LA «BELLA ADDORMENTATA» DI CERTO CINEMA D’AUTORE ALL’ITALIANA

Da il 14 settembre, 2012

Quando al cinema non crediamo alla Storia.

Innanzitutto sfatiamo un mito, non è vero che il cinema d’autore è sempre noioso. Purtroppo non c’è una definizione esatta di cosa significa fare cinema d’autore. Esiste un margine di errore nel dare tale giudizio perché non c’è alcuna possibilità di essere oggettivamente dalla parte della ragione o del torto. Ora, se noi parliamo di un film e abbiamo le competenze necessarie per avvalerci di tutte le chiavi di letture possibili, possiamo provare ad avvicinarci ad un’analisi oggettiva. Ma dato per assoluto che la verità oggettiva nelle arti figurative non esiste per definizione non potremo mai mettere d’accordo tutti, e a dir la verità non ho nessuna intenzione di farlo. Provo invece a ragionare sul cinema d’autore e su come riconoscerne lo status. Il cinema d’autore è realizzato da registi (e produttori) che hanno un punto di vista forte, un messaggio ampio non univoco e fuori dagli schemi convenzionali. Generalmente si avvalgono di un linguaggio stilistico unico e difficilmente ripetibile. Non è detto che il cineasta d’autore usi un genere cinematografico e quando lo fa, ne rovescia le strutture trovando delle soluzioni originali.  Ci sono tantissime altre motivazioni per definire un film d’autore, ma di certo non è necessario che sia noioso. Qualcuno trova per caso noioso Shining di Stanley Kubrick? Mullholland Drive di David Linch?  C’era un volta il west di Sergio Leone? O Fino all’ultimo respiro di Jean Luc Godard?

I film di Bellocchio sono generalmente considerati film d’autore in quanto il regista si è costruito negli anni quest’aura di coraggioso autore italiano. Dispiace non dispensare lodi al suo ultimo film che di sicuro, e con coraggio, affronta temi importanti. Ci riporta ad un clima politico e culturale, che faremmo bene a non dimenticare mai, quando certi esponenti del Pdl volevano educarci a una nuova forma di cattolicesimo estremo. Giorni cupi e dimenticabili. Ma sono veramente tante le cose che non mi hanno convinto. La sceneggiatura è completamente sfilacciata. É un racconto con punti di vista multipli, come ci ha insegnato il maestro Robert Altman ma non ne ricorda gli insegnamenti. Il contenuto è veramente progressista, univoco: ogni uomo dovrebbe poter scegliere del proprio futuro. Semplicemente qualunquista. I personaggi non sono credibili, la tossica (una gnocca Maya Sansa che parla una perfetta dizione italiana) perchè dorme due giorni? Per un taglietto che si è fatta davanti all’ospedale? Veramente devo credere a un medico bello e dal radioso futuro che si innamora di una tossica (seppur gnocca) al primo colpo? Una delle scelte che più mi ha infastidito è l’attrice scritturata per rappresentare la donna allettata curata da Isabelle Huppert, un’attrice bellissima alla quale io non credo minimamente sia in stato comatoso.. Che dire dell’ imprescindibile Alba Rorhwacher? Che si innamora del fratello di uno che appena l’incontra, in un anonimo bar di provincia, le scaraventa un bicchiere d’acqua in faccia? Deduciamo, con difficoltà, che lei è un’attivista cattolica: allora perchè fa sesso con il primo che gli capita? Davvero basta lo spostamento del crocifisso sulla schiena a una fervente cattolica, per aprirsi al sesso? E Tony Servillo, ovvero il padre di Alba, politico pidiellino che decide di mettersi contro il suo partito perché ha già vissuto un’esperienza simile a quella di Eluana Englaro, ma non fa in tempo a causa della morte di Eluana…

L’unica ambientazione che mi ha creato interesse è la sauna dei nostri grassi politici, ma è vera? Verosimile? Esiste? Fanno davvero incontri nelle saune i nostri politici? Insomma tutto troppo confuso, troppi temi e un’evidente anemia di contenuti, imbarazzante. Inutile cercare scelte stilistiche e linguistiche da ricordare, il film a mio parere non ne ha. Infine il solito siparietto di delusione al festival di Venezia: Bella addormentata (tra l’altro pessimo anche il titolo) è stato prodotto con i nostri fondi pubblici, dal Mibac e dalla Rai (sempre con i nostri fondi pubblici) ed stato selezionato al Festival perché anch’esso è finanziato con fondi pubblici, quindi capite bene che il film non ha dovuto superare una selezione come tutti gli altri film, ma è stato scelto, per ovvie ragioni, dai soliti poteri forti (che non sono solo di destra).

Ora a voi l’arduo compito. È questo cinema d’autore?

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