NON È UN PAESE PER DOCUMENTARI

Da il 1 luglio, 2012

Torno a scrivere dopo troppo tempo, ne sentivo la mancanza. Purtroppo non sono di quelli che nei momenti di difficoltà hanno la penna amica… ma sto tornando in me.

L’urgenza sta nel parlare della mia esperienza Docudì, il giorno del documentario. Con l’associazione ACMA di Pescara, abbiamo organizzato delle proiezioni pubbliche alla Feltrinelli in via Milano. Incontri mensili dove sono stati proiettati ben 5 film documentari. Abbiamo avuto modo di assaporare un po’ di questo genere cinematografico, ma non solo: anche di web documentario e di produzioni crossmediali. Sono stati interpellati importanti nomi e autori del panorama italiano, Gianfranco Pannone, Rossella Piccinno, Lara Rongoni e Giangiacomo De Stefano. Abbiamo fatto approfondimenti di psicologia, sociologia e comunicazione con Lucia Zappacosta, Antonio Ciancarelli e Dana Fosalau e per quanto possibile ho cercato di portare il mio contributo parlando di linguaggio e tecnica.

Il file rouge che ha tenuto in piedi questa manifestazione è stato appunto il cinema documentario. Sono stati tanti gli affezionati che hanno preso parte alle proiezioni. Mi ha fatto molto piacere vedere persone che ci hanno seguito con attenzione, intrigate, attente, con tanta sete di conoscenza o semplicemente curiose. Il cinema documentario è purtroppo quasi bandito in questo “paese” in quanto, dicono, è un genere poco commerciale. Niente di più falso. Come sempre la società civile si dimostra più matura e pronta delle istituzioni. Persino giovedì pomeriggio, nonostante stesse per giocare l’Italia agli Europei, il nostro piccolo pubblico c’era.

Lo sapete che l’Italia è il paese che produce più documentari in Europa? Però non è sviluppata né la distribuzione nelle sale, né la commercializzazione televisiva. Semplicemente incredibile. Un “paese” come il nostro che non ha un canale tematico di cinema documentario, non è un “paese” democratico. Lo sapete che in Francia il 40% delle produzioni tv, comprese quelle di cinema documentario devono essere prodotti da francesi? Sapete l’esistenza del web documentario che nel resto d’Europa spopola? Ma noi come al solito siamo in ritardo, siamo un paese naturalmente fascista, diceva Ennio Flaiano, io aggiungo: profondamente democristiano. E il cinema documentario è in antitesi con l’italietta. É un linguaggio narrativo riflessivo, che scava nelle profondità, parte dall’assunto che la realtà è più imprevedibile della fantasia! Un cinema che nasce da urgenze narrative, da storie che nascono da sole perchè sono troppo belle per non essere raccontate. Un cinema che non è di protesta, ma cerca delle possibili verità. Risponde a quesiti importanti e impone un approccio e un punto di vista etico inappuntabile, rigoroso: altrimenti perderebbe completamente fascino e interesse, rompendo il patto di lealtà con lo spettatore.

Insomma è stato bello poter regalare alcuni introvabili film nella bella sala della Feltrinelli, è stato bello condividere l’esperienza con Matteo Pierluigi e Chiara. È stato bello esserci!

p.s. Venerdì sera è partito il glorioso Flaiano Film Festival, e con che film? Col film documentario su Roman Polanski, presentato, sul tg3, come un film suo su se stesso… e ho detto tutto: Il film è diretto da  Laurent Bouzerau.

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