NON E’ UN CULT-MOVIE PER POSER: BELLFLOWER

Da il 8 maggio, 2012

(cine)Stesie: si intitola così la  nuova rubrica curata da Domenico Pennese, cinefilo e penna aguzza e brillante, che scoverà per noialtri Oziosi tutte quelle pepite e gemme cinematografiche (spesso realizzate con budget irrisori) colpevolmente ignorate dalla Grande Distribuzione. Ma anche dalla Media Distribuzione. E non è un caso che la prima opera recensita, “Bellflower”, venga dal Sundance Festival, fucina del migliore cinema indipendente a stelle e strisce, ergo mondiale, degli ultimi decenni. Buona lettura e buona visione).

BELLFLOWER         

Usa 2011

Durata: 106 min.

Regia:  Evan Glodell

Cast: Evan GlodellJessie WisemanRebekah BrandesTyler DawsonVincent Grashaw

Voto: 4/5

 Bellflower è una strada sospesa tra il nulla e l’apatia, in una California gialla e bollente come le fiamme di un’apocalisse che sembra non arrivare mai. È il giallo del fuoco del lanciafiamme che due amici, Woodrow e Aiden stanno costruendo nel loro tempo libero insieme ad una macchina truccata  con cui domineranno le strade quando il mondo finirà, sfrecciando lungo immaginarie strade desolate. Le stesse che hanno visto e rivisto durante la loro adolescenza in Mad Max: The road warrior (“Interceptor: il guerriero della strada in italia“) e da cui sembrano ossessionati. Soprattutto dalla minacciosa figura di Lord Humungus, nerboruto e spietato capo di una banda di predoni, con il volto sfigurato che si nasconde dietro una maschera da Hockey.  Ma l’unica cosa che arriva sono le donne. Tra una sbevazzata e un contest-buffet a base di cavallette, spunta Courtney, ma soprattutto Milly che alza la temperatura di Wodroow fino alla combustione. Le cose cominciano a filare per il verso giusto, ma Milly è la classica ragazza di cui non innamorarsi, da cui non lasciarsi travolgere e questo Wodroow arriverà a capirlo ben presto. Quando lui vorrebbe trascinarla nel suo mondo immaginario, non resterà che scegliere tra i dolori della vita vera, o la desolazione dell’immaginario.

Presentato al Sundance 2011Bellflower è un film fatto di combustibile sin dalle prime scene. Evan Glodell scrive, dirige, monta ed interpreta quest’esordio veramente indipendente, con la modica cifra di 17.000 dollari e ben tre lunghi anni di lavorazione. È un film che gode di un pregio fotografico notevole, specialmente per essere un’opera prima. Le interpretazioni, seppur non da Oscar, colpiscono per un certa naturalezza che si amalgama bene con il mood casereccio della pellicola. E’ un film che ha diviso gli spettatori; per  alcuni pomposo e forzatamente stylish, poco chiaro nei contenuti e  capace di trascinare solo grazie a una buona tecnica registica associata ad una colonna sonora che funziona fin troppo bene nell’esser gigiona a coinvolgere emotivamente gli spettatori.

Ma spesso (e volentieri) il cinema soffre di cattiva interpretazione e soggettivismo grossolano. Non parlo di capolavoro, ma di qualcosa che va non poco oltre al semplice film capace di creare un trend ganzo che potrebbe sfociare in un cult movie generazionale (ricordiamo quel piccolo fenomeno che fu Donnie Darko di Richard Kelly). Non siamo dinnanzi ad un ennesimo Elephant, o un Doom Generation con meno estremizzazioni visive e un’estetica adolescenziale da poser soltanto più low profile. Qui si parla di giovani ragazzi non più adolescenti. Di quanto la semplice realtà delle cose possa essere molto dura da accettare e da affrontare. Non è la noia o l’abulia della vita di provincia a innescare la miccia dei protagonisti, ma è il doversi scontrare con le difficoltà quotidiane, con l’amore che non concede sconti e si frantuma. È la transizione dall’adolescenza alla vita adulta, dove un tradimento è più pericoloso e dolente della fine del mondo, e inevitabilmente si arriva al punto di rottura. L’unica speranza è quella dell’irrealtà, della fantasia di strade riarse dalla devastazione, sfrecciare con “Mother Medusa” (il nome della banda immaginaria dei due amici e della macchina che hanno costruito) seminando terrore per le strade. L’ultima speranza è trasformarsi in Lord Humungus, il padrone del fuoco, il signore delle lande desolate. Lord Humungus, che non chiede alle donne che hai fatto l’altra notte o chi ti ha chiamato al telefono. Lord Humungus domina le sue donne ed è questo che le fa impazzire. Ma Lord Humungus non esiste, è solo il personaggio di un film. Allora  la musica svanisce, tutto rimane sempre uguale. Il mondo post atomico non c’è. Resta solamente la noia, la disillusione, la rabbia e decidere se si è pronti per la vita vera, o ricominciare tutto da capo come Lord Humungus.

 

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