ALVARO FIORUCCI:IL GIORNALISTA, LO SCRITTORE OBIETTIVO

Da il 25 aprile, 2013

5266_166579966838134_665613129_nNon conosco ancora personalmente Alvaro Fiorucci. Ma ho l’onore e anche un po’ la sfacciataggine di intervistare un giornalista tra i più preparati ed obbiettivi che ci siano nel nostro Paese.

Sarà mio ospite il prossimo 3 Maggio a Palazzo Baldoni di Montesilvano alle ore 11.00 e alla Feltrinelli di Pescara alle 18, con in mezzo una diretta televisiva su TV6 alle 15. L’incontro con Fiorucci (telematico per ora) è avvenuto tramite un altro scrittore da me invitato nella mia città: Michele Giuttari. Collega e amico di Fiorucci, entrambi, anche se in maniera differente, si sono occupati dei delitti del Mostro di Firenze. Il primo come Capo del GIDES dapprima e come scrittore poi, il secondo come cronista e scrittore.

Alvaro Fiorucci è un giornalista serio, onesto e coraggioso. Scrive per Repubblica prima di diventare Capo Redattore della Rai Perugina. Molti suoi servizi sono passati in Rete Nazionale e sono sempre servizi obiettivi, nei quali il cronista fa sempre una ricostruzione attenta ed obiettiva dei fatti. A volte uno scomodo interlocutore, ha trattato temi scottanti, come quello della Massoneria o del traffico degli esseri umani. Fa parte di quella categoria di giornalisti che si sta estinguendo;

Un giornalista indipendente, al servizio solo di se stesso e della gente che ama leggerlo e seguirlo.

Ultima sua opera, che sta riscontrando un successo nazionale senza precedenti, è 48SMALL, il libro che presenterà anche qui e che tratta i Delitti del Mostro di Firenze e, nello specifico, la cosiddetta pista Perugina. Ma lasciamo chiarire a lui già da ora alcuni punti.

 Da Giornalista a Scrittore. Non di Romanzi, ma di fatti realmente accaduti. Un’esigenza che nasce dal desiderio di ricerca della verità o desiderio di  informazione più dettagliata dei fatti da lei raccontati?

«La ricerca della verità è più compito da inquirente che da giornalista. Il cronista deve raccontare i fatti per quello che si presentano. E deve farlo  con onestà e cioè  senza condizionamenti e con il massimo di notizie vere e  utili possibile. Per notizie utili intendo  tutte le informazioni che consentono al lettore o al radioascoltatore, al navigatore del web, di farsi una sua idea degli eventi che il cronista mette alla sua attenzione. Ho scritto libri sul traffico degli esseri umani, sul Mostro di Foligno, sul sequestro il Augusto De Megni, diventato famoso tanti anni dopo per la vittoria in una fortunata edizione del Grande Fratello, e altri testi ancora sostanzialmente  per ottemperare al  dovere di informare per il diritto ad essere informato che ogni cittadino ha. Non sempre i tempi televisivi o gli spazi sulla carta stampata  consentono di essere esaurienti quanto basta. Il libro è lo strumento che ti permette di spiegarti meglio».

La Regione Umbria è molto spesso caratterizzata da eventi di cronaca nera che poi nel tempo, si trasformano in misteri. Uno degli ultimi il delitto di Meredith e la recentissima sentenza di Cassazione che riporta l’attenzione su Knox e Sollecito. Che idea si è fatto in merito alla Sentenza d’appello che li ha assolti prima ed alla Cassazione che ha stabilito che quel processo va rifatto?

«Ha confermato una convinzione che ho sempre avuto: l’indagine sull’omicidio di Meredith Kercher è stata chiusa in fretta. Si potevano fare più investigazioni e per più tempo  sugli stessi indagati e forse  si sarebbero raccolti maggiori elementi di prova o più elementi a discolpa che in fondo è lo stesso fine di giustizia. Di certo non  sarebbe finito in carcere Patrik Lumumba del tutto estraneo al delitto. Di certo non si sarebbe scoperto per caso il vero terzo uomo e cioè Rudy Guedè che si era dato alla fuga. Il secondo aspetto di questo delitto eccessivamente dilato dai media mondiali è che gli inquirenti hanno puntato troppo sulle indagini scientifiche e poco, troppo poche, sulle indagini di tipo tradizionale, quelle sul campo, per strada. Indagini meno televisive, sicuramente,ma spesso molto più decisive ai fini processuali».

