L’AQUILA, L’AMBIENTE, CONTRO IL DEGRADO CIVILE

Da il 13 marzo, 2012

L’appuntamento, organizzato dagli “Amici dei Musei d’Abruzzo”, è per oggi pomeriggio all’Aquila. Se siete della zona, o se avete comunque a cuore le sorti del nostro capoluogo di regione, splendida città d’arte messa in ginocchio dalla negligenza di certi uomini più che dalla natura. Oggi alle 17, all’Aquila, presso l’Auditorium Carispaq “E. Sericchi”, in via Pescara 4, si terrà un incontro dal titolo “Paesaggio, Costituzione, cemento. L’Aquila, città simbolo della battaglia per l’ambiente contro il degrado civile?“. Protagonista della conferenza, un intellettuale della levatura internazionale di Salvatore Settis, docente emerito presso la Normale di Pisa, che nel 2010 ha pubblicato per l’Einaudi un vibrante pamphlet intitolato, appunto, “Paesaggio Costituzione Cemento. La battaglia per l’ambiente contro il degrado civile“. Con Settis interverranno Tommaso Montanari (docente di storia dell’arte all’Università di Napoli) e Gino Famiglietti (direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici del Molise).

Il tema del “paesaggio” è una delle spine nel fianco del dibattito contemporaneo. Tra i temi caldi del Paese, rappresenta una delle scommesse più importanti della società, con la quale salvare o ipotecare il nostro futuro. Le cronache in materia con le quali l’Italia ha tristemente attraversato l’ultimo quinquennio sono la cartina di tornasole di una devastazione dell’ambiente strutturale e programmatica che colpisce tutto e tutti, persino i beni culturali. Gli scavi di Pompei, come la città de L’Aquila, sono stati il sintomo e il simbolo di questo stato di degrado, le cui immagini hanno fatto il giro del mondo, raccontando tristemente un’altra Italia. La città de L’Aquila, nella fattispecie, dopo il grave terremoto che l’ha colpita il 6 aprile 2009, con le sue meravigliose chiese ancora chiuse al pubblico e il suo centro storico, oggi, a quasi tre anni dal sisma, in gran parte inaccessibile ai cittadini, è divenuta l’esempio di quanto ambiente, cultura e memoria siano tre parole chiave, strettamente legate.

Dopo i danni provocati dal sisma rimangono alcune questioni ancora aperte nel complesso passaggio dalla gestione dell’emergenza alla necessità, oggi, di compiere precise scelte per colmare il ritardo della ricostruzione: un paesaggio trasformato e spesso danneggiato dagli insediamenti provvisori, un centro storico ancora vuoto e disabitato, la lentezza dei meccanismi decisionali che bloccano ancora la quasi totalità dei restauri, il rischio sempre più forte di una definitiva perdita di identità e di memoria. “Il paesaggio, l’ambiente il patrimonio culturale – spiega Salvatore Settis in un suo articolo per il quotidiano La Repubblica – sono come il sole e le stelle: illuminano e condizionano la nostra vita, corpo e anima. Perciò hanno un ruolo così alto nella Costituzione, dove incarnano l’idea che ne è il cuore: il bene comune e l’utilità sociale sovraordinati al profitto privato. Paesaggio, ambiente e patrimonio richiedono sapienza tecnica per essere tutelati: ma richiedono anche un’idea di Italia, un’idea declinata al futuro. La relazione tra le tematiche della salvaguardia dell’ambiente e del patrimonio culturale si fa, infatti, sempre più stretta, in un paese come l’Italia che ha vissuto “smottamenti” veri e propri, ma anche sociali e culturali. Soprattutto, nell’ultimo decennio il Paese ha abdicato alle proprie risorse naturali e culturali e alla possibilità di applicare a questi argomenti una strategia a lungo termine. Oggi che “patrimonio culturale” e “risorse naturali” sembrano essere diventate nuovamente, almeno nominalmente, le parole d’ordine del dibattito nazionale, la sfida diventa quella di proporre un discorso virtuoso che non si fossilizzi sul passato, ma che sia aperto al futuro e alla contemporaneità e che miri ad una ricostruzione, che sia non solo strutturale, ma anche identitaria, aperta ad una nuova idea, condivisa e collettiva, di Italia”.

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