Biennale d’arte di Venezia 2019: una guida critica

Da il 11 Luglio 2019

biennale di veneziaQuest’anno la Biennale d’arte di Venezia curata da Ralph Rugoff  si apre con il titolo “ May you live in interesting times “.

Augurandoci che ognuno di noi possa vivere in tempi interessanti, mi pongo tuttavia la domanda di cosa interessante sia proposto in questa edizione.

L’arte da sempre è sinonimo di comunicazione, nel contemporaneo questa esigenza è imprescindibile  alla società, oramai molte barriere linguistiche non verbali  canonicamente associate al messaggio sono stata abbattute; in questa biennale ci siamo ritrovati dentro un linguaggio “vecchio” e poco fruibile allo spettatore, richiamando espressioni concettuali già passati.

Sono stati affrontati temi spinosi della società e della politica contemporanea adottando linguaggi a volte didascalici e scontati : un esempio è l’opera del barcone affondato il 18 aprile del 2015 nel Canale di Sicilia, in acque internazionali.

L’artista Christoph Büchel ha prelevato dal pontile della Marina Militare di Melilli (Siracusa), dov’era custodito, il relitto del barcone affondato, trasportandolo all’Arsenale di Venezia.

Retorico? Senza dubbio. Di cattivo gusto? Probabile.

 

Il padiglione canadese tanto atteso con gli Isuma, collettivo guidato da Zacharias Kunuk e Norman Cohn,

artisti di origine inuit impegnati nel racconto e nella trasmissione della cultura della loro comunità attraverso i codici della videoarte delude con interventi video che probabilmente troverebbero maggiore respiro in una manifestazione dedicata ai documentari, rispetto a una biennale d’arte contemporanea.

Il padiglione della Germania, dopo essersi conquistato il leone d’oro nella scorsa edizione, quest’anno risulta più retorico che mai, assenza nella presenza, dove di fatto la mostra non c’è, limitandosi ad un’installazione sonora, datata a livello di allestimento anche se interessante nei contenuti musicali (che però non sono dell’artista); c’è un video, reperibile online; c’è un libro, ma è un libro.

Metafora dei tempi moderni è invece il padiglione italiano curato da Milovan Farronato, che ha cercato di inserire gli artisti all’interno di un labirinto, il risultato, tuttavia, è un gran contenitore di cartongesso con luci basse, tonalità smorzate, grandi spazi semivuoti, nessun sussulto. Disorientamento, forse è l’unico risultato centrato dall’unica idea forte proposta.

Stimolante intervento per il padiglione russo curato dal Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo.

Il Padiglione della Russia si intitola emblematicamente Lc. 15: 11-32, riferendosi ai versi tratti dal Vangelo di Luca in cui è narrata la parabola del Figliol prodigo.

Il regista Alexander Sokurov e l’artista Alexander Shishkin-Hokusai mettono in scena una macchina teatrale complessa, ispirata al dipinto di Rembrandt ; scenografico, teatrale, drammatico, probabilmente è tra i Padiglioni più colti di questa Biennale.

Poche descrizioni, le mie, che vogliono porre l’attenzione sul termine centrale che caratterizza questa edizione della biennale: INTERESSANTE…

Sono interessanti i tempi che stiamo vivendo? Che cosa significa «interessante»?

Ma soprattutto, l’arte può rappresentare questi tempi e se si come?

Mi sento di rivendicare l’assoluta libertà espressiva, sia nella forma che nei contenuti, e se gli artisti sono davvero degli esseri dotati di grande sensibilità, nessuno meglio di loro dovrebbe essere in grado di spiegarci, attraverso immagini, quanto stiamo vivendo…il dubbio tuttavia persiste: a noi fruitori attivi e passivi quanto interessante è stata questa edizione della biennale?

https://www.labiennale.org/it/arte/2019

 

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