come il vero problema è ‘ il sangue di molti contro il sangue di pochi, ma quei pochi uccisi da noi e non da ”loro”, i potenti. Ed è così che in un cielo nel quale fluttuano neon, sotto i quali una fitta rete è osservata, solo in parte dai vertici, ma perennemente dai grandi occhi della Morale, il sistema implode.

Un backround cyberpunk degli anni ’90, con musiche leggermente più moderne, e dei nerd punkettari poco credibili.

Ma di fronte all’espressione contorta e pregna di passione di Benedict Cumberbatch possiamo perdonare tutto, ottima interpretazione.

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