MITI DI IERI (QUEL GENIO SENZA TEMPO DI ROLAND BARTHES)

Da il 29 ottobre, 2012

Miti D’oggi, titolo originale, Mythologies. Che dire: questo è un libro/capolavoro sfornato nel 1957 da Einaudi editori e che racchiude scritti risalenti agli anni tra il 1954 e il 1956. A dir poco geniale quello che racchiude. Un’osservazione attenta, minuziosa, realistica della società piccolo borghese della Francia degli anni ’50, anni in cui Roland Barthes, artefice del libro è vissuto. Una Francia, Europa, divisa da due blocchi ideologici che verranno abbattuti solo con l’abbattimento del  muro di Berlino che li esemplifica; una Francia dove si scontrano un materialismo ferreo e un esistenzialismo sartriano; una Francia caratterizzata dal poujadismo, un movimento politico e sindacale francese che fa capo a Pierre Poujade. La cosa sorprendente è che, chiave di lettura di questa società, sono per Barthes tutte le cose: una rivista, un giornale, un disco, un film, tutto. Tutto è il riflesso di un popolo, che per lui ha l’abitudine di mistificare, di trasformare il culturale, l’artificiale, in qualcosa di naturale che ci appartiene indissolubilmente. La sua è una critica rivolta alla borghesia, che impone alla lingua dei sensi aggiunti. È quello che lui chiama “mito”. Il mito è un linguaggio, è una comunicazione, è un mascheramento della realtà che da culturale diventa naturale, è un linguaggio semiologico secondo che deriva da un primo livello di senso. Il mito non è nelle cose in sé, ma nel modo in cui di queste cose si parla. Ed è allora che sfoggia tutto il suo talento nel parlarci dei miti del suo tempo: il catch, uno sport americano che vede contrapporsi due lottatori in una battaglia quasi infinita, una sorta di rappresentazione mitica di una lotta tra il bene e il male; o una festa nuziale che rappresenta il matrimonio tra borghesi che unisce due famiglie, due ricchezze, quasi come se quello fosse la finalità naturale di ogni relazione uomo-donna; o nel parlare della Citroen Ds:”Credo che oggi l’automobile sia l’equivalente abbastanza esatto delle grandi cattedrali gotiche: voglio dire una creazione d’epoca, concepita appassionatamente da artisti ignoti, consumata nella sua immagine, se non nel suo uso, da tutto un popolo che si appropria con essa di un oggetto perfettamente magico”. O quando parla del viso della Garbo, dei giocattoli dei bambini e così via.

“Ogni ripudio del linguaggio, è una morte”.

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