SESSO TRIBALE, QUANDO L’ORGASMO DIVENTA RITUALE

Da il 5 ottobre, 2012

(la foto è di Fabrizio Loiacono).

Dando uno sguardo alle varie sfaccettature che caratterizzano la vita sessuale è facile notare come vi siano ancora al giorno d’oggi delle marcate differenze all’interno di ognuna delle popolazioni, tribù o gruppi etnici che verranno presi in esame. Nelle culture ataviche il sesso, ma anche l’amore in generale, costituisce innanzitutto il “collante sociale”, il legame che tiene unita e salda l’intera comunità. Per loro il sesso è una questione di rituali magici, di usanze mai perdute, di legami inscindibili fra gli uomini e le divinità in cui credono. Per queste tribù il sesso è il fuoco sacro dell’esistenza. Ogni gruppo sociale detiene una propria pratica e usanza “particolare”.

Nel continente della Nuova Guinea le pratiche sessuali soni molteplici: si parte dall’orgia rituale, all’assenza totale di rapporti, per poi arrivare alle pratiche omosessuali (Azande, Alto Zaire) in cui sono coinvolti uomini adulti. Tutto questo è considerato una sorta di fase di iniziazione. In altri gruppi gli uomini vengono preparati durante l’adolescenza a non disperdere il seme (ritenuto sacro e fonte di energia): infatti fra gli uomini e le donne di queste tribù i rapporti sessuali sono ridotti a sporadici incontri, proprio per evitare che i maschi perdano la loro energia. Nella località di Bambara (Sudan Occidentale) prima che un uomo venga chiamato in guerra viene sottoposto a un curioso incantesimo tribale, conosciuto come “Il nodo magico”, che consiste nel fare uscire con il suo fallo un nodo precedentemente infilato nella vagina della donna più attraente del villaggio. Spesso l’uomo porta a termine con successo questo rito, ma il più delle volte questa fase avvantaggia solo ed esclusivamente la donna in quanto i vari tentativi dell’uomo di “pescare” l’anello provocano in lei una serie di piacevoli orgasmi. Inoltre i Bambara credono che se un uomo si accoppia con una ragazza non escissa, il clitoride di lei colpirà il suo pene come se fosse un serpente, mordendolo fino alla morte.

In Costa D’Avorio (precisamente ad Agni) l’intero villaggio ogni anno durante la festa in onore ai sacri spiriti partecipa ad una serie di accoppiamenti collettivi. Le donne raggiungono il fiume e dopo un bagno purificatore si accoppiano con gli uomini (considerati meri oggetti sessuali) dedicando l’unione agli spiriti protettori della loro fecondità. A Ba Lumba (Katanga) le donne Bulungo (popolazione di origini egizie) si spostano solo se trasportate a spalla dagli uomini, avendo su di loro totale supremazia. Toccano terra solo se prese dall’irrefrenabile desiderio di accoppiarsi con quest’ultimi, che tra l’altro non possono rifiutare l’invito, o meglio la pretesa. Dopo l’atto sessuale le donne pretendono di essere riportate in spalla fino al villaggio. Ognuno dei confratelli ha al suo fianco una giovane ragazza chiamata “ la vergine dei rimedi” che diviene tale dopo un lungo rituale, caratterizzato dall’introduzione nella vagina di un prezioso amuleto contenente due vermi prelevati da un cadavere in stato di decomposizione. Si crede infatti che la giovane in questo modo assuma poteri magici che userà per la preparazione di altri amuleti inserendoli nel suo organo genitale.

Uno dei più strambi comportamenti sessuali che ricordano molto l’uso dei nostri “ Strapon” (tipici della pratica PEGGING) avviene nella regione di Azande (Alto Zaire). Qui le donne si eccitano reciprocamente toccandosi e strofinandosi il clitoride per poi penetrare la vagina dell’altra utilizzando una banana e tirandola fuori prima del raggiungimento dell’orgasmo. Successivamente (per una questione di comodità) il frutto viene legato e tenuto stabile intorno ai fianchi con dei lacci e la donna si corica sulla partner al fine di penetrarla come farebbe un uomo. Lo stesso trattamento le verrà in seguito riservato dall’altra compagna. Un rito simile avviene con l’utilizzo di un altro strumento, il c.d. “ Mandingo”. Trattasi di un pene artificiale simile agli odierni strapon che le donne Haussa (Nigeria) usano nei rapporti saffici. Intagliato in legno e rivestito con pelle, viene fissato con una cintura attorno alla vita in maniera da riprodurre nel migliore dei modi il membro maschile. Addirittura contiene anche un condotto spermatico artificiale collegato a un testicolo fabbricato il più delle volte con una vescica di maiale. Solitamente per riprodurre al 100% l’orgasmo e la successiva eiaculazione la vescica viene riempita con acqua e riso, ma nella maggior parte dei casi viene utilizzato il succo di un albero (il Dalaku) poiché il colore, la consistenza e l’odore ricordano molto di più lo sperma umano.

