IL MAESTRO E IL BATTERISTA: INTERVISTA A UN FAN (DEI LITFIBA)

Da il 21 febbraio, 2012

Entro e mi faccio strada fra la folla, fra le pinte e fra i tavoli. Stasera allo Stammtisch Tavern di Chieti c’è qualcosa di speciale e sto cercando la vittima designata. Mi serve il peggiore, ho bisogno del più infoiato tra i fan ma temo che dovrò attendere che la band inizi perché per ora qui hanno tutti l’aspetto di agnellini e a me serve la belva. Stasera i Cafè Mexcal, ottima band tribute dei Litfiba, si esibiranno con un ospite davvero speciale: Franco Caforio, batterista storico della band dopo il compianto Ringo De Palma, ci delizia della sua presenza e della sua arte. Cerco ancora fra i tavoli. Ho bisogno del peggiore, di quello che c’è venuto apposta, ma per ora tutto tace. Per ora non vedo che studentelli o simil-motociclisti e signorine rock. Dovrò attendere. Intanto adocchio Franco, seduto in mezzo alla sala, lo sguardo concentrato sui presenti. Sorride e sembra a casa.

La band prende possesso del palchetto di legno, si parte e già dall’intro di “Sotto il vulcano” intercetto la bestia. È seduta su di uno sgabello a lato della colonna principale, a due passi dal palco. Occhialetti da ingegnere, capello lungo, aria vagamente secchiona e stivaletto alla Pelù. Si aggrappa forte ad una 0.5 ed è già partito. La testa fa su è giù. È perfetto. È lui.

Mi avvicino, mi presento. Davide, 26 anni, ingegnerino spoltorese, ha l’aria di uno che è confusionale e metodico allo stesso tempo. Due domande e scopro che è addirittura un batterista. Voglio guardare l’evento dagli occhi di un fan e il soggetto in questione con Caforio condivide anche la passione per lo strumento. Colpo perfetto.

Davide posa per un secondo la sua 0.5 ed esordisce dicendo: “La band si sta difendendo bene, i Litfiba sono i Litfiba e io sono sempre un po’ scettico nei confronti delle Tribute, ma devo dire che loro sono convincenti e mi sto divertendo. Ovviamente attendo Franco”.

Lo osservo e sì, se la sta godendo. Fra un sorso di birra e una scapellata convinta attendiamo insieme l’arrivo di Caforio sul palco.

Chiamato a gran voce, Franco dopo aver simpaticamente sculettato su uno sgabello, raggiunge la batteria e lo sguardo di Davide si illumina. Perché si parte con Fata Morgana.

E’ il mio pezzo preferito!” mi dice. “Già dal primo stroke si sente che la storia è cambiata. Ma lo senti? Il gioco di piatti iniziale è assolutamente impeccabile. Mi sembra di essere al Colpo di Coda Live”. Appunto con tenerezza le sue impressioni. È davvero commuovente guardare il tutto attraverso gli occhi affezionati di un vero fan e mi rendo conto di aver scelto il soggetto migliore. Davide osserva lo strumento e il musicista con consapevolezza e continua dicendo “Guarda come si diverte? Porta avanti la band come un direttore d’orchestra e la cosa stupenda è che lui non sta facendo cover, i pezzi che stai ascoltando li ha scritti Franco in persona, capisci?”. Capisco. Sorrido. In effetti Franco gestisce la serata con divertita maestria, guida i ragazzi spontaneamente, rotea bacchette, qualcuna vola via ma gli anni di esperienza si vedono tutti. Franco non fa una piega, è a casa.

Davide fa a tempo ad impossessarsi della bacchetta sfuggita di mano allo storico batterista. Un cimelio che terrà con cura e che per lui avrà un valore speciale. Lo vedrò più tardi trotterellare verso il tavolo di Caforio e chiedergli gentilmente un autografo.

A fine serata, dopo l’ultimo sorso di birra, Davide, in tutta la sua spontaneità, esclama: “Quello che m’ha fatto strano è stato che tu dici “va bè, vado a vedere questi che suonano… ci sta il batterista vero dei Litfiba ma mo’ che vuoi che si sente davvero la differenza?” Sci cazzo, si sente!”. E continua: “Poi nel suo stile non è molto tecnico e virtuoso, ma picchia!! Cazzo se picchia! E poi “Dimmi il nome” suonata da lui. Fenomenale nei giochi di piatti!”.

Mi intenerisco di fronte a tanta genuinità. I presenti sono tutti in estasi. Franco gioca che è una bellezza, in un paio di occasioni scherzando di rimando con il comico Rocco and Rollo, anche lui presente all’evento, suonando in maniera impeccabile, guidando i ragazzi con dolcezza paterna, senza la spocchia degli artisti navigati.

Poco prima di andar via Caforio raggiunge proprio il nostro Davide. Lo ha notato fra la folla. Si è accorto che fra i presenti era lui il più divertito. Scambiano due chiacchiere, gli occhi del giovane batterista sono tutti per il maestro. E io mi faccio da parte per osservarli.

Ultima domanda, banale ma efficace, domando al giovane ingegnere come si sente a fine serata e la risposta si manifesta in tutta la sua bellezza: “Ho capito che un batterista può fare la differenza, Piero e Ghigo sono sempre sotto i riflettori, ma se non si picchia forte e come si deve non viene fuori niente di buono.” E conclude dicendo: “Stasera ho ascoltato ed osservato una parte della storia del rock italiano”. Il suo sguardo la dice lunga. La bacchetta autografata stretta in mano. La chiacchierata col suo mito di sempre. Una birra e un’intervista.  Cosa si può volere di più?

Eventi come questi, qui allo Stammtisch, permettono a tanti fan di incontrare grandi miti in territorio familiare. Consentono ai giovani di potersi accostare con spontaneità ai personaggi più importanti della storia della musica, conoscerli, confrontarsi e tornare a casa con un po’ di magia negli occhi.

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