Museo delle figurine “Bici davvero! Velocipedi, figurine e altre storie”

Da il 20 Novembre 2019

Museo delle figurine “Bici davvero! Velocipedi, figurine e altre storie”

Di piste ciclabili ci siamo già occupati in passato, evidenziando le iniziative virtuose poste in essere un po’ ovunque, talvolta alla rinfusa ma anche seguendo piani ottimamente concertati dalle diverse amministrazioni pubbliche.

Oggi non intendiamo aggiornarvi sull’evoluzione di tutto ciò, ma dedicare un giusto riconoscimento all’umile bicicletta.

Per farlo invitiamo supporter e semplici curiosi a visitare la mostra “Bici davvero! Velocipedi, figurine e altre storie”, proposta fino ad aprile 2020 dal Museo delle Figurine di Modena, una realtà che fa parte della Fondazione Modena Arti Visive.

Si tratta di un vero atto d’amore verso quello che fu (ed è tuttora) un rivoluzionario simbolo di libertà e spensieratezza, assurto negli anni a simbolo ecologico per eccellenza; perché correre, viaggiare, sorpassarsi, persino capitombolare, rimane un esercizio che rallegra lo spirito, invita a fantasticare, a confrontarsi con il prossimo.

Ma, possono semplici figurine rappresentare in qualche modo la storia europea degli ultimi duecento anni?

Forse no, però, ripercorrendo levoluzione del mezzo fino ai giorni nostri, aiutano a comprendere meglio lo spirito indomito che animava decine di inventori e semplici visionari.

La mostra si apre appunto con una sezione storica che celebra i pionieri della bicicletta, a partire dal barone tedesco Karl Drais von Saverbronn, inventore nel 1817 della Draislina, passando per i fratelli Pierre ed Ernest Michaux, che negli anni sessanta dell’Ottocento applicarono i pedali alle ruote anteriori del mezzo, per giungere alle rivoluzionarie e costose biciclette in carbonio dei giorni nostri. Le figurine documentano anche l’evoluzione dell’abbigliamento adottato dai pionieri, mutuato agli inizi da quello dei fantini, con tanto di casacche di seta, berretti e stivaloni, per pervenire agli indumenti tecnologici odierni. La vera rivoluzione nel settore ha riguardato però le signore, dapprima costrette in scomodi gonnelloni e successivamente passate a cavalcare all’amazzone biciclette con pedali sistemati da un solo lato. Immaginate la fatica!

Il percorso prosegue con opere grafiche realizzate da artisti importanti e con  copertine di riviste, cartoline e bolli chiudilettera, in  genere tratti da cartelloni pubblicitari e dedicati a marche di bici o a componenti (selle, fanalini e mozzi) delle stesse.

La sezione “Attenti ai ciclisti in giro” propone figurine di fine Ottocento-primo Novecento che ironizzano sulle difficoltà incontrate dai primi ciclisti e sul contrasto tra vecchi e nuovi mezzi, con la raffigurazione di animali che azzannano ruote, scontri con pedoni e cavalieri, ingorghi stradali, ecc. Altre prefigurano soluzioni innovative, come i fanali per auto per evitare collisioni al buio, o la nascita della Società protettrice dei pedoni contro i nuovi mezzi di locomozione. Un aspetto quest’ultimo che, anticipando il tema della sicurezza stradale, conferma, se mai ce ne fosse bisogno, il problema tuttora irrisolto  delle stragi silenziose che insanguinano giornalmente le strade.

La mostra si conclude con le sezioni dedicate alle corse e ai ciclisti, attraverso figurine di campioni e imprese che nel dopoguerra restituirono agli italiani entusiasmo e voglia di sognare, regalando loro simboli nei quali riconoscersi.

Questo è quanto. Se soffrite di nostalgia e siete curiosi di rivivere le emozioni di padri e nonni al cospetto di cimeli e modeste rappresentazioni visive, se considerate la bici un’amica fedele da curare con amore, se non vi siete ancora piegati alla “pedalata assistita”, torno a consigliarvi una capatina in quel diModena e al suo stravagante Museo delle Figurine.

Maggiori informazioni su www.fimav.org

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