Viaggio, virtuale, nel British Museum di Londra

Da il 4 Maggio 2020

British MuseumProseguendo nel nostro viaggio online nelle grandi realtà museali del pianeta, oggi parliamo del British Museum di Londra, forse il più completo e, all’epoca della sua creazione nel 1753, il primo di nuova concezione, cioè non di proprietà reale o ecclesiale, aperto al pubblico gratuitamente e teso alla conservazione di ogni tipo di produzione umana.

Attualmente la collezione, rappresentativa delle diverse culture del mondo, antiche e moderne, conta 30 milioni di oggetti che, sommati ai 70 milioni del Natural History Museum e ai 150 milioni della British Library, fanno della città di Londra un polo immancabile per visitatori di ogni tipo.

Tutto parte dalla legge di fondazione promulgata dal re Giorgio del 1753 che unisce la collezione ceduta per 20 mila sterline dal medico naturalista Hans Sloane e due biblioteche: la Cottonian Library e la Biblioteca Harteliana, a cui si aggiunge pochi anni dopo la Royal Library. Nel 1759 il museo viene dapprima aperto agli studiosi, poi al pubblico in genere.

Il XIX secolo il museo finanzia la prima spedizione archeologica in Asia Minore. A Xantos si scoprono reperti riconducibili all’antica Licia, tra i cui il Monumento alle Nereidi e la tomba di Papaya; dall’Assiria, la grandiosa biblioteca di tavolette cuneiformi di Sardanapalo. La sconfitta di Napoleone e numerose acquisizioni consentono alla corona di portare in patria reperti di eccezionale valore: tra tutte la stele di Rosetta, la pietra che aprirà le porte alla decifrazione della scrittura con geroglifici, e la Tomba di Ramesse II. Altri conferimenti pervengono dal Partenone, da scavi a Cipro e da lasciti di collezionisti del calibro di Ferdinand de Rothschild. Con l’inaugurazione del nuovo mastodontico edificio e l’avvento del curatore A. W. Franks il museo raccoglie reperti britannici ed europei, ritrovamenti preistorici e antichità provenienti dall’Asia. Inoltre, si amplia la collezione etnografica e le spedizioni archeologiche scoprono ad Efeso il Tempio di Artemide risalente al IV secolo.

Alla fine del secolo, nell’ottica di acquisire nuovi spazi per esporre la mole di oggetti in catalogo, viene edificata una nuova ala e, contestualmente, si trasferisce la collezione libraria naturalistica nel nuovo Natural History Museum. Analoga sorte subisce la grandiosa biblioteca, che entra a far parte della British Library.

Il XX secolo, quelo delle disastrose guerre mondiali, tra ristrutturazioni, nuove edificazioni ed acquisizioni importanti vede il museo assumere le attuali caratteristiche, oltre a confermare quelli che sono i criteri peculiari espressi dai fondatori: universalità e gratuità.

Attualmente il museo si divide in sezioni con nove distinti dipartimenti: il Dipartimento Antico Egitto e Sudan (100 mila pezzi), quello Greco-Romano (100 mila oggetti, dall’età del Bronzo a Costantino – IV sc. D.C); il Dipartimento mediorientale (330 mila opere assire, babilonesi, sumere), il Dipartimento preistoria ed Europa, con manufatti databili oltre due milioni di anni fa e una collezione di orologi di epoche diverse. C’è poi il Dipartimento Asiatico (75 mila pezzi, dal monolitico al presente), quello di Africa, Oceania e Americhe (350 mila manufatti), delle Stampe e Disegni (550 mila disegni e due milioni di stampe), delle Monete e Medaglie (un milione di pezzi, dal XVII sec. in poi). Per finire, il Dipartimento conservazione e ricerca scientifica, suddiviso in sotto-sezioni e attivo dal 1920, e la Biblioteca e Archivi, con 350 mila tra libri, giornali e pubblicazioni che coprono tutte le aree della collezione museale.

Fornire un elenco delle meraviglie esposte vorrebbe dire minimizzare il grande valore storico-scientifico della struttura. Per questo invitiamo il lettore a esplorare le sessanta gallerie, partendo dalla più grande piazza coperta esistente, la Queen Elisabeth Court progettata da Norman Foster, utilizzando una delle numerose possibilità offerte dalla rete: dalle visite virtuali sul sito web aziendale a Google Street View, che consente anche di creare tour personalizzati, per finire al Podcast, che, con l’ausilio di guide e presentatori, conducono il viaggiatore dietro le quinte a incontri con scienziati,, curatori, autori e artisti.

Insomma ce n’è per tutti i gusti, e l’abilità richiesta è assolutamente minima.

Fidatevi.

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