IN TIME: LA FANTASCIENZA È CINEMA

Da il 3 marzo, 2012

Andare a vedere film di fantascienza è sempre intrigante. Quando poi c’è un autore dietro la macchina da presa come Andrew Niccol, l’autore di Gattaca, Lord of war e di S1m0ne, diventa una missione. Il cinema è un’arte che si sposa perfettamente ad alcuni generi particolari. Il western, forse l’unico genere che è solo cinematografico, l’horror, un genere immaginifico perfetto per il cinema, il fantasy e di conseguenza, la fantascienza! Il fantasy con i vari Harry Potter, Signore degli Anelli e simili, è esploso. La fantascienza invece ha una storia e una gestazione particolare. Generalmente si pensa che nasca negli anni cinquanta con l’avvento della letteratura fantascientifica dei vari Philip Dick e Isaac Asimov, invece i germi del genere erano ben visibili precedentemente nella settima arte. Infatti la fantascienza nasce con il cinema stesso. Da Viaggio nella luna di Melies passando per Metropolis di Fritz Lang, per poi svilupparsi nel tempo con i vari Ultimatum alla terra di Robert Wise, L’invasione degli ultracorpi di Don Siegel. Arriviamo a oggi ma senza tralasciare gli anni settanta con l’avvento di Guerre Stellari e Alien: un’epoca che fa spartiacque nel genere.

Con il miglioramento delle tecnologie le storie si fanno via via più complesse, ma spesso si confonde il genere di fantascienza con l’azione o con semplici, seppur nobili, film di intrattenimento. La fantascienza è un genere che ha radici letterarie e culturali insite profondamente nell’uomo. È un genere esistenzialista perché pone l’uomo al centro delle sue storie e lo interroga sul suo futuro, sulla sua esistenza. Spesso è occasione di immaginare popoli diversi dal nostro, provenienti da mondi lontani. Un’occasione, in un certo senso, biblica. È quasi ricerca di un Dio diverso da quelli canonici, già inventati da ispiratissimi scrittori nel corso della nostra storia millenaria,  una vera prova di forza intellettuale.

Un prologo necessario per descrivere l’operazione culturale di Andrew Niccol ed il suo bel film  In time. Visionato nella sala Uno del cinema Massimo come spettatore unico pagante, una grande emozione.

In un mondo di uomini geneticamente modificati, l’unico modo per morire è la scadenza del tempo. Gli uomini umili devono lavorare per comprare il tempo necessario alla loro esistenza. Un film politico che avvicina il tempo al valore del denaro connotandolo con la morte. Lo spettro che spaventa le nostre umili vite, come ci ha ricordato persino Celentano nella sua arringa televisiva a Sanremo 2012 contro le testate cattoliche. Will e Sylvia sono dei Robin Hood del futuro, rubano il tempo del facoltoso padre di Sylvia per darlo ai poveri che ne hanno bisogno. Sulle loro tracce ci si mette un intenso Cilian Murphy, alias Raymond Leon. Un custode del tempo, che come un moderno shakespeariano “celerino” cerca di recuperare il tempo rubato per riconsegnarlo al suo padrone.

Insomma i soldi non ci piacciono, ma se non ne abbiamo non possiamo godere dei privilegi della vita. Altresì se non abbiamo tempo e dobbiamo lavorare per averlo, non potremmo avere i soldi da spendere per goderci la vitaUna metafora azzeccatissima del nostro tempo, dove alcuni ricchi si prendono avidamente il tempo di tutti, e per pochi intimi. Per un semplice ed effimero abuso di potere e nient’altro. Il racconto si svolge in un contesto storico che ricorda più Interceptor di George Miller che un rileccato mondo fantastico di concezione moderna. Ambientazioni scarne, attenzione alla gente del popolo, i mezzi di trasporto non sono diversi dai nostri, non ci sono astronavi, non ci sono viaggi nel tempo, non ci sono armi laser, niente. Un film di fantascienza nato da idee, con un contenuto importante e che fa un giusto uso dell’azione, senza abusarne. È un film politico che vuole comunicare ai nostri governanti un bisogno di umanità rinnovabile. Un profondo gusto retrò aleggia nella pellicola, mi ha ricordato un vecchio film di Elio Petri, La decima vittima, uno dei pochi registi italiani che si è misurato nel genere, coadiuvato da un meraviglioso Marcello Mastroianni. Ovviamente vi consiglio di recuperarlo subito.

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