CANZONE DELLA FELICITÀ IMMANENTE

Da il 10 aprile, 2012

Fermare il tempo, fermare un‘emozione incandescente, tangibilmente infinita. Trattenerla (non sequestrarla), corteggiarla (non tiranneggiarla), nutrirla (non strozzarla). La felicità, la pienezza di sé. Dipende da noi. In relazione ad altri come noi. Beato il popolo che non ha bisogno di replicanti programmati dall‘alto.  Quando anche la tua solitudine non ti fa più terrore, quando vale la pena di schiudersi, senza prevaricare. Scommettere sull‘amicizia e sui sentimenti elettivi, sugli intrecci naturali e spontanei di parole, di immagini prima recluse; sui dialoghi illimitati e disinteressati tra anime sopravvissute. Non si rinasce mai a spese degli altri. Ricordarsi che ciò che chiamiamo gioia, felicità si costruisce in due, in tre, in quattro, mai in un mesto individualismo, o in svariati messianici milioni; che non esistono giardini o città del sole. Tenere sempre a mente che trattasi di fenomeno oltremodo complesso e mutevole, non preventivo.  Sommariamente fondato su quelli che per te senti che siano, e le persone che scegli/da cui ti fai scegliere sentono che siano, i rudimenti del diritto alla inclassificabile gioia, alla semplicissima felicità.

Fermare il tempo, fermarsi a riflettere, di volta in volta; lasciarsi permeare. Fermarsi a ricominciare. Riconoscere i propri limiti, smascherare le proprie virtù, ribellarsi ai vassallaggi mentali e ai riflessi condizionati; lottare contro i pregiudizi e le ipocrisie a volto coperto che ci assediano senza tregua dall‘interno. Noi non siamo tutti uguali. Esistono tuttavia delle differenze nate alchemicamente per comunicare. Anime vicine che attendevano soltanto di incontrarsi. Credo che la felicità, che esiste, scaturisca da quei rari rapporti umani passibili di eternità. Deve essere sempre stato così. Scommettere sull‘infinito seduto accanto a noi.

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