LA GIORNATA DEL CANDIDATO (PRIMA PARTE)

Da il 16 aprile, 2012

Ore 7: il Candidato si sveglia, dà un bacio alla Cittadina Moglie e le ricorda per chi deve votare il giorno fatale.

Poi le prescrive di rimettere sotto torchio le amiche svampite della palestra e l‘amante (amico elettore), affinché perlomeno porti dei voti tutta questa manica di maledetti bastardi.

Ore 7.15: il Candidato si avvicina di nuovo alla moglie, le dà uno schiaffo. Lei urla: “E mò che ti prende?”. Il Candidato, per strizzare l’occhio all’instabile voto femminile,  replica: “Cittadina Moglie, pure io ho le mie cose”.

Ore 7.30: il Candidato, preda di un fulminante rigurgito affettivo, compone il numero di un suo cugino emigrato in Venezuela che non sentiva dai tempi della crisi petrolifera del ’73. “Ehilà caro cugino, come butta? Sai che potranno votare anche gli italiani all’estero? Sei sempre un miserabile pezzente? Vuoi fare una scelta di campo? O vuoi continuare a morire di fame?”.

8: calzate delle scarpette da ginnastica, una dotata di logo e l‘altra no, parte la sua radiosa seduta di footing sulla riviera, intervallata da riflessioni e flessioni bipolariste e da francescani comizi ai cani randagi. Siffatto jogging serve a rincorrere la smisurata area dei non votanti, troppo impegnati a rassodarsi, o ad abbaiare.

8.30: prima colazione collettiva presso la faraonica sede del comitato elettorale. A scrocco per i simpatizzanti, un ampio ventaglio di prodotti tipici dell‘amatissima terra del Candidato. Fette biscottate croccanti e taglienti di Rancitelli, marmellata di area di risulta, pane tostato cementificato selvaggiamente, cocktail di gamberi e colibatteri marini, spiedinisiringa del parco Florida, caffè al vetro nero di fogna.

9: riunione del think-tank del Candidato. Le migliori menti del comprensorio hanno accettato di mettere in comune i rispettivi stellari saperi per un nobilissimo spirito di senso civico. I tre principali cervelli sono: Cinzietta, già buddista e campionessa regionale di karaoke delle canzoni dei Pooh, già pranoterapeuta uterina, attualmente conduce, in tv, un talk-show decisamente anticonformista in cui frusta tutte le ipocrisie del potere. Una volta attaccò, senza se e senza ma, il colore della cravatta di un sottoconsigliere provinciale; il dottor Manuel detto “Bronzo bombato di Castellamare”, trilaureato, addetto alle politiche per noi giovani, amico d‘infanzia di Gabriele Muccino e Silvio Muccino, si è fatto le storie con  tutte le cassiere in fiore delle ricevitorie Snai; la scrittrice-pittrice Giusi Valnassi Cucchi, Autrice dei discorsi del Candidato, professoressa di scuola media e suffragetta di una lingua modernissima. Ella vive in una garconniere tappezzata di premi letterari comprati su internet. Espertissima di d’Annunzio, si definisce una “poetessa-soldato dedita a un’esistenza virginalmente lussuriosa”. Scrive: “La brutale/sensualità/delle mie membra/senzienti si rifrangerà/occhiuta/sulle vostre anime belle”. Memorabile la sua monografia “Le costole del Vate”, stampata coi soldi di un assessore suo amante.

Ore 9.30: il Candidato spulcia il suo curriculum-stampa. “Dopo un’adolescenza tranquilla, vissuta in un ambiente solido, ma punk, il Candidato si è laureato col massimo dei voti nell’Università dove insegna il suo papà. Avvocato di successo, nutre una profonda fede in Dio e negli uomini. E’ databile all’età di 18 anni il primo miracolo universalmente ascrittogli: trasformò, con un secco gesto delle mani, una assemblea studentesca d’istituto in una dancehall reggae”.

10: il Candidato intraprende il suo tour quotidiano di strette di mano. Gira mimetizzandosi nella sua circoscrizione, sorridendo fin quasi a lacerarsi le mascelle. A me, nell‘arco di un‘ora, la mano l‘ha stretta ventidue volte.

11: il Candidato, travestito da posteggiatore di auto della cooperativa “Alternativa 83”, dissemina i suoi santini elettorali sui parabrezza borghesi e su quelli proletari, e sugli scooter di quinta mano del Popolo dei Precari.

12: il Candidato contempla, commosso, il tradizionale sondaggio prima dei pasti, che lo proietta a quota 98 mila suffragi su 100 mila votanti, e senza scorporo.

12.30: via crucis di aperitivi in centro, per intercettare il voto capriccioso del Popolo dei Prosecchi.

13: acconciato da tecnico degli aspirapolvere Folletto, il Candidato, col tipico ingresso spavaldo dell‘idraulico-pornoattore, si infiltra nei tinelli delle casalinghe insoddisfatte, discetta di pensioni garantite alle compagne-camerate-sorelle massaie, non risponde alla telefonata di facciata di metà giornata della Cittadina Moglie, fa occhi dolci, pragmatici e idealistici alle roventi signore, intona l‘osanna agli aspirapolvere d’ultima generazione e partorisce, seduta stante, il suo nuovo slogan: “Sono un pirata e un signore”.

14: il Candidato fa la siesta. Solo che è talmente sovraeccitato che non riesce a prender sonno. Alla fine si addormenta, ma ha un terrificante incubo. Si rivede adolescente, nelle sere d’estate in riva al mare, mentre canta insieme agli altri Dylan e De André, mentre sfida le tenebre e gli ipocriti, mentre giura e rigiura che sempre si batterà per la libertà,  per la morale pubblica e privata, per la verità.

Poi si sveglia e va allo specchio per una rapida revisione del fondotinta.

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