UN RAGIONEVOLE DUBBIO PER RIMANERE A CASA

Da il 14 marzo, 2014

immagine_un-ragionevole-dubbio_45306Il ragionevole dubbio tanto atteso diventa solamente un accenno, uno spunto non sfruttato, anzi messo in campo solamente verso la fine della storia senza essere minimamente preso in considerazione, e ciò ci fa chiedere perché il titolo fosse quello.

Dibattiti etici, morali e sociali ce ne sono ben pochi. Nessuna dialettica, nè nelle azioni, compiute frettolosamente, né nei discorsi.

Un’aula di tribunale non sfruttata e tanta neve. Non è chiaro che piega voglia prendere il film, quale filone del thriller voglia seguire, imbocca un po’ tutte le strade senza portarne a termine nessuna: il senso di colpa, verità e convenienza, la vita di chi ha tutto da perdere contro quella di chi non ha più nulla, un serial killer con una storia difficile, una proposta accattivante ma moralmente sbagliata.

Tutte cose messe in campo e lasciate lì, a riempire i minuti fino alla conclusione degna di un thriller di pessima categoria, quelli da seconda serata Rai.

Bravissimo Samuel L. Jackson nella parte del cattivo, che però appunto rimane una figura semplicemente maligna, bidimensionale. Almeno ci si gode la colonna sonora, che aiuta il film di Howitt a sembrare credibile, anche se egli stesso non ne è convinto.

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