“After the end”, teatro post-atomico

Da il 17 Dicembre 2019

After the endSiamo in un bunker antiatomico. Come due naufraghi isolati da uno spessissimo muro di cemento galleggiano nella sopravvivenza Mark e Louise. Lui l’ha salvata mentre era svenuta e decine di corpi intorno a loro bruciavano nell’aria per un’esplosione nucleare. Ora invece dovranno vedersela con una scorta di cibo e acqua non infinita, con la solitudine e il dubbio di essere gli unici sopravvissuti, ma soprattutto con i propri istinti più bassi.

La piéce teatrale After the end è stata scritta dal drammaturgo e sceneggiatore Dennis Kelley, e per la prima volta messa in scena in Italia al Teatro Brancaccino (https://www.teatrobrancaccio.it/il-teatro-brancaccino/) d opera del regista Marco Simon Puccioni, dal 12 al 22 dicembre. A vestire tute, calzettoni e plaid mai sufficienti a scaldarsi dei due protagonisti, una coppia inedita per il palcoscenico: Federico Rosati e Miriam Galanti. Intorno a loro un letto a castello, un cucinotto, un tavolaccio. E il baule della discordia, del potere: lo scrigno contenente tutte le scorte di cibo. Intorno, invece, pareti di pannelli ondulati in alluminio come squallido isolante e arredamento per separare l’ambiente dalle radiazioni esterne. Si tratta di scenografie ritagliate su un micromondo decadente che vorremmo speranzoso in un futuro all’aria aperta. Ma il Mark di Rosati sotto sotto è un piccolo Joker dalla risata isterica e acuta, un nerd con la passione perversa per Dangeon & Dragons e le voglie pruriginose di un adolescente mai realmente cresciuto. La recitazione di questo attore visto al cinema nel recente Youtopia ondeggia in un’ambiguità dove si fondono interpretazione aulica e sporcature urbane. Capelli unti e ingordigia per il chili piccante eletto a cibo principe per la sopravvivenza sono soltanto due dei segni che rendono questo personaggio laido e sfuggente. Ma l’antieroe di Rosati si dovrà scontrare con una Louise tutt’altro che sottomessa.

La parte femminile di questo spettacolo non si contorce nella sofferenza, ma trova sempre la reazione adatta al ribaltamento dei ruoli. La Galanti utilizza il corpo come arma, ma non di seduzione. Al regista, e soprattutto all’autore britannico questa non basta. Così Louise non striscia ma ribatte colpo su colpo esplorando insieme a Mark i meandri più oscuri dell’animo e le macchie antiche di due esuli dal mondo. Di due esuli senza più un mondo, probabilmente. Grande prova fisica soprattutto per l’attrice, colluttazioni e corpo a corpo mettono a dura prova sia gli attori che lo stomaco dello spettatore. Violenza e sesso non sono soltanto accennati dalla regia essenziale e voyeristica di Puccioni. Ben poca autocensura agguanta lo sguardo dello spettatore, trascinandolo in un gorgo dialogico di sfacciata arroganza. La regia prende di mira il concetto del prendersi cura dell’altro in promesse che sibilano come minacce, perciò poco importa se le coreografie delle lotte risultano un po’ superficiali. Quel che conta in questo bunker non è un maestro d’armi o uno stuntman al fianco del regista, ma è lo scontro psicologico, la lotta al potere, la guerra dei generi. E il prezzo da pagare altro non è che la decadenza dell’anima. Chi vincerà lo scontro tra questi due disperati Adamo ed Eva di un mondo vecchio e in fiamme?

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