COME UN’ARABA FENICE, I MOOTH (SOGNANDO BAMBI WOODS)

Da il 1 ottobre, 2013

dragan2New“L’anno scorso è stato un anno statico per noi sia in ambito live che in sala prove. Tensioni esterne si sono trasformate in discussioni e litigi all’interno del gruppo, sino a quando un giorno non ci siamo ritrovati, sotto tutti i punti di vista. Abbiamo ripreso a scrivere brani con rinnovata voglia e curiosità. Abbiamo trasformato il nostro martedì di prove in una sorta di rifugio dallo stress, e possiamo dire che è divenuta quasi una psicoterapia di gruppo. In fase di registrazione del disco, Gabriele ha tirato fuori il nuovo nome della band e ci è subito piaciuto. Ci ha dato l’idea di poterci provare, nuovamente.”
Come un’araba fenice pronta a risorgere dalle proprie ceneri, i Mooth, svestiti i panni dei Koan, si raccontano. Ecco le nostre chiacchiere sul loro nuovo disco, Slow sun, uscito in free download con la collaborazione della Martiné records, che potete testé scaricare, senza sganciare nemmeno un quattrino, esattamente qui: https://mooth.bandcamp.com/album/slow-sun

 Le vostre influenze sono molteplici, dai Jesus Lizard ai Kyuss: in che modo i Mooth si distanziano da queste fonti di ispirazione per trovare la propria dimensione caratteristica?

Oltre a distanze geografiche, di sicuro si insinuano distanze cronologiche: ascoltare musica oggi è come andare in biblioteca con la voglia di leggere un libro e trovarsi di fronte ad opere magnifiche di diverso stile ed epoca. Così per una band di oggi le influenze musicali sono maggiori rispetto a quelle di 20 anni fa. Il tutto poi viene viene assorbito e recepito da ognuno di noi e tradotto dal proprio modo di essere, condizionato dalla società che ci circonda, di certo diversa rispetto a quella di due decadi fa.

Nei pezzi del disco possiamo dire che è venuto fuori il lato più grezzo e diretto delle nostre personalità perché questo modo ci è sembrato il migliore, o meglio il più naturale, per esprimerci in questi tempi.

 Non ho la benché minima idea di chi sia Debra De Santo, spezzacuori a cui avete dedicato una canzone: mi aiutate a scoprirlo?

Debra de Santo, meglio nota come Bambi Woods, (entrambi pseudonimi) è stata un’attrice porno degli anni ’70: famosa per la pellicola Debbie does Dallas. Ci ha incuriosito la sua storia, in quanto all’apice del successo, quest’attrice è scomparsa e di lei non si è più saputo nulla per più di 20 anni. Molti pensavano fosse morta oppure si fosse rifugiata in qualche cittadina di campagna.

La canzone in realtà parla di un amore corrisposto ma inconcludente, perché l’amata ha scelto il successo, pagato a caro prezzo, per poi alla fine fuggire da chiunque compreso il suo amore. E la figura di Debra de Santo si sposava bene con la storia: l’aspetto innocente di un’attrice hard, “senza peccato nel peccato”.

Leggiamo nel comunicato stampa che “Slow sun” è una sorta di trasposizione sonora delle contraddizioni dei nostri tempi. Nelle vostre esperienze per quanto riguarda l’analisi dei mali della nostra società, che ruolo hanno avuto, oltre alla musica, la letteratura e il cinema? Ci sono libri o film che avete trovato particolarmente illuminanti.

Come molti nostri coetanei, noi facciamo parte di quella generazione che non è abituata a dedicare tempo alla lettura o ai film, per questo troviamo più semplici le espressioni brevi dell’arte come le poesie (per la letteratura) e le serie Tv (per il cinema). Per fortuna nostra siamo anche molto curiosi e così spesso ci capita di riscoprire un modo di recepire la cultura diversa dalla maniera digitale.

Tra libri e film ci sarebbe da fare un elenco troppo lungo e diviso per ognuno di noi, ma giusto per citarne alcuni: libri come “Il Maestro e Margherita” e “Cuore di Cane” di Bulgakov, “Ragazzi di Vita” di Pasolini, poi libri e scritti sparsi di  David Foster Wallace, Diego Cugia, John Steinbeck, Chuck Palahniuk. E film come “Otto e mezzo” di Fellini, “Bad Boy Bubby” di Rolf de Heer, “I Tenenbaum” di Wes Anderson, “Il grande Lebowski” dei fratelli Coen, e “Stati di allucinazione” di Ken Russel.

I vostri testi sono tristi, perché?

 Credo siano più nervosi che tristi: in MDMA infatti cantiamo “cori di voci impiccate intorno a quest’altare di rabbia”. Intendendo quella tipica, se non quotidiana, situazione in cui vorremmo dire la nostra ma non lo facciamo e così accumuliamo frustrazione. I testi di ogni canzone di Slow Sun si riferiscono comunque a condizioni e situazioni che ognuno di noi vive, o ha vissuto, nella sua vita: dall’amore mancato di Debra all’autolesionismo di Bloodrop, sino al rapporto con Dio in Black Host. Minimo comune denominatore è di sicuro la solitudine dell’uomo odierno, che ci piace definire un filantropo asociale.

Quali band nel panorama indipendente italiano sono meritevoli della vostra attenzione?

Tra i nomi più conosciuti sicuramente Uzeda, Zu, La Crisi, Three Second Kiss, Modern Age Slavery.

Tra gli emergenti, oltre ai nostri compagni di etichetta Stephane Tv e Kandma, ci vengono in mente ZiZ, Di’Aul, Hate Inc., Heroin in Tahiti, Allan Glass, La Debole Cura.

About Lucrezia Aleramo

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*