CONTROLUCE (PARTE PRIMA)

Da il 31 luglio, 2012

(Un racconto a puntate, un feuilleton canicolare post-beat, on the road sulla Pescara-Teramo. Se la poesia non va da Maometto, allora un Buddha mediterraneo va alla poesia, ovunque essa sia).

È venerdì  mattina, ho passato una notte tormentata dal sushi che non ho ben digerito. Fa caldo e qualcosa non quadra. Mi vesto in frette e furia, sudato, lucido come una lumaca. Salgo in macchina, accendo il motore. La macchina fa uno strano singhiozzo tremolando come un tubercoloso. Devo ricordarmi di portarla dal meccanico prima che stiri i piedi definitivamente.

Allaccio la cintura, mi metto gli occhiali e parto a razzo. Mi inserisco in strada sgommando, il mio corpo si appende su un fianco e i miei orecchini dondolando in una danza assieme alla collana. È  una bella giornata, il sole splende, il cielo è azzurro, denso. Non una nuvola, nessuna traccia di cancellature.  Un dipinto perfetto che incornicia tutto il pessimo che lo circonda.

Mi fermo al benzinaio, scendo di scatto. Entro, l’aria condizionata mi tira una mazzata da golf dietro al collo. Mi fingo indifferente. Sono solo e sono felice ed incerto come un bambino. Prendo un caffè ed un pacchetto di Lucky Strike. Pago, esco, rimonto in macchina, accendo una sigaretta, spalanco i finestrini, rimetto la cintura. Accendo l’autoradio e alzo il volume a palla prima che parta la musica. Quando Primal Scream dei Mötley Crüe mi fracassa il parabrezza sto già sgasando lungo la strada.

Ma cosa sto facendo? Dove diavolo mi credo di andare?  I colpi di testa (se così li possiamo chiamare) non mi riguardano più oramai. Non sono vecchio, questo è certo, ma ho un’età dove inizio a togliermi gli anni quando me li chiedono, anziché aggiungerli.

Prendo l’autostrada, direzione Ancona, 130 kmh col mio bolide scassato che sfreccia verso Teramo, dove sono almeno setto o otto anni che non torno. Manco mi ricordo la strada, ma va bene così.

A metà percorso, mentre mi godo il panorama e l’arietta birichina che mi sfascia i capelli, soffiando dal finestrino, squilla il telefono. È mia moglie.

Amò dimmi!”

“Ciao, che fai?”

“Sto in macchina sto andando a Teramo!”

“A Teramo? A fare che?”

“Sto andando  a prendere un libro che ha scritto un ragazza che conosco”

“E scusa, non lo potevi prendere a Pescara?”

“Eh, ce l’hanno solo a Teramo”

“Ma chi è sta ragazza?”

“Un’amica, abbiamo partecipato da un concorso insieme l’anno scorso. A me era piaciuto il suo lavoro, a lei il mio…”

“Deve essere importante! Per andarci fino a Teramo!”

“Gelosa?”

“Io, no… perché?”

“No, mi pareva!”

“Poi me lo farai leggere questo libro.”
“Si, si, ora stacco che c’ho l’uscita senno mi perdo!”

“Ok, ci sentiamo…”

“Ciao.”

“Ciao.”

 Esco dall’autostrada e mi porto appresso un sacco di dubbi. In effetti suona strano. Io che solitamente fatico anche ad alzarmi dal divano per prendere le sigarette sul mobiletto dell’acquario, sto sfrecciando verso Teramo, con 35°C a 130 chilometri per prendere un libro di due giovani poetesse, di cui una mi è anche completamente estranea. Che sia stato il sushi dell’altra sera? Che si tratti di qualche subdolo, maledetto batterio parente dell’Anisakis ad essersi impadronito della mia volontà, come in uno dei primi film di Cronenberg? Troppo trash per essere plausibile.

D’altronde comprendo sia lecito che mia moglie trovi la faccenda un tantino sospetta e torbida. Se io, chiamandola in una soleggiata mattinata infrasettimanale, la trovassi diretta a comprare un libro di un giovanotto di cui ignorassi l’esistenza, beh penso mi incazzerei molto. Che c’ho la mazza da golf vicino al comò io, per farvi capire il tipo, per chi non mi conoscesse.

Mi sforzo per comprendere il motivo del mio gesto, mi sforzo, mi sudano le meningi, mi esce un’ernia al cervello. Voglia di poesia? Sicuramente, ma non basta. Fiducia verso il prossimo? Anche. Fiducia nella giovane editoria Abruzzese?  Può darsi.  Ma allora? Non ci sono secondi fini, non sono il tipo che circuisce giovani fanciulle io. Sono serio, con la fede al dito e un bel taglio di capelli.

Quasi sempre noi esseri umani puntiamo direttamente il fascio di luce sulle ipotesi più sconvenienti dei fatti e non su come le cose possano essere realmente.  Ho fiducia, vivo nella speranza. Non vivo più di prurigine o oscure elucubrazioni, no. Esisto in purezza oramai, come i cazzo di diamanti. Devo dimostrarla a chi se la merita. Un gesto d’amore, quello che io a 19 anni non ho mai avuto, perché nessuno mi credeva, ascoltava le mie parole, figuriamoci io. Nessuno avrebbe fatto un’ora e mezzo di macchina, andata e ritorno, per prendere un mio libro, se mai comunque ne avessi pubblicato uno. E col cazzo manco io lo avrei fatto per me stesso! E se pure qualcuno lo avesse fatto, io mi sarei subito chiesto “Ehi, sento puzza di fregatura. Dove sta l’inghippo?” quindi lo trovo regolarmente e mediocremente logico porsi dei dubbi. Fa tremendamente human nature. Io sarei il primo. Stavolta è diverso però. Non lo faccio per me. Questo è semplicemente un fottuto gesto d’amore. Non sentimentale, non carnale, senza alcuna malizia. Un gesto d’amore alla maniera di un Buddha mediterraneo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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