JESTER AT WORK IL MAGELLANO:OCEANI E NUVOLE

Da il 15 marzo, 2012

Domani, venerdì sera dalle 22, presso “Farmindustries” in via F. Foreste 9/2 a Montesilvano Marina (non il consueto stanzone riadatto a musica dal vivo ma una specie di piccola Factory, e questa scelta è già tutto un programma), concerto di Jester at Work. Ingresso gratuito.

“Rassicurante, imponente, fresco. Una voce che è un fuoco allegro al quale non si riesce a rimanere indifferenti” (Fuori dal Mucchio).

“Un album che illumina a giorno il fantasmagorico sottobosco musicale. L’analogico flirta con l’elettronica misurata mentre i toni virati delle chitarre evidenziano una voce da brividi. Difficile fare meglio” (Il Fatto Quotidiano). 

Giusto per estrapolarvi due frammenti giornalistico-musicali, lapidari come da tradizione, dell’entusiasmo che ha accolto la recentissima uscita di “Magellano“, secondo album di Jester at Work (all’anagrafe Antonio Vitale), defilato e integro e parecchio creativo cantautore pescarese, che le sviolinate e i peana dei critici musicali “di professione” o della domenica certo non se li va a cercare, mica anela a un posto nel purgatorio di quel che resta dello showbiz indie-in; e proprio per questo forse, suonano più graditi. Così come suona benissimo quest’album, prodotto come il precedente dalla Twelve Records e registrato col solo ausilio di un polveroso multitracce analogico a cassetta Fostex made in Japan, e della sua inseparabile chitarra acustica. “Magellano“, evocativo fin dal titolo, suona classico e romantico, sognante e picaresco, raccolto ma molto meno ermetico di quanto ci si potrebbe attendere da un musicista “onda lunga degli anni ’90”, che è stato a più riprese paragonato, per intenderci meglio, a mr. Bonnie “Prince” Billy (o all’Howe Gelb solista, aggiunge, senza colpo ferire, chi vi scrive). Eccovi un pezzo di questo suo nuovo disco, per farvene una idea più empirica: http://www.youtube.com/watch?v=q6qnczWhmbo

Magellano è un album interamente concepito a pochissima distanza da un porto: un porto che sa di sale e di petrolio, dove i pescherecci riposano dopo notti di fatica e sudore. È il posto perfetto dal quale salpare e, al tempo stesso, un luogo che non dà una ragione in più per rimanere. In viaggio verso le coste di un altro mondo, a cavallo di onde fatte di nuvole e di fumo, galleggiando piano su chitarre acustiche, percussioni morbide, voci e cori che lasciano il segno. Giungere da deserti remoti per sostare all’ombra del faro”.

 

 

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