IL PRIMO SET NON SI SCORDA MAI (E NEMMENO L’ULTIMO)

Da il 31 ottobre, 2012

Quando penso alla prima volta in cui ho lavorato su un set non so perché, ma mi torna in mente la celeberrima passeggiata in bicicletta di Hoffman e la consequente lisergica scoperta…

Era un periodo freddo dell’anno ed eravamo in un paesino nella provincia dell’Aquila di cui non ricordo neanche il nome. Isolati e in un’ambientazione da deserto post-atomico si svolgevano le riprese di un mediometraggio. Non so quanto tempo siamo stati lì a lavorare. Giravamo in interni ed esterni senza pause, con molta calma e tanta gioia. La regista donna non era espertissima aveva grande esperienza a teatro, meno su un set cinematografico, tendeva a fare sempre questi totaloni teatrali noiosissimi ed era pure piuttosto presa male ed ansiosa. Ricordo benissimo una discussione con Fabrizio il direttore della fotografia,  il quale si lanciò in una emozionata arringa per spiegare la differenza tra il cinema ed il teatro alla regista di fronte alla troupe, per provare a migliorare un po’  le riprese del film. Sosteneva che il cinema ha bisogno di dettagli, che la macchina da presa è come una lente di ingrandimento, ti permette di vedere piccole cose invisibili all’occhio umano. Il cinema lavora per sottrazioni nella ricerca di piccoli gesti. La regista ascoltò attentamente. Un applauso mise fine alla meravigliosa dichiarazione d’amore. Ma la regista subito dopo chiamò l’ennesimo totale teatrale e distrusse in un momento l’incredibile catarsi cinematografica…  Poco male, la troupe era fantastica. Passavano i giorni ma non sentivo la stanchezza. Avevo talmente perso la cognizione del tempo che non capivo più se era notte o giorno, per noi era uguale illuminavamo tutto, creavamo il giorno quando era notte e la notte quando era giorno. Non ricordo quando e come finì quel set, non ho neanche mai visto il prodotto finale, non mi sono visto nei titoli di coda, ma una cosa so per certa: quella esperienza mi ha cambiato la vita, profondamente. Sono sempre stato un ricercatore della vita, ma per anni ho brancolato nel buio. Ma dopo questo set ebbi proprio la sensazione di aver gridato dentro di me: Eureka! Per la prima volta ho potuto sperare e credere che la vita potesse essere, anche per me, qualcosa di più di lavorare o tirare a campare. Mi ha dato uno scopo, che non è quello di diventare famoso o di guadagnare molti soldi (questo desiderio però negli anni è tendenzialmente aumentato….) ma cercare altri set come quello. Dove non è importante quello che faccio, ma dove è importante esserci, perché questo è un luogo magico. Immaginate  un gruppo più o meno organizzato di persone che lavorano sinfonicamente alla ricerca di una sola immagine,  un suono, un gesto, un pezzo di spalla, un giusto movimento di macchina. Questo è stare sul set.

Alla fine ne verrà fuori un film che sarà consumato in una manciata di minuti, ma in nessuno di questi minuti viene descritto il dietro le quinte e quel mondo onirico che si crea durante la produzione delle immagini. Ma non me ne curo perché mi sento come se fossi in un road movie, l’importante non è il punto di arrivo, ma il viaggio stesso-

In questi ultimi giorni ho portato io stesso un set vero qui a Pescara, a Ortona, per la precisione.

É il primo in cui sono io stesso il direttore artistico unico di una troupe tutta pagata. Abbiamo lavorato con i ragazzi della Music Force, che hanno fatto da produttori e ci hanno portato sul set un fantastico attore, Carmine Faraco, da molti conosciuto in tv nelle ultime cinque edizioni di Colorado Café. L’antagonista di Carmine è stato Angelo Argentina, uno splendido attore pugliese trapiantato a Modena conosciuto grazie allo spettacolo ‘Abitudo’ di Alessandra Arcieri. Ho  gestito il set con il vecchio amico Galvano e il nuovo amico Andrea. Ma non solo… come sempre accade quando si lavora bene, tutto scorre via magicamente meglio. E così ho ritrovato un’amica conosciuta su un vecchio set, addirittura una coinquilina romana, un’amica gentile con un nome astruso e un fantastico produttore che ha creduto e lavorato con dedizione con noi dall’inizio alla fine delle riprese. Per alcuni di loro era la prima volta sul set. Ecco: mi piace pensare che almeno un po’ delle emozioni che ho provato io quasi dieci anni fa, le abbiano vissute anche loro oggi.

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