CONTRO LUCE (SECONDA PARTE)

Da il 1 agosto, 2012

(Ed eccoci alla seconda parte del racconto d’appendice 2.0 di Domenico Pennese. Domani su Ozio Magazine la terza e ultima parte. Qui si entra già nel merito della recensione-non recensione di questo libro di poesie-non poesie delle due giovanissime scrittrici teramane).

Arrivo. Le strade sono maledettamente strette, rinsecchite come un grissino grigio, con ai bordi macchine parcheggiate in doppia fila. Non si passa. Rallento, vedo la libreria incriminata, sterzo di scatto verso una traversa, sgaso e parcheggio anche io in doppia fila. Scendo furtivo, guardandomi intorno con aria minacciosa, come a dire “Sì, ho parcheggiato in doppia fila e pure storto, che c’è!?”.

Mi ficco una sigaretta in bocca, s’accende da sola, fa un caldo incenerente, sudo da tutte le parti, cammino a passetti svelti, svolto a destra ed entro nella piccola e polverosa libreria. Un tizio alla cassa dialoga con la cassiera. Non so di cosa parlino esattamente ma lo vedo piuttosto convinto nelle sue argomentazioni. Per quel che me ne frega.

Mi metto in fila, il tizio paga, saluta e con la sua bella bustina si liquida, piroettando il culo come un ballerino.

“Buongiorno”.

“Buongiorno!”

“Cercavo il libro di poesie Contro Luce”.

“Ah si, quello di Chiara Patricelli e Daniela Falone?”.

“Si, proprio quello!”.

“Sotto alla cassa, vicino alla porta”.

Mi appendo di un quarto affianco alla porta, scruto un po’, poi lo trovo: Contro Luce.

Lo prendo, mi raddrizzo e lo porgo alla cassiera. Lei mi guarda, con la faccia furbetta, imbacuccata tra i suoi capelli corvini.

“10 euro.”

“Ecco a lei”.

Insacca il libro in una busta, prende i soldi e mi porge lo scontrino.

“Ecco qua e grazie!”.

“Grazie a lei!”

Mi sento strano all’improvviso. Non capisco, mi sento tipo, felice. Tipo ventenne di nuovo. Penso che il mondo possa migliorare, ci vuole solo fiducia, amore, dedizione. Poi la signora mi dice:

“Giuvinò, ma sa for, ni sind na puzz di fogna?”.

“A direi il vero no!”.

“Eh, beat a te ca ngi sind!”.

Eh si, mi sento di nuovo un cazzo di fottuto ventenne della Madonna!

Contro Luce, di Daniela Falone e Chiara Patricelli è un’antologia di poesie non poesie. È un contenitore generazionale di versi, pensieri, difficoltà, bellezza, purezza, ingenuità, passione, naturalezza, ma soprattutto disarmante sincerità, genuina commozione, pur essendo alle volte ancora acerbo, ma un acerbo simile al profumo dell’erba appena tagliata in una tiepida e ventosa giornata primaverile. Asprezza reminiscente! Lo dico in senso positivo. Io non sono un critico, né un poeta, né più uno scrittore, né tantomeno un giornalista. Che volete da me? Cosa volete?? Non posso dirvi della metrica assente, che pur importante ha perso comunque quel fascino musicale che aveva un tempo. Qualcuno allora dirà “Ma allora queste non sono vere poesie!”, ma cazzo ve l’ho già detto io prima! Non serve Montale per capire che comunque qui c’è talento, passione a palate, ma soprattutto coraggio, spirito di auto-osservazione e candido stupore fanciullesco. Sono scritti che non fanno tendenza. Niente linguaggio trendy o assenza di punteggiatura che fa tanto poesia moderna per chi non ha nulla da dire e soprattutto per chi non capisce cosa legge.

Abbiamo due giovani ragazze che sanno ascoltare il mondo, sentono la musica delle cose che si trasformano intorno a loro, di loro e dentro di loro e sanno come comunicarlo, come trasmetterlo al lettore in un transfert di parole ed emozioni. Oh, queste sono ancora vive, che Dio le benedica! Sono persone che non si sono abituate a quei spettacoli e magnificenze del mondo a cui non ci si dovrebbe abituare ma a cui tutti, chi più chi meno, ci siamo abituati, io per primo. Le subiamo, ci siamo impermeabilizzati, ma non siamo più capaci di stupirci, di comprenderne le meccaniche che le governano. Perché scendere in spiaggia ad osservare un tramonto fatto di fuoco e nuvoloni, che semplicemente “accade”? Accade oggi, è accaduto ieri e accadrà fino a quando questo cesso di mondo non salterà col culo all’aria. Tutti purtroppo impegnati nel loro tran tran, dall’inerzia Céliniana per restare focalizzati. Il mondo è diventato una filigrana sottile ed effimera, che appunto va esaminata “Contro Luce”, per essere codificata (continua).

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