“SMETTO QUANDO VOGLIO”, CERVELLI AL GABBIO

Da il 13 febbraio, 2014

smetto_quando_voglioSmetto quando voglio” ci mostra come quest’azione sia possibile più da parte di chi inizia per necessità che di chi lo fa per vizio. Il film ci ricorda con brillante ironia la situazione sociale lavorativa del laureato d’oggi, che respinto dalla società ai margini, dove viene comunque guardato con sospetto, sceglie di sfruttare le proprie capacità mettendosi in proprio: un agente di commercio, commercio di droga. Nonostante qualche meccanicismo nell’interpretazione la sceneggiatura non risulta banale né retorica, e i temi affrontati non sono i soliti dei film sul “la crisi” o “i giovani”. Con eleganza e delicato cinismo vengono evidenziate tutte le pecche della nostra società, sì come sistema, ma a partire da chi il sistema lo compone: uomini, usi e costumi. A partire dai professori, che prendono poco seriamente sia il proprio ruolo che i loro studenti, alimentando l’incompetenza ereditaria dei loro successori e diventando così parte del veleno che scorre nelle nostre istituzioni e che fluidifica un meccanismo basato sulla contrattualità piuttosto che sulla costituzionalità il rispetto e la fiducia. E così è meglio vendere droga che inseguire chi non ci rispetta, è meglio vivere in galera piuttosto che fuori, almeno si è certi di avere vitto e alloggio e di usare ciò che ci hanno insegnato ma che non ci lasciano sfruttare. Nonostante questo sorge una critica anche verso lo spaccio adottato come soluzione, mostrando tutte le possibili implicazioni, positive e negative, senza cadere nel finto moralismo e nella pesantezza, mantenendo così situazioni divertenti e ironiche segno di una comicità intelligente, che si discosta dalle risate italiane degli ultimi anni, stimolate per lo più da parolacce e situazioni paradossali e ridicole. Un film leggero, divertente ma intelligente e molto critico. Reale.

Sydney Sibilia, con le sue scelte, è una ventata d’aria fresca nel cinema italiano e la sua forte presenza al box office urla lo stesso bisogno che urla tutta la sua generazione: spazio ai giovani, quelli giusti, e alle nuove idee.

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