 Lei è autore di diversi libri che trattano fatti di cronaca. E sono libri che rispettano la realtà in maniera perfetta, anche cronologicamente. Sono presenti anche sue opinioni personali in merito ai fatti che lei tratta?

 «No, evito di proposito di esprimere le mie opinioni sul fatto criminale in se. Esprimo invece le mie convinzioni sul contesto sociale nel quale nel quale il crimine si è prodotto».

 Il 3 Maggio presenterà nella mia città il suo nuovo libro 48 Small, che parla della vicenda “Mostro di Firenze”, più in particolare del medico di Perugia Narducci che pare sia legato da più di un semplice sospetto alle vicende  fiorentine. Il libro in questione sta riscuotendo un successo enorme in tutto il territorio italiano. Da cosa dipende tutto questo interesse da parte dell’opinione pubblica verso un Mistero lungo più di 40 anni? 

«Il mio libro esplora le vicende giudiziarie che hanno ipotizzato un collegamento tra il presunto omicidio del medico perugino Francesco Narducci e  gli otto duplici omicidi del Mostro di Firenze. L’interesse su questa vicenda che comincia  nel 1985 contemporaneamente all’ultimo doppio assassinio attribuito al Mostro è dovuto, a mio avviso, al fatto che Francesco Narducci apparteneva ad una famiglia molto in vista,il padre era all’epoca primario ginecologo ed era sposato con Francesca Spagnoli, appartenente ad una famiglia conosciuta anche all’estero, gli Spagnoli di Luisa Spagnola e dei Baci Perugina, per intenderci. Le indagini sulla morte di questo giovane medico, aveva 36 anni, riaperte nel 2000 hanno riacceso poi l’interesse perché hanno coinvolto una serie di personaggi di primo piano della vita cittadina, anche molto influenti».

 Perchè il titolo 48 Small?

«48 small è la taglia dei pantaloni di Francesco Narducci. Secondo le ipotesi dell’accusa quella taglia non poteva essere indossata dalla persona ripescata al lago Trasimeno il 13 ottobre 1985 ed identificata come il giovane gastroenterologo. Secondo l’accusa ci sarebbe stato uno scambio di cadavere per nascondere le vere cause ,un omicidio e non una disgrazia o un suicidio, e allontanare i sospetti dagli eventuali collegamenti fiorentini dei quali come in una favola metropolitana si è subito parlato. L’ipotesi del doppio cadavere non ha trovato conferme in sede processuale».

 Essendo lei di Perugia, parlando di eventi che in qualche modo hanno coinvolto questa città, mi sorge spontanea una domanda. 48 Small come è stato accolto dai  suoi concittadini?

 «Con curiosità,interesse e diffidenza. Un libro scomodo che forse non andava scritto. Ma la cronaca è la cronaca…».

 Si sente spesso parlare di Massoneria deviata, quando si parla di questi omicidi. A Perugia vige tutt’ora una Loggia Massonica tra le più potenti d’Italia. Lei pensa che la Massoneria sia potuta intervenire in qualche modo  per coprire questo caso?

«Nel mio libro parlo approfonditamente anche di questo, delle logge perugine e delle logge fiorentine. Ma dal punto di vista della verità giudiziaria  non ci sono riscontri tangibili. La massoneria resta sulla sfondo come un’ ipotesi che non riesce a svilupparsi per mancanza di prove».

 Esiste per lei una verità assoluta sui delitti del “Mostro di Firenze” ?

«No, assolutamente no. Non c’è neanche una verità giudiziaria definitiva. Il caso non mi sembra essere chiuso con le vicende di Pacciani,Vanni e degli altri compagni di merenda. E nemmeno con i non luogo a procedere che hanno chiuso la vicenda Narducci».

 La aspettiamo il 3 Maggio presso la Feltrinelli di Pescara, oltre ad un incontro con il popolo studentesco e una diretta televisiva. Volendo informare gli interessati, ci saranno altre tappe dove poterla seguire?

«Aspetto tutti al festival del noir di Senigallia a fine agosto».

About Gianluca Di Febo

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