Nel Togo e nel Benin è molto diffuso il cosiddetto “Culto del serpente sacro”, tant’è che sono state create delle vere e proprie associazioni femminili fedeli al culto del pitone. Queste fanciulle vivono insieme a questi serpenti addormentandosi avvinghiate ad essi. Questi luoghi di culto presentano vestiboli a forma di organo sessuale femminile tappezzati con rettili di ogni genere tra i quali domina il pitone. Per un periodo di almeno tre anni queste fanciulle non possono assolutamente avere rapporti sessuali, pena la morte. Allo scadere del tempo vengono consacrate dal pitone, ma siccome l’animale non può provvedere a un rapporto completo (dal momento che può solamente eccitarle) sarà compito dello stregone deflorarle. In questo rito infatti lo stregone si veste con pelle di serpente provvedendo alla deflorazione di tutte le giovani presenti. A deflorazione avvenuta queste ragazze vengono rispettate e venerate da tutti come fossero delle dee. Si narra che con i loro poteri sono capaci di comandare i movimenti dei rettili, e una delle loro usanze comuni è quella di utilizzarli strofinandoli sui loro genitali ai fini della masturbazione. A Dahomey le donne della tribù, conosciute come “ le ragazze di Fon” hanno l’uso, a giorni alterni, di allungare le labbra della propria vagina. L’esordio di questa pratica avviene all’inizio dei 9 anni e si protrae fino ai 15. L’operazione viene effettuata dalla madre o dalle sorelle maggiori che ricoprono la vagina con un unguento che favorisce l’allungamento, che può raggiungere anche i 3 cm. In questo modo la vagina (essendo stata manipolata) produce durante l’atto sessuale un orgasmo molto più intenso, poiché le labbra allungate si stringono intorno al pene (come se lo stessero afferrando) producendo un’estasi notevole. In Polinesia un tempo era molto diffusa una pratica chiamata “ Incrostazione del pene” che contemplava l’inserimento nel pene di piccole pietruzze, frammenti di conchiglie, coralli o altri materiali preziosi nelle piaghe formatesi a seguito delle incisioni procurate sul pene. Questi oggetti si insinuavano sotto lo strato epidermico e vi restavano incorporati per sempre lasciando che la pelle in guarigione vi si rimarginasse sopra. Il popolo dei Birmani volendo produrre un particolare effetto sonoro hanno sostituito le conchiglie e altri gingilli con l’uso di alcuni campanellini di bronzo intorno al glande.  In Indonesia è tutt’ora in uso la pratica del “Kampiong”: trattasi di una barretta composta dai tre metalli preziosi (rame, argento e oro) che ha generalmente una lunghezza di 5 cm per 2mm di spessore, alle cui estremità vengono applicate delle palline o altre protuberanze, il tutto dopo aver collocato la barretta nel glande attraverso un foro tenuto sempre aperto grazie all’utilizzo di una piuma di piccione intinta nell’olio. La pratica del Kampiong ricorda molto il cosiddetto “ Ampallang” ovvero un tipo di piercing posizionato orizzontalmente sul pene. E’ un’antica pratica in uso presso la tribù dei Dayak del Borneo, e in altri popoli indonesiani, allo scopo di ottenere un’intensa stimolazione vaginale durante il coito. Nell’alta Valle del Nilo presso la popolazione dei Ganda, quando la donna dà alla luce due gemelli, il padre (a differenza di altre popolazioni) ne è fiero e soddisfatto.  Dopo il parto viene messa in atto una cerimonia che prevede la rimozione di un fiore di banano inserito nella vagina della sposa. Il marito, davanti a tutto il villaggio, deve riuscire ad asportare con il proprio pene in erezione il fiore di banano, qualora ci riuscisse deve accoppiarsi con la sposa davanti agli occhi eccitati del villaggio.

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