IL “SUD EUROPA” SECONDO IL GRANDE ANDREA GABRIELE

Da il 5 settembre, 2016
Autosave-File vom d-lab2/3 der AgfaPhoto GmbH

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(foto di Andrea Di Cesare). In “Sud Europa” c’è tutto Andrea Gabriele, compositore, polistrumentista, arrangiatore e produttore di Pescara. Anzitutto l’idea matta e geniale di associare il Sud – nella sua accezione più musicale e antropologica – al concetto – invero debole e vituperato – di Europa; una metafora illuminata di un artista che aveva nella sua incessante e creativa attività cerebrale una delle sue più grandi qualità. Che cos’è l’Italia se non Europa del Sud? Percepirsi come “meridionali” ma con un’orizzonte più ampio aumenta e impreziosisce il campo d’azione.

Venuto a mancare poco più di un anno fa, nel maggio del 2015, proprio a causa della complicazione di una malformazione artero-venosa con cui era inconsapevolmente cresciuto, Andrea aveva dedicato la sua vita alla musica. Componeva musiche originali per importanti brand come MTV, RAI, Dolce & Gabbana, Pirelli e Nike. Era autore di installazioni elettroniche e artistiche, amico e collaboratore di visual artist come Claudio Sinatti. Teneva workshop in scuole d’arte come l’Istituto Europeo di Design (IED), la Nuova Accademia delle Belle Arti (Naba) di Milano e il Conservatorio di Perugia. Produceva dischi con diversi moniker (Clap Rules, Pirandelo, Mou lips!, Symbiosis Orchestra), pubblicati su etichette importanti o di culto in Europa, Stati Uniti e Giappone (la DFA di James Murphy, la Slow Motion di Fabrizio Mammarella, Codek, La Belle) sempre cercando un equilibrio umano e artistico tra la produzione per terzi, la voglia di ballare e la sperimentazione.

Sud Europa” è il lavoro più musicale, intimo e in qualche maniera tradizionale di Gabriele. Sicuramente il più voluto. La scelta di mettere una foto del padre in gioventù conferma questa dimensione estremamente personale. Composto fra il 2014 e il 2015, Andrea aveva capito che i suoi giorni erano arrivati, aveva paura, e in questo disco ha messo tutto ciò che amava. Nella nota che accompagna il disco scrive: “La musica è arrivata nella mia vita circa a nove anni, grazie ad una delle cassette di una delle mie sorelle: Bob Marley & The Wailers. Sono passato dal reggae al dub, dal dub al jazz, dal jazz all’improvvisazione più radicale in un attimo. Ora ho 33 anni e dopo aver prodotto praticamente ogni tipo di musica, volevo mettere assieme ciò che ancora mi piace del dub con la musica del Sud dell’Europa, che è il posto dove sono cresciuto, incollando tutto assieme con macchine vintage e moderne. Suonare e produrre questa musica è stato terapeutico per la mia testa”.

C’è il sapore del Mediterraneo, la vibrazione calda delle onde sul bagnasciuga, la corsa romantica delle bollicine di ossigeno verso la superficie del mare. E’ un disco di una calma quasi estatica. C’è il movimento ondulato del dub, che assomiglia al battito del cuore, o addirittura al frangersi delle onde del mediterraneo sul bagnasciuga. C’è il sussurro di scirocco di strumenti come sirtaki e mandolino. C’è persino la fisarmonica dentro. E’ un disco con riferimenti geografici evidenti, in cui i quattro brani portano il nome di quattro città (Città del Vaticano, Napoli, Taranto e Tripoli).

“Sud Europa” è uscito postumo il 26 giugno su Ogni Dove Edizioni, l’etichetta/collettivo dello stesso Andrea, e verrà presentato in prima assoluta a Pescara l‘8 settembre all’Ex Aurum. Voluto fortemente dalla famiglia, dai suoi amici e collaboratori più stretti, è un omaggio alla memoria di un artista dalla sensibilità eccezionale. Andrea aveva pronto il disco già nell’aprile del 2015 ma aveva deciso di non autoprodurlo: era convinto che avesse un peso specifico e un diverso impatto sociale, dunque cercava etichette che potessero aiutarlo nel valorizzare l’opera. Preso dallo sconforto per la piega che aveva preso la sua malattia, nel gennaio 2015 scriveva al suo migliore amico Luigi Pagliarini una lettera che è stata poi resa pubblica e in cui c’è, in fondo, la sintesi di tutto.

Luis, spero non dovrà mai servire, ma preso dallo sconforto scrivo questa lettera a te, che nel caso la tirerai fuori… So che mi aiuterai. Non riesco a chiudere gli occhi… fammi scrivere questo. Quello che penso ora é che siamo tutti diversi, ed ognuno di noi vive la sua esistenza diversa dalle altre. Lunga, corta, intensa, noiosa, tutti diversi. Forse quello che ha reso un po’ speciale la mia esistenza é stato questo bizzarro traffico nel mio cervello. Che mi ha reso così creativo, sensibile e per assurdo così razionale. Quello che é importante per me é che tutti voi che mi siete stati a fianco, non dimentichiate mai il fatto che io vi ho sempre semplicemente amato. Tutti. Belli e brutti. Buoni e cattivi. Fedeli e traditori. E che nulla é stato più importante per la mia ricerca della felicità che questo. L’avere attorno persone che vogliono essere amate. Niente altro é così gratificante.
 Grazie”.